Mons. Giovanni Ricchiuti, Arcivescovo di Acerenza, apre la Visita Pastorale

Pubblicato da Donato Pepe il 9 gennaio 2012

Sabato sette gennaio, in una solenne concelebrazione alla presente di tutti i sacerdoti diocesani e di rappresentanti di tutte le comunità parrocchiali della diocesi, S.E. Mons. Giovanni Ricchiuti ha annunciato l’apertura della Visita Pastorale.

Si tratta di una tradizione antichissima accolta nell’ordinamento canonico in occasione delConcilio di Trento al quale partecipò il Cardinale Michele Saraceno, Arcivescovo di Acerenza e Matera il quale, anticipando il dettato conciliare aveva realizzata la prima visita Pastorale documentata con protocollo e cerimoniale di cui ci è pervenuta tutta la documentazione pubblicata a stampa da Padre Antonio Grillo.

Mons. Giovanni Ricchiuti, apre l’editoriale di Orme di Speranza, con la preghiera: “Visita Signore il tuo popolo!” e pone sullo sfondo la drammaticità della storia degli uomini, così come la stiamo vivendo ai nostri giorni come il dramma dei popoli senza pace, degli operai senza lavoro, dei giovani senza speranza é il risultato dall’allontanamento di Dio dai nostri orizzonti culturali e dai nostri progetti di vita.

L’arcivescovo richiama ancora l’implorazione di Isaia “O cieli stillate rugiada: le nubi piovano il Giusto; si apra la terra e germogli il Salvatore” e la definisce “Preghiera potente, nell’immagine di un cielo pronto a dare acqua e di una terra pronta ad essere fecondata”.

La Visita Pastorale auspica il ritorno di Dio nei nostri orizzonti di vita. E’ Cristo che visita la sua Chiesa con l’amore dello Sposo che visita la sua Sposa per renderla feconda, prospera e gioiosa.

L’Esortazione Apostolica “Patores Gregis” di Giovanni Paolo II ci spiega come la fecondità, la prosperità, la gioia della Chiesa, sarà pienamente realizzata nella dimensione escatologica, ma come ci insegnava il nostro compianto Arcivescovo Mons. Giuseppe Vairo, la Chiesa del Sud in particolare deve preoccuparsi orientare il cammino degli uomini verso il cielo, orientando il cammino storico del popolo di Dio verso la pace e la giustizia sociale.

Concerto di capodanno del Concerto Bandistico “CittĂ  di Acerenza”

Pubblicato da Donato Pepe il 7 gennaio 2012


Accorato l’appello di Antonio Saluzzi, presidente del complesso bandistico “Città di Acerenza” . “E’ necessario sostenere il tessuto associativo della comunità di Acerenza perché la comunità stessa tende a disgregarsi, stretta com’è da una situazione di difficile crisi e da forti tensioni sociali. E’ necessario stringersi in particolare intorno a quelle associazioni che esprimono un forte impegno educativo. La musica ingentilisce l’anima e tende ad aggregare intorno ai valori più alti della persona.”

Parole sacrosante impregnate di saggezza antica ma anche di grande attualità tenuto conto delle difficoltà del momento presente. La banda cittadina è in grado di fare aggregazione andando anche oltre il nostro campanile. La sala ottagonale del “Centro Gala” non riusciva a contenere un numerosissimo pubblico accorso anche dai paesi limitrofi per il concerto di Capodanno. Intorno al Complesso bandistico si muove anche l’interesse di altre associazioni culturali presenti sul territorio come la Galleria “Porta Coeli” che ha offerto al complesso bandistico una borsa di studio per l’educazione musicale dei ragazzi.

