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	<title>blog.acerenza.info &#187; Storia</title>
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	<description>attualità e informazione territoriale</description>
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		<title>Mons. Vairo Arcivescovo di Acerenza dal 1970 al 1979 in un libro di Edmondo Soave</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 20:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giornalista Edmondo Soave, autore del libro “Mons. Giuseppe Vairo &#8211; Il sequestrato di Dio” rileva come nel periodo in cui il futuro vescovo si formava nei seminari di Cosenza e di Reggio Calabria: “c’era … una questione meridionale anche nella Chiesa.” Il clero, debole sotto il profilo culturale, non autonomo sotto il profilo economico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/Vairo-005.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/Vairo-005-171x300.jpg" alt="" title="Vairo-005" width="171" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-8472 colorbox-8470" /></a><br />
Il giornalista Edmondo Soave, autore del libro “Mons. Giuseppe Vairo &#8211; Il sequestrato di Dio” rileva come nel periodo in cui il futuro vescovo si formava nei seminari di Cosenza e di Reggio Calabria: “c’era … una questione meridionale anche nella Chiesa.”  Il clero, debole sotto il profilo culturale, non autonomo sotto il profilo economico, rimaneva in qualche modo impigliato nella tradizione della chiesa ricettizia asservita al nobilato locale.  </p>
<p>Il giovane Vairo è formato alla fede ed all’impegno quotidiano nella famiglia. Il papà Francesco è un intraprendente artigiano che trasforma il suo laboratorio in una sana azienda produttiva. La mamma Adelina, sarta, contribuisce al bilancio della famiglia ma si dedica soprattutto alla formazione dei suoi quattro figli dei quali Peppino e Maria Rosaria scelgono l’opzione religiosa per il proprio progetto di vita.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/Vairo-008.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/Vairo-008-168x300.jpg" alt="" title="Vairo-008" width="168" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-8476 colorbox-8470" /></a><br />
Sotto il profilo formativo il giovane Vairo valorizza al meglio la tradizione della spiritualità meridionale, alla scuola di San Francesco di Paola. Sceglie la carità, l’umiltà e la povertà come criteri portanti della sua esperienza di vita e come criterio di riforma e di orientamento della chiesa del mezzogiorno per la quale anticipa profeticamente le indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II al quale partecipa offrendo apprezzati spunti di riflessione e di proposta.</p>
<p>Reagisce all’impostazione astratta e barocca della teologia legata al rigore formale delle enunciazioni più che alla necessità di offrire coerenti risposte alle domande della vita che emergevano in una società segnata da profonde contraddizioni e dalla ristagnazione economica.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/v011.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/v011-300x199.jpg" alt="" title="v01" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-8477 colorbox-8470" /></a><br />
Dotato di una intelligenza molto vivace, di una forte propensione alla curiosità intellettuale, che egli disciplina con rigore metodologico, Vairo affronta un autonomo percorso formativo migrando con la sua ricerca verso gli ambienti culturali più fecondi d’Europa, Francia, Belgio, Germania per attingere alle più avanzate impostazioni della Nouvelle Théologie.</p>
<p>Egli però rimane solidale con la sua gente di cui coglie le criticità senza rassegnazione, elegge la società meridionale come suo spazio di evangelizzazione e di impegno civile  perché la cultura dell’iniziativa e dell’attenzione all’uomo alimenti  la speranza di un futuro migliore.</p>
<p>Vairo crede che la Chiesa del Sud debba preoccuparsi di orientare il cammino degli uomini verso il cielo, ma anche il cammino storico del popolo di Dio. Perché ciò sia possibile egli ritiene necessario investire nella formazione dei sacerdoti perché siano superate nella chiesa l’individualismo, la litigiosità, la rassegnazione e la dipendenza dalle caste sociali dominanti. Una chiesa umile e povera, solidale al suo interno e libera da condizionamenti esterni saprà porsi come lievito perché si valorizzino al meglio attraverso il dialogo e l’iniziativa soggettiva le grandi potenzialità umane, ambientali e culturali del mezzogiorno d’Italia.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/v02.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/v02-300x199.jpg" alt="" title="v02" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-8480 colorbox-8470" /></a><br />
