Il nibbio, uno dei più antichi elementi che caratterizzano l’identità di Acerenza.

Orazio vide l’antica Acheruntia elevata come un nido d’aquila. Evidentemente era rimasto affascinato dal volo maestoso dei rapaci che allora come oggi solcano il cielo di Acerenza.
Il nibbio, la roccia, le poderose secolari querce, i cosiddetti alberi padre, richiamano l’antichissimo mito cosmognotico dei popoli del Nord Europa che passarono di qui lasciando tracce indelebili della loro civiltà e del loro immaginario.
La nostra poderosa quercia secolare, come il loro frassino affonda le sue radici nelle viscere della terra fino a raggiungere l’acqua del fiume dei morti. L’etimo del toponimo “Acheruntia” (poi “Acerenza”) richiama la radice greca Axeron talchè, secondo Fenelon, Telemaco sarebbe entrato in una caverna alle pendici di Acerenza per accedere al regno dei morti alla ricerca del padre. I poderosi rami della quercia reggono il cielo. Ai suoi piedi striscia il serpente che rappresenta il male mentre sui rami più alti nidifica il Nibbio che, come l’aquila dei rilievi nordici, è in eterna lotta con il serpente.
Così l’antica Acheruntia era terra sacra, vi si ergeva il tempio dedicato ad Ercole Acherontino, il mitico eroe la cui umanità si eleva a tale mitica forza da attingere alla divinità . Tema ricorrente infatti nella cultura classica era l’elevazione della forza e del valore dell’uomo che osa sfidare gli inferi, il fiume dei morti, per risalire in alto fino all’Olimpo degli dei.
Anche la nuova Acerenza è terra sacra, da quando nell’alto medioevo, a segnare la definitiva vittoria della rivoluzione cluniacense l’abate Arnaldo, proveniente da Cluny, eresse qui la maestosa Cattedrale dedicata all’Assunta.
La Vergine Maria infatti, evocata nell’immagine dell’aquila dei miti del Nord Europa, schiaccia il capo al serpente e rappresenta la definitiva vittoria del Bene sul Male.
Così il volo del nibbio sui cieli di Acerenza ci appare elemento di cerniera tra la spiritualità moderna ed i miti della sacralità antica, tra i popoli del Mediterraneo con la loro cultura che affonda le radici nella cultura classica greco-romana ed i popoli del nord Europa che lasciarono qui tracce indelebili della loro cultura e del loro immaginario.

Ringrazio Giuseppe Lo Russo per le foto che documentano la presenza del nibbio e il suo habitat sul nostro territorio. Si noti in particolare il biancone altrimenti detta aquila dei serpenti fotografata sulla diga nel 2007, lo stesso rapace è stato più volte avvistato anche recentemente.
Per gli amanti della fauna avicola riportiamo alcune immagini di altre specie fotografate sul nostro territorio.





























