Spinoso in scena al teatro Stabile di Potenza.

Pubblicato da Donato Pepe il 26 gennaio 2009

spinoso7

Ama ritruĂ  a via vecchie … Nun ama scurdĂ  ravè a memoria … e ravè fiducia ra parola antica. … Ripigliami a vie.
In queste poche battute in dialetto spinosese la sintesi di questo eccellente spettacolo messo in scena dalla Compagnia Teatro Popolare “Don Egidio Guerriero” di Spinoso per la regia di Mario Labanca.

Lo spettacolo si snoda su un duplice binario, la memoria della gente semplice, fatta di nostalgia, di ricordi di vita vissuta nei vicoli e nelle case dei nostri paesi, e quella codificata nella grande storia, fatta di guerre, di tensioni sociali, di enunciati ampollosi e programmi politici altisonanti, una storia che non conosce la povera gente, non conosce le esperienze di vita dei tanti Antonio, Nicola, Maria, che si sono avvicendati nel tempo ad animare le case e vicoli dei nostri paesi.

Nella finzione scenica queste storie si incontrano e c’è un tentativo di dialogo fra loro. Un momento di alto lirismo si ha quando i paesani scoprono che il loro dialetto è inidoneo a dialogare con la storia e fanno un grande e improduttivo sforzo per usare la lingua ufficiale di questa entitĂ  a loro sconosciuta che non muove la bocca quando parla. E’ lo stupore di una anima fortemente ancorata alla vita, centrata sulla oralitĂ  e sulla essenzialitĂ  della parola nell’impatto con la civiltĂ  dei linguaggi formali che non parlano d’amore nè della fatica del vivere ma dei contorti ed incomprensibili percorsi di morte, guerre, attentati, e che riescono ad assaporare e condividere una gioia esplosiva ma insipida solo dopo una partita di calcio che ci laurea campioni del mondo.

Antonio è severo con questo tipo diciviltà. Non importa che la memoria dei poveri sia amara e sia stata da sempre caratterizzata dalla fame, un tempo fame di pane che nei campi si condiva di erbe amare. Ora però si sperimenta un nuovo profondo bisogno, una fame di identità, fame di certezze perchè nel cammino della vita si deve sempre sapere ciò che non si deve fare e ciò che non si può fare. Ora la sofferenza si fa lancinante nella solitudine dei centri storici abbandonati, fame di presenze perchè i nostri giovani abbalucinati dalle luci dei fantasmagorici scenari delle metropoli lasciano le nostre comunità alla ricerca di illusori paradisi nei quali poi spesso intristiscono e si disorientano.

E allora questo è l’accorato appello: “Riprendiamo la strada”. Basta seguire l’antico sentiero, percorrere fino in fondo gli itinerari della memoria ed avere fiducia nella parola colta sulla bocca di persone autentiche, lasciarsi trasportare dal ritmo di un ballo e di un antico canto.

Sarebbe interessante conoscere da vicino questa compagnia che si muove in maniera egregia anche e soprattutto fuori scena. Capita spesso l’intreccio sul palco di nonni, padri, mamme, figli e nipoti che ritrovano nella recitazione un’unica comunione di intenti. E lo fanno nella consapevolezza che solo lavorando con le nuove generazioni si può avere una giusta consapevolezza del passato come presupposto per la costruzione di un futuro migliore.

spinoso8spinoso6spinoso5spinoso4spinoso3spinoso2spinoso11

Un piatto di LA’GHN’ CHIAPPO’UT e tanti auguri da Michele Di Pietro.

Pubblicato da Donato Pepe il 25 dicembre 2008

E’ Natale. Nel porgere i migliori auguri a tutti i visitatori del blog, gradirei offrire, seppure in modo simbolico, un buon piatto di LA’GHN’ CHIAPPO’UT.

lagana-1

Ingredienti: farina di grano duro; acqua; mollica di pane; olio; noci e mandorle abbrustolite e macinate grossolanamente; uva sultanina: cannella in stecche; vino cotto (abbondante).

Attrezzi:
spianatoia (la sc-canatùr) ; piatto di portata(la spàs’); raschietto (la rasùl’); matterello (u’ laghnatòur); teglia (la sartàsc’n’); rotella (la rutèdd).