Questo libro mi è piaciuto soprattutto per gli scenari di riflessione e di impegno che apre rispetto alla relazione tra Chiesa e mezzogiorno. </p>
<p>Si dice che si stia aprendo il processo di beatificazione di Mons. Giuseppe Vairo. Personalmente penso che se egli potesse scegliere oggi tra due opzioni: vedere se stesso venerato come santo sugli altari o piuttosto vedere, come frutto del suo insegnamento, sacerdoti e laici solidalmente impegnati sotto il profilo educativo per dare alla società meridionale uomini nuovi per un mezzogiorno più libero, più solidale, più coerente con il Vangelo di Cristo; avendo avuto io il privilegio di conoscerlo, sono certo che Mons. Vairo sceglierebbe la seconda opzione. Penso infatti che sia necessario intensificare gli sforzi perché la prassi formativa nei seminari del mezzogiorno sia più aperta e lungimirante, e che siano più intense e sistematiche le opportunità di  formazione teologica ed ecclesiologica per i laici impegnati affinché l’immagine della Chiesa esca dagli angusti spazi delle curie e delle sagrestie per andare missionaria nel mondo.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/v03.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/v03-300x199.jpg" alt="" title="v03" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-8481 colorbox-8470" /></a><br />
Qualcuno ha poi notato come nell’ampia bibliografia che si sta sviluppando intorno alla figura di Mons. Vairo la nostra diocesi risulti assente, sì l’ho notato e ne sono dispiaciuto, ma, sia chiaro, quello che mi preoccupa non è il silenzio su Acerenza, ma il silenzio di Acerenza. Le nostre comunità devono molto ai vescovi che nel tempo si sono avvicendati nella cura pastorale, abbiamo tante belle intelligenze sarebbe bello che qualcuno cominciasse a frequentare la biblioteca e l’archivio arcivescovile per scrivere qualche pagina di storia della nostra Chiesa. </p>
<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/v04.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2012/01/v04-300x199.jpg" alt="" title="v04" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-8482 colorbox-8470" /></a></p>
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		<title>&#8220;Ogni ulteriore cambiamento non può che andare verso il peggio&#8221; Leon Battista Alberti</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 17:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[In una bellissima piazza di Mantova fu intervistato per il programma “Incontri” di RaiTre il sociologo di origini polacche Zygmunt Bauman sul tema dell’ideale di perfezione. Prese ad esempio la città dei Gonzaga come di un documento vivo molto potente dell’ideale dialettico di perfezione. “L’ideale di perfezione è sempre davanti a noi di centimetri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/acercatt04.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/acercatt04-225x300.jpg" alt="" title="acercatt04" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-8002 colorbox-7997" /></a></p>
<p>In una bellissima piazza di Mantova fu intervistato per il programma “Incontri” di RaiTre il sociologo di origini polacche Zygmunt Bauman sul tema dell’ideale di perfezione. Prese ad esempio la città dei Gonzaga come di un documento vivo molto potente dell’ideale dialettico di perfezione. “L’ideale di perfezione è sempre davanti a noi di centimetri e chilometri; avere davanti questa prospettiva è una benedizione è il sogno di una possibilità di riconciliare le contraddizioni, di avere una perfetta coesione una perfetta coerenza una totalità, una condizione in cui diceva Leon Battista Alberti “ogni ulteriore cambiamento non può che andare verso il peggio”.</p>
<p>………… : e purtroppo negli ultimi tempi lo possiamo dire di alcune scelte fatte ad Acerenza. Di una Acerenza  ferita, squarciata nei suoi tratti distintivi, nel suo ventre medievale.<br />
Niente, e sottolineo niente, è stato fatto come la tradizione della nostra città ci indicava. Alcuni anni fa regalai a Don Mario Festa una pubblicazione della Regione Basilicata frutto di un corso di formazione. Vi era una foto molto vecchia di Acerenza, inedita, almeno per noi acheruntini che testimoniava  lo scatto antecedente al 1903/04 prima quindi della posa del basolato, tanto che nella foto era evidente  un misto tra roccia e ciottolato.<br />