Nel suo breve saluto, l’Arcivescovo Mons. Giovanni Ricchiuti, si è complimentato con la banda per la qualità dell’esecuzione dei brani proposti che implicano una lunga preparazione ed un impegno corale dei ragazzi, del Maestro Imperatore e degli organizzatori. Riprendendo l’invito del Presidente,ha sottolineato la valenza educativa della musica e del lavoro corale. Il Sindaco, dott.ssa Rossella Quinto si è detta fiduciosa per il futuro della nostra comunità perché il tessuto associativo è forte e sta facendo un lavoro prezioso ed efficace. Con questo auspicio, si è associata agli auguri porti dall’Arcivescovo augurando ai ragazzi, alle famiglie ed agli organizzatori un felice anno nuovo a nome della comunità di Acerenza.

Elena Monaco ha presentato il programma della serata che comprendeva l’esecuzione della Sivigliana di Adolfo di Zenzo, il Valzer brillante di Giuseppe Verdi, Two Dvorak in mi minore di Antonin Dvorak, Mission di Ennio Morricone, Celebration Fanfare di Francesco Cardaropoli, Happy Neuw Year del gruppo svedese Abba, Christmix di Susanne Welters, White Christmas di Irving Berlin, Do they know it’s Chistmas? di Bob geldof e Midge Ure, Oh Happy Day del gruppo degli Edwin Hawkins Singers.

Mons. Vairo Arcivescovo di Acerenza dal 1970 al 1979 in un libro di Edmondo Soave

Pubblicato da Donato Pepe il 2 gennaio 2012


Il giornalista Edmondo Soave, autore del libro “Mons. Giuseppe Vairo – Il sequestrato di Dio” rileva come nel periodo in cui il futuro vescovo si formava nei seminari di Cosenza e di Reggio Calabria: “c’era … una questione meridionale anche nella Chiesa.” Il clero, debole sotto il profilo culturale, non autonomo sotto il profilo economico, rimaneva in qualche modo impigliato nella tradizione della chiesa ricettizia asservita al nobilato locale.

Il giovane Vairo è formato alla fede ed all’impegno quotidiano nella famiglia. Il papà Francesco è un intraprendente artigiano che trasforma il suo laboratorio in una sana azienda produttiva. La mamma Adelina, sarta, contribuisce al bilancio della famiglia ma si dedica soprattutto alla formazione dei suoi quattro figli dei quali Peppino e Maria Rosaria scelgono l’opzione religiosa per il proprio progetto di vita.

Sotto il profilo formativo il giovane Vairo valorizza al meglio la tradizione della spiritualità meridionale, alla scuola di San Francesco di Paola. Sceglie la carità, l’umiltà e la povertà come criteri portanti della sua esperienza di vita e come criterio di riforma e di orientamento della chiesa del mezzogiorno per la quale anticipa profeticamente le indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II al quale partecipa offrendo apprezzati spunti di riflessione e di proposta.

Reagisce all’impostazione astratta e barocca della teologia legata al rigore formale delle enunciazioni più che alla necessità di offrire coerenti risposte alle domande della vita che emergevano in una società segnata da profonde contraddizioni e dalla ristagnazione economica.

Dotato di una intelligenza molto vivace, di una forte propensione alla curiosità intellettuale, che egli disciplina con rigore metodologico, Vairo affronta un autonomo percorso formativo migrando con la sua ricerca verso gli ambienti culturali più fecondi d’Europa, Francia, Belgio, Germania per attingere alle più avanzate impostazioni della Nouvelle Théologie.

Egli però rimane solidale con la sua gente di cui coglie le criticità senza rassegnazione, elegge la società meridionale come suo spazio di evangelizzazione e di impegno civile perché la cultura dell’iniziativa e dell’attenzione all’uomo alimenti la speranza di un futuro migliore.

Vairo crede che la Chiesa del Sud debba preoccuparsi di orientare il cammino degli uomini verso il cielo, ma anche il cammino storico del popolo di Dio. Perché ciò sia possibile egli ritiene necessario investire nella formazione dei sacerdoti perché siano superate nella chiesa l’individualismo, la litigiosità, la rassegnazione e la dipendenza dalle caste sociali dominanti. Una chiesa umile e povera, solidale al suo interno e libera da condizionamenti esterni saprà porsi come lievito perché si valorizzino al meglio attraverso il dialogo e l’iniziativa soggettiva le grandi potenzialità umane, ambientali e culturali del mezzogiorno d’Italia.