PROCEDIMENTO

lagana-2

Impastare la farina di grano duro con acqua tiepida. Formare un panetto morbido.

lagana-31

Spianare il panetto con il matterello fino a formare un disco di pasta sottile qualche millimetro.

lagana-41

Tagliare la pasta con la rotella facendo delle strisce lunghe , larghe circa 2 cm.

lagana-52

Intanto far riscaldare in una teglia l’olio (q.b.). Versare nell’olio la mollica, il trito di frutta secca e l’uva sultanina. Far rosolare per pochi minuti mescolando continuamente. Versare, poi, parte di questo contenuto nella “spàs’”, ammorbidendolo con il vino cotto.

lagana-61

Calare la pasta nell’acqua bollente; appena viene a galla, scolarla e versarla nella “spàs’ “.

lagana-72

Aggiungere tanto vino cotto, il resto del trito ed amalgamare bene il tutto.

lagana-81

…. e adesso ancora auguri, buon appetito e…. un “bravo” alla cuoca, Titina, e alla sua apprendista, Alfonsina!

lagana-91

Michele

Buon Natale da Acerenza.info

Pubblicato da Donato Pepe il 24 dicembre 2008
Immagine anteprima YouTube

Li pagliar lu preut brott, i trulli di Acerenza.

Pubblicato da Donato Pepe il 20 dicembre 2008

trulli_8
Il geometra Gaetano Tiri, originario di Acerenza e residente a Oppido, ha giĂ  interagito con il nostro blog quando, nello scorso settembre, ci informò della caduta della quercia secolare bruciata in contrada Pescarella. Ama la campagna e la percorre in lungo e in largo armato di macchina fotografica e bloccheto per gli appunti. Si interessa di edilizia rurale e di piante arboree; ha pubblicato, con il patrocinio della Banca di Credito Cooperativo di Oppido, due preziosi volumetti: “Le pietre parlano” e “Le Pietre e gli alberi parlano” dove da conto dei risultati delle sue ricerche.

Ho avuto il piacere di incontrarlo e di raccogliere la sua disponibilità per la rilevazione, lo studio e la documentazione delle strutture tipiche della cultura contadina, pozzi, fontane tipiche, masserie, casini, e ricoveri precari, nonchè alberi di pregio ed alberi padri presenti sul territorio.

Il primo servizio che abbiamo il piacere di pubblicare su Wiki riguarda “Li pagliar lu preut brott”. Una struttura di grande suggestione e per molti aspetti misteriosa. Suggestiva perchè ripete la tiologia costruttiva dei trulli pugliesi, misteriosa perchĂ© si racconta che vi si fosse rifugiato, come eremita, un sacerdote brott perchè dissidente, ma sulla vicenda non siamo riusciti a raccogliere precise notizie. Chiediamo aiuto ai lettori.

tiri

I falò della vigilia dell’Immacolata.

Pubblicato da Donato Pepe il 7 dicembre 2008

Anche quest’anno alla vigilia dell’Immmacolata ad Acerenza si sono accesi i falò, come nella antiche feste contadine. I vecchi dicono che il fuoco è sacro, fa famiglia acceso la sera sul focolare, fa comunitĂ  acceso di notte nello slargo dove i vicini vivono i loro affanni quotidiani.

Mi viene in mente quel libro di Cesare Pavese: “La luna e i falò” dove il protagonista dopo aver girovagato per il mondo si accorge di avere sempre portato dentro di sè il tenero ricordo del suo luogo natio e comprende quanto sia importante avere un paese, una casa, una cerchia di amici intorno a cui si raggrumi tutto il senso di una vita.

Ho pensato allora di dedicare questo post a tutti gli acheruntini che nel tempo sono partiti. Hanno lasciato un incolmabile vuoto in questi vicoli, in queste case chiuse che ancora non riescono ad elaborare il lutto e sembrano in paziente attesa.

Accanto al fuoco in questa fredda notte d’inverno ci sono i panzerotti caldi e le castagne sono giĂ  sotto la cenere per voi.

« Pagina precedente - Pagina successiva »

Cerca articoli


Contatti

Per informazioni, proposte e suggerimenti inviaci un'email all'indirizzo:
blog@acerenza.info

Mappa Acerenza

Supporta Acerenza.info

Archivio

Categorie

Google Links