Le pavimentazioni, sono il tema di questo intervento; il glorioso basolato trasportato al cimitero senza un degno funerale e ancora peggio senza motivo, forse per il capriccio o l’inconsapevolezza di chissà chi, e quello nuovo, posato nella cattedrale, come in una semplice e qualsiasi tavernetta.  Mi sorge il dubbio che queste scelte abbiano un solo padre, e che i cittadini acheruntini non siano stati ascoltati e Il risultato è sotto gli occhi di tutti.<br />
Le domande sono due, la prima: come abbiamo potuto disfarci di  una pietra simile a quella che abbiamo calcato per più di un secolo?  La seconda:come si è potuto montare quel pavimento in cattedrale? Ho scelto questo tema perché un impianto urbanistico come il nostro che già esprime una sua potenza, non ha bisogno di sconvolgimenti ma di conservazione, ecco quindi che “ogni ulteriore cambiamento non può che volgere al peggio” In Italia per fortuna ci sono esempi di straordinaria conservazione. Se non sbaglio ogni anno in occasione del Palio di Siena  la pavimentazione di Piazza del Campo viene smontata numerata, e rimontata; e ancora la meravigliosa piazza di Vigevano è composta nella parte centrale da un pavimento fatto in acciottolato e con una manutenzione giornaliera con terra e non cemento viene conservata nel tempo e noi invece?<br />
E’ vero che il basolato delle vie cittadine nel corso degli anni ha subito grossi danni dai vari lavori eseguiti, ultimo è stato il riposamento in seguito alla costruzione della rete del gas-metano e, danno ulteriore, in alcuni punti non fu posato a regola d’arte. In quei lavori però ci fu una inequivocabile scelta primaria e cioè che ogni basola avrebbe dovuto essere rimessa nello stesso punto da cui era stata tolta. Quella scelta in un contesto come il nostro dove la conservazione dell’ ambiente naturale è la sola vera ricchezza, va ora letta nella dimensione estetica dei beni da preservare alle generazioni future. – Tempo fa scrissi sempre su questo blog un appassionato articolo sulla difesa della verginità del nostro ambiente naturale contro un possibile-probabile sviluppo selvaggio dei parchi eolici in Basilicata. Argomento trattato nel libro -Filosofia del Paesaggio- di Paolo D’Angelo che nel capitolo secondo, si occupa della Geofilmica, ovvero : che cosa può fare il cinema per il paesaggio? Mi chiedo, se i Sassi di Matera fossero stati stravolti nel loro originario impianto urbanistico e addobbati con luci per esempio sotto il piano della pavimentazione stradale, o chissà cos’altro, avrebbero girato La Passione?   Andiamo a vedere i dati delle presenze dei turisti in Basilicata e vediamo dove vanno e se si fermano, quei dati ci diranno che Matera è la porta di ingresso ma anche quella di uscita e che avendo conservato l’unica ricchezza di cui disponeva, una volta proiettata su scala mondiale, ha ottenuto successo, fama ed economia.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/farmacia.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/farmacia-247x300.gif" alt="" title="farmacia" width="247" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-8001 colorbox-7997" /></a></p>
<p> Allora mi chiedo:</p>
<p>1 Ma non sarebbe stato meglio sostituire solo i cubetti di quella parte    interessata di Via Vittorio Veneto?</p>
<p>2 Perché fu montato il nuovo basolato in Piazza Gliinni? Per dare continuità con Via Vittorio Veneto? Se così è, è stata data discontinuità con Via Regina Elena che monta il vecchio basolato e con Piazza Gianturco che monta il nuovo e che se sarà montato solo il pavimento sarà un miracolo perché sento strane voci di luci ed altro.</p>
<p>3 In Via Umberto I non ci doveva essere una accurata selezione delle basole smontate? Non si poteva (certo che si può ancora) fare meno abuso di cemento? Avrebbero dovuto rimontarle su terra, e questo è un altro orrore.</p>
<p>5 E se modifiche non ce ne saranno come faremo a sopportare lo scempio che si presenta davanti ai nostri occhi? A tale proposito mi domando:quel povero fontanino dietro la cattedrale aveva mica fatto del male a qualcuno per averlo ridotto a quelle dimensioni con il  riquadro rimontato storto .</p>
<p>6 Chi ridarà agli acheruntini ciò che  è stato levato e cioè un testimone della propria storia?</p>
<p>E’ vero che dal dopoguerra in poi, complice il crescente tenore di vita è stato fatto ogni tipo di abuso al patrimonio edilizio tradizionale. Là  dove c’erano le scale in pietra  in tanti casi furono montati i peggiori marmi tanto per fare un esempio, e i più terribili infissi anticorodal. Ora però che da alcuni anni a questa parte cresce sempre di più la cultura della conservazione, ora che si parla di turismo sostenibile e difesa dell’ambiente, miniamo alla base queste idee con delle scelte inopportune? Questo mio intervento vuole solo ed esclusivamente  avviare un dibattito sull’argomento,  senza  farne una polemica di destra o di sinistra, c’è infatti qualcosa di molto più importante di queste visioni di parte e cioé l’integrità dell’impianto architettonico acheruntino.</p>