Questo libro mi è piaciuto soprattutto per gli scenari di riflessione e di impegno che apre rispetto alla relazione tra Chiesa e mezzogiorno.

Si dice che si stia aprendo il processo di beatificazione di Mons. Giuseppe Vairo. Personalmente penso che se egli potesse scegliere oggi tra due opzioni: vedere se stesso venerato come santo sugli altari o piuttosto vedere, come frutto del suo insegnamento, sacerdoti e laici solidalmente impegnati sotto il profilo educativo per dare alla società meridionale uomini nuovi per un mezzogiorno più libero, più solidale, più coerente con il Vangelo di Cristo; avendo avuto io il privilegio di conoscerlo, sono certo che Mons. Vairo sceglierebbe la seconda opzione. Penso infatti che sia necessario intensificare gli sforzi perché la prassi formativa nei seminari del mezzogiorno sia più aperta e lungimirante, e che siano più intense e sistematiche le opportunità di formazione teologica ed ecclesiologica per i laici impegnati affinché l’immagine della Chiesa esca dagli angusti spazi delle curie e delle sagrestie per andare missionaria nel mondo.

Qualcuno ha poi notato come nell’ampia bibliografia che si sta sviluppando intorno alla figura di Mons. Vairo la nostra diocesi risulti assente, sì l’ho notato e ne sono dispiaciuto, ma, sia chiaro, quello che mi preoccupa non è il silenzio su Acerenza, ma il silenzio di Acerenza. Le nostre comunità devono molto ai vescovi che nel tempo si sono avvicendati nella cura pastorale, abbiamo tante belle intelligenze sarebbe bello che qualcuno cominciasse a frequentare la biblioteca e l’archivio arcivescovile per scrivere qualche pagina di storia della nostra Chiesa.

Gran Concerto di Natale nella Cattedrale di Acerenza

Pubblicato da Donato Pepe il 2 gennaio 2012

Corale “Mons. L. Perosi” e Orchestra “Lucania Sinfonietta” di Pietragalla. Direttore M° Teodosio Bevilacqua

La corale “Mons. L. Perosi” ha ormai 20 anni di storia. “Eravamo in pochi all’inizio – mi ha confidato un componente – poi con impegno corale, ma soprattutto con gioia e passione siamo cresciuti sia sotto l’aspetto numerico che qualitativo grazie alla guida del M° Pino Cillis prima e Teodosio Bevilacqua poi. Abbiamo fatto esperienze indimenticabili Nella Basilica di San Pietro in Vaticano, nel Santuario di Pompei, nella Basilica di San Paolo fuori le mura in Roma, nella Basilica di San Pio a San Giovanni Rotondo, Nella Basilica Santa Maria degli Angeli in Assisi e in diverse altre basiliche vaticane”.
L’orchesta “Lucania Sinfonietta” è formata di 25 giovani professori d’orchestra e dai solisti Stefania Vietri (Soprano) e Luigi Vignozzi (Tenore). Si è esibita al Teatro Stabile di Potenza, al Maratea Scena 2011, al Film Festival 2011 di Bella. Il suo repertorio si rifa alla scuola napoletana prediligendo autori lucani allo scopo di rilanciare la nostra migliore tradizione musicale.

Il M° Teodosio Bevilacqua, l’animatore della Corale Polifonica e della Orchesta “Lucania Sinfonietta”, è diplomato in Organo e Composizione Organicistica presso il Conservatorio “G.da Venosa” di Potenza e in Composizione e Direzione d’Orchestra presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, è uno dei piĂą giovani talenti musicali della nostra regione, ha approfondito i suoi studi presso i piĂą prestigiosi atenei musicali italiani.

Nel programma della manifestazione figuravano la Messa n.2 in sol maggiore D167 per coro ed orchestra, La Sinfonia 29 di W.A.Mozart per sola orchestra, l’ Ave Verum Corpus di W.A. Mozart per coro ed orchestra, l’Adeste Fideles canto popolare per coro ed orchestra.

