
Il grande oratore e filosofo romano Cicerone la sapeva lunga anche in fatto di gusto, infatti, è risaputo, che si faceva inviare dai suoi amici lucani la salsiccia locale. E, come lui, in molti, già ai tempi dell’Antica Roma, apprezzavano la salsiccia lucana che era utilizzata, in sostituzione dei sesterzi, per pagare il dazio ai Romani. Da allora, nonostante i secoli trascorsi, la ricetta di preparazione di tale tipo di salume è rimasta, in vari paesi della Basilicata, pressoché inalterata, soprattutto a Cancellara, dove la salsiccia si distingue per un sapore unico che nasce da una sapiente miscela di selezione delle carni, dosaggio del sale, del finocchietto e del peperone (dolce o piccante a seconda delle preferenze), nonché dalla scelta del luogo idoneo al processo di stagionatura.
Al fine di sponsorizzare tale prodotto tipico, che si è, ormai, guadagnato la citazione nell’Arca del Gusto della Fondazione Slow Food per la Biodiversità , è stato promosso nelle giornate del 12 e 13 settembre 2009 il primo Salsiccia Festival, evento unico nel suo genere, volto a creare “una sorta di incontro multidisciplinare con la salsiccia in maniera assolutamente inedita”, come afferma il sindaco di Cancellara, Antonio Lo Re. Grazie all’impegno di quest’ultimo, nonché di dipendenti comunali, di volontari, ristoratori, commercianti e dell’Associazione “Identità Lucana”, è stato possibile organizzare tale evento che ha riscontrato un vasto apprezzamento da parte della popolazione locale e dei turisti, accorsi numerosi.
Ricco e variegato il programma delle due giornate che ha previsto durante la mattinata e il pomeriggio visite guidate del paese-tra castelli e case della salsiccia, laboratori sulla produzione di tale alimento e lezioni magistrali. Queste ultime sono state tenute da Maria Giuliani, presidente dell’associazione ArteGusto e hanno saputo suscitare un grande interesse da parte del pubblico. Inoltre, durante il corso di questo week end all’insegna della cultura e del gusto, è stato allestito un piccolo set per il “Ciak Salsiccia†che ha consentito ai visitatori di narrare storie e aneddoti inerenti sempre alla salsiccia e alla sua lunga tradizione.
Inoltre, come previsto dal programma del Festival, è stata aperta nei locali comunali la mostra fotografica “Quando il maiale costruisce comunità â€, gestita e curata dal Comune di Cancellara con la collaborazione di Vincenzo Mancazzo. La mostra comprendeva una sezione dedicata esclusivamente alle fotografie più o meno recenti sul tema e un’altra sui riferimenti e le curiosità sulla salsiccia e il maiale nella storia, nella letteratura e nell’arte. Infine è stata allestita un’apposita saletta per la visione di un breve documentario girato dal regista Cesare Ferzi sui segreti della produzione della salsiccia cancellarese che, come viene sottolineato, costituisce, ormai da generazioni, un rito profano che coinvolge parenti e amici.
Ovviamente, come in ogni festival culinario che si rispetti, il palato dei golosi turisti è stato ampiamente soddisfatto, infatti, sia il 12 che il 13 settembre è stato possibile gustare la salsiccia locale nelle varie macellerie del paese, oltre che per pranzo e per cena presso i ristoranti cancellaresi dove sono stati proposti prelibati menù che hanno unito antica tradizione e sapiente arte di fantasia culinaria.
La salsiccia, protagonista assoluta dell’evento, nonché uno fra i migliori prodotti agro-artigianali d’Italia, è stata, come facilmente prevedibile, largamente apprezzata al punto che, già prima dello scoccare della mezzanotte della prima serata, era andata letteralmente a ruba.
Gli appuntamenti serali di intrattenimento hanno conciliato gusti diversi: infatti,durante il corso della prima serata, mentre in Piazza Sedile l’esibizione del recital comico musicale “Piume, lustrini e satira†di Lucio Bastolla faceva divertire molti, in via Vittorio Emanuele III° gli amanti della musica e della danza si dilettavano sulle note del trio “LatinLiscio†che si è esibito anche il giorno dopo con pari successo. Varie le sorprese culinarie, fra cui un vassoio, o, per usare il termine dialettale “una spasetta†di frittelle dolci, tipiche del periodo natalizio (le “scurpeddâ€), distribuito gratuitamente da “Mariannaâ€, una delle macellerie del paese.
La sera del 13 settembre le note del “Marco Smiles Jazz Quartet†hanno intrattenuto il pubblico in Piazza Sedile, a partire dalle ore 21.00 circa.
Insomma un appuntamento da ripetersi sicuramente, almeno stando al successo riscontrato, che ha saputo far conoscere l’antica arte della produzione della salsiccia soprattutto ad un pubblico di giovani e di bambini che sono stati particolarmente incuriositi da un maialino esposto in Piazza Sedile. E’, in effetti, da tale animale, apprezzato e screditato alternativamente a seconda dei momenti storici e delle varie culture, che tutto ha origine. Un suino che pare essere stato allevato, inizialmente, in Cina e, diffusosi, in un secondo tempo, in Europa si è rivelato indispensabile per il sostentamento di generazioni di contadini e allevatori. Infatti, come ben sanno i cancellaresi, ogni singola parte del maiale viene utilizzata; a tal proposito, è bene ricordare un passo tratto da un anonimo del IV° secolo in cui si descrive con ironia amara e comicità il testamento di tale suino: “Del mio corpo lascerò le setole ai calzolai, le mascelle ai rissosi, le orecchie ai sordi, la lingua agli avvocati e ai ciarlatani, le budella ai salsicciai, le cosce ai salumai, i rognoni alle donne, la vescica ai fanciulli, i calcagni ai corridori e ai cacciatori, le unghia ai ladriâ€.
In attesa che la salsiccia cancellarese ottenga la denominazione di origine protetta ed un marchio specifico, non resta che continuare a gustarla in tutte le salse!
Giovanna Pietragalla