<p>L’altra pavimentazione su cui vorrei attirare l’attenzione è quello della cattedrale. E’ infatti noto a tutti che è stato cambiato e c’è stata anche una cerimonia di inaugurazione ma mi chiedo: se quello che c’era non andava bene e quello di prima  lo stesso, perché ne hanno montato un altro che non è all’altezza del monumento? La dimensione ed il montaggio (da tavernetta) sono umilianti per la cattedrale,  “per questa perla nel mediterraneo” come la definì negli anni novanta Cosimo Damiano Fonseca. Questo ha deciso l’organo preposto cioè la Soprintendenza? Anche nella cattedrale di Melfi sono stati fatti interventi di dubbio gusto come ad es. le pareti dipinte di un rosa più adatto ad una camera da letto che ad un antico edificio. Per avere un parere terzo aspettiamo qualche visitatore con guida come spesso ne vediamo che conosce meglio di molti di noi la storia dei nostri luoghi e chiediamogli che cosa ne pensa.<br />
<strong>Giuseppe Caramuta.</strong><br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/FILE535.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/FILE535-211x300.jpg" alt="" title="FILE535" width="211" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-8004 colorbox-7997" /></a></p>
<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/DSCN19942301DSCN1994.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/DSCN19942301DSCN1994-150x150.jpg" alt="" title="DSCN19942301DSCN1994" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-8008 colorbox-7997" /></a><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/DSCN39284747DSCN3928.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/DSCN39284747DSCN3928-150x150.jpg" alt="" title="DSCN39284747DSCN3928" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-8006 colorbox-7997" /></a><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/DSCN53865965DSCN5386.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/DSCN53865965DSCN5386-150x150.jpg" alt="" title="DSCN53865965DSCN5386" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-8005 colorbox-7997" /></a><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/vigevano.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/06/vigevano-150x150.jpg" alt="" title="vigevano" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-8003 colorbox-7997" /></a></p>
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		<title>Don Michele Gala e la chiesetta di San Vincenzo</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 18:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mese di maggio, di colpo, la graziosa chiesetta gentilizia di San Vincenzo ( Sam’nginz’ ) si rianimava: l’insistente, sottile e caratteristico suono della campanella annunciava l’arrivo della “novena alla Madonna”. Ma già qualche giorno prima, però, Don Michele Gala dalla sua finestra avvisava mia madre dell’imminente avvio delle celebrazioni, invitandola a mandargli “ Caniucc’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/05/don-Michele-Gala.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/05/don-Michele-Gala-206x300.jpg" alt="" title="don Michele Gala" width="206" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7834 colorbox-7832" /></a></p>
<p>Nel mese di maggio, di colpo, la graziosa chiesetta gentilizia di San Vincenzo ( Sam’nginz’ ) si rianimava: l’insistente, sottile e caratteristico suono della campanella annunciava l’arrivo della “novena alla Madonna”.<br />
Ma già qualche giorno prima, però, Don Michele Gala dalla sua finestra avvisava mia madre dell’imminente avvio delle celebrazioni, invitandola a mandargli “ Caniucc’ “, mio fratello Canio, chierichetto prediletto dell’Arciprete, per impartirgli le necessarie istruzioni.<br />
E così, per alcuni giorni, nella chiesa di San Vincenzo alla messa mattutina si aggiungevano le celebrazioni pomeridiane della novena alla Madonna.</p>
<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/05/2007-22-09-S.Vincenzo.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/05/2007-22-09-S.Vincenzo-300x225.jpg" alt="" title="2007-22-09 S.Vincenzo" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-7835 colorbox-7832" /></a></p>
<p>In anticipo sull’inizio della liturgia del mattino, il vibrante e veloce suono della campanella della chiesetta svegliava noi bambini della zona, ancora profondamente assopiti prima di affrontare le quotidiane fatiche della giornata scolastica. Svegliarsi all’improvviso mi faceva sobbalzare. Ma subito dopo giungeva piacevole il forte garrito delle numerosi rondini che già si rincorrevano nel nostro limpido cielo, sfrecciando velocissime ed esibendosi in virate spericolate. E questo rendeva piacevole l’inizio della mia giornata.<br />