La manifestazione ha richiamato un folto ed attento pubblico che ha vissuto momenti di profondo coinvolgimentop emotivo insieme ai coristi, agli orchestrali ed al M° Bevilacqua.

Presentato a Genzano un nuovo libro di Vincenzo Guglielmucci

Pubblicato da Donato Pepe il 1 gennaio 2012

E’ stato presentato, nei giorni scorsi, presso il Liceo Scientifico di Genzano di Lucania, l’ultima fatica letteraria del Prof. Guglielmucci Vincenzo dal titolo “Patrioti e vicende brigantesche – Genzano di Basilicata nel Risorgimento” edito da Telemaco Edizioni.
Moderatore della manifestazione è stato il Preside Michele Marotta che ha aperto con un video di Bennato dedicato a Ninco Nanco.
Non facciamo nostro, ha detto il Preside, il punto di vista di Bennato, pensiamo che l’unitĂ  d’Italia sia un valore da custodire ed un obiettivo ancora da perseguire. Il sud ha dato patrioti e briganti è necessario un continuo e rigoroso approfondimento della nostra storia locale per comprenderne le dinamiche e le aspirazioni. In questa cornice si colloca la manifestazione di questa sera con la presentazione di un nuovo lavoro del prof. Guglielmucci.

L’Assessore alla cultura Antonella Di Stasi porta il saluto dell’Amministrazione Comunale e plaude all’impegno con cui il Liceo scientifico e la Scuola tutta di Genzano concorre a sviluppare nei giovani una consapevolezza civile a partire dagli ineludibili valori di cui il Risorgimento italiano è portatore.

Il prof. Andrea Guerriero ha posto in evidenza il difficile rapporto tra le giovani generazioni e i valori portanti della democrazia e dello stato. Nella storia d’Italia non c’è mai stata una generazione di giovani studenti che potesse dirsi felice ma abbiamo assistito comunque ad una costante presenza di giovani impegnati nelle diverse epoche storiche a chiedere o impegnarsi direttamente in vista della realizzazione di una societĂ  piĂą giusta. E’ accaduto recentemente nel 68 ed accadde anche nei fermenti sociali del periodo risorgimentale per la costruzione dell’unitĂ  d’Italia.
Questo libro del collega prof. Guglielmucci è particolarmente prezioso perchè documenta la partecipazione di Genzano a tutte le vicende che portarono all’unitĂ  d’Italia, A Genzano si era formata anche una societĂ  segreta locale “SocietĂ  Cristiana” oltre agli iscritti alla Giovane Italia di rilievo Nazionale. Ci furono anche alcuni che si dettero al brigantaggio. Il libro documenta anche la morte sul nostro territorio di tre carabinieri che caddero in una imboscata dei briganti capeggiati da Ninco Nanco. Sono giovani provenienti da altre regioni che hanno pagato con la loro vita qui da noi il loro sogno di vedere l’Italia unita e libera.

Inoltre ha preso la parola l’editore il quale ha detto che la Casa Editrice Telemaco si propone di evitare che i nostri giovani si allontanino dalla propria terra alla ricerca del padre. I nostri giovani come Telemaco avvertono il bisogno di ristabilire la loro dignitĂ  di figli della propria terra che come Penelope è insidiata dai Proci (la mala vita organizzata, la politica collusa, la burocrazia oziosa) ed è costretta a tessere la tela del proprio sviluppo di giorno e disfarla la notte. Questa situazione di sudditanza è anche dovuta al fatto che molta storia che oggi consumiamo nelle nostre liturgie formative non è stata scritta da noi . Oggi infatti il mezzogiorno ha ridotto al silenzio i nostri padri nel senso che non sono piĂą loro la fonte delle nostre conoscenze. Sono quindi allevati da una cultura che non li ama abbastanza e per questo sono orfani destinati a girovagare per il mondo alla ricerca di una identitĂ  smarrita.

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