D’un tratto, dai vicoli circostanti, arrivavano molte donne , ma anche uomini, per assistere alla celebrazione mattutina. Don Michele, con passo incerto ma attento, usciva dal suo palazzo, attraversava la strada ed entrava in chiesa per la vestizione e la celebrazione del rito, prima di recarsi nella sua tenuta di campagna, ai piani, dove trascorreva gran parte della giornata.<br />
L’altro appuntamento religioso era quello del pomeriggio, la novena vera e propria. Quella, però, era anche l’ora della quotidiana ed interminabile partita di pallone giocata da noi bambini nel nostro “stadio cittadino”, Largo Seminario ( U’ S’m’na’r’i’ ), lo slargo adiacente a San Vincenzo. Ed a volte i fedeli presenti al rito, dal recito antistante la chiesetta, ci intimavano di smettere di giocare per non disturbare la recita delle preghiere.<br />
Per la novena la chiesetta si riempiva subito fino alla porta. E come sempre, di corsa e vestito di tutto punto, arrivava trafelato anche il mitico Angelo Maria Calitri che, con la sua sapiente tecnica rianimava un improbabile strumento musicale presente in chiesa, con il quale accompagnava le lodi cantate con la sua potente voce.</p>
<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/05/AngeloMaria.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/05/AngeloMaria.jpg" alt="" title="AngeloMaria" width="210" height="293" class="alignleft size-full wp-image-7837 colorbox-7832" /></a></p>
<p>Durante la celebrazione del pomeriggio, poi, dal finestrone posto sulla facciata di San Vincenzo filtrava una lama di luce che, nella penombra di quell’ambiente raccolto e dalle sfumature antiche, creava un’atmosfera calda e suggestiva. Dall’altare Don Michele, nei suoi paramenti sacri, con i movimenti lenti e la cupa voce, dava vita a un quadro che oggi appare come un fotogramma dell’ottocento.<br />
Di Don Michele Gala mi piace ricordare un aneddoto visto dal mio terrazzo.<br />
Con la bella stagione, apriva la finestra che affacciava sulla chiesa di San Vincenzo e poggiava sulla ringhiera del cibo per gli uccelli. Questi avevano stretto amicizia con il prelato e senza indugio, né timore, entravano anche nella sua camera.<br />
Dopo la sua morte, per qualche tempo, alcuni di questi uccellini non si davano pace nel trovare sbarrato il balcone del loro benefattore e, rimanendo in volo, con forza sbattevano il becco ai vetri della finestra per invitare il loro amico ad aprirla. Alcuni sbattevano così forte che sembrava volessero bucare quella resistente trasparenza. Ma il loro grande amico non c’era più!<br />
<strong>Dino Salese</strong></p>
<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/05/PDVD_012.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/05/PDVD_012-197x300.jpg" alt="" title="PDVD_012" width="197" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7836 colorbox-7832" /></a></p>
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		<title>Territori e insediamenti templari &#8211; Il casale di San Martino de pauperibus di Forenza</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 08:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Da tempo l&#8217;amministrazione di Forenza, oggi guidata con intelligente lungimiranza dal sindaco Mastrandrea, ha investito sulle potenzialità di attrazione turistica collegate con le suggestioni della presenza templare sul suo territorio. Ha chiesto la consulenza dell&#8217;Istituto per i beni Archeologici e Monumentali (IBAM) del CNR e la collaborazione della Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/Templari-Forenza-003.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/Templari-Forenza-003-300x200.jpg" alt="" title="Templari Forenza 003" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-7527 colorbox-7523" /></a></p>
<p>Da tempo l&#8217;amministrazione di Forenza, oggi guidata con intelligente lungimiranza dal sindaco Mastrandrea, ha investito sulle potenzialità di attrazione turistica collegate con le suggestioni della presenza templare sul suo territorio. Ha chiesto la consulenza dell&#8217;Istituto per i beni Archeologici e Monumentali (IBAM) del CNR e la collaborazione della Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera ed ha avviato, sul proprio territorio, una sistematica indagine archeologica condotta con avanzate tecnologie scientifiche.  La ricerca si muove su piste diverse ma tutte di grande suggestione: la individuazione e lo studio di aree sulle quali insistevano villaggi, oggi abbandonati, quale appunto il casale di San Martino de pauperibus collocato a ridosso di due assi viari di strategica importanza per gli spostamenti dei pellegrini, degli eserciti e del supporto logistico per le crociate, la via Erculea e l’altra traccia che, passando per Banzi, portava ad Oria e quindi al porto di Brindisi.<br />
In questo villaggio  troviamo la Chiesa di Santa Maria de’ Armenis, mulini, forni,  elementi in grado di definire,  con buona approssimazione, una precisa geografia del potere che, tra il XII ed il XIV secolo, vede i templari fra i maggiori protagonisti del controllo del territorio.<br />
Luigi Borgia, dell&#8217;Accademia internazionale di Araldica, precisa come inizialmente i cavalieri che partivano per le campagne militari, poi dette crociate, non avevano l’emblema della croce, Urbano II consegna a Goffredo di Buglione non una croce ma una spada.  Una leggenda narra che durante l’attacco di Antiochia degli angeli dettero ai cavalieri una croce come auspicio di vittoria, ma sarà Eugenio III a concedere ai miles il privilegio di fregiarsi della croce, mentre il loro seguito, i sergentes, non godevano di tale privilegio.<br />
I templari erano un ordine religioso, cioè monaci che si caratterizzavano per una regola monastica approvata con un atto ufficiale del papa ed accettavano in ossequio a quella regola di vivere  nell’osservanza del voto di castità, povertà e obbedienza.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/Templari-Forenza-011.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/Templari-Forenza-011-300x200.jpg" alt="" title="Templari Forenza 011" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-7526 colorbox-7523" /></a></p>
<p>Dopo la morte dell&#8217;ultimo Gran Maestro Jack De Molay, bruciato sul rogo a Parigi, i Templari disciolti per editto del papa non esistono come ordine cavalleresco religioso perché mai un nuovo atto del papa lo ha ricostituito.<br />
Esistono invece leggende riconducibili ad una tradizione massonica che in qualche modo tendeva a far risalire l&#8217;associazione di operai e muratori alla leggenda di Hiram, architetto del Tempio o al Tesoro dei Templari, al Graal e recentemente ai romanzi alla Dan Brown.</p>
<p>E’ possibile utilizzare i risultati della ricerca dell’archeologia del paesaggio, la storia dei templari, per creare opportunità di sviluppo sul territorio? Michele Petrone, di Basilicata Innovazione, dice che è possibile: a patto che si utilizzino ricerche scientifiche rigorose; che si investa sulla formazione di giovani capaci di affrontare, con adeguata strumentazione culturale ed adeguati supporti logistici, l’handicap dell’incertezza e del rischio per impiantare sul territorio strutture e servizi per un turismo culturale  di nicchia.</p>
<p>Il Workshop, al quale hanno partecipato studiosi di fama internazionale quali il danese Christer Carlsson, Dimistris Robouis e Francesca Sogliani – IBAM-CNR -, Luigi Borgia dell’Accademia internazionale di Araldica e Pierfelice degli Uberti Presidente International Commission for Orders of Chivalry, è stato  coordinato dalla prof. Antonella Pellettieri, studiosa lucana conosciuta anche all’estero per i suoi studi sulle tracce degli ordini cavallereschi sul nostro territorio.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/Templari-Forenza-012.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/Templari-Forenza-012-300x200.jpg" alt="" title="Templari Forenza 012" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-7525 colorbox-7523" /></a></p>
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		<title>Neuropsicologia delle emozioni nella letteratura e nell&#8217;arte dott. Angelo Schiavone.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 21:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le emozioni sono essenziali per la nostra esistenza: con esse comunichiamo i nostri stati d’animo, reagiamo agli eventi, ci prepariamo ad affrontare situazioni. L’uomo nel corso dell’evoluzione ha imparato a manifestare le emozioni col linguaggio verbale pur conservando modalità espressive più arcaiche. La ricerca neuropsicologica si è concentrata sulle manifestazioni non verbali delle esperienze emozionali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le emozioni sono essenziali per la nostra esistenza: con esse comunichiamo i nostri stati d’animo, reagiamo agli eventi, ci prepariamo ad affrontare situazioni. L’uomo nel corso dell’evoluzione ha imparato a manifestare le emozioni col linguaggio verbale pur conservando modalità espressive più arcaiche.  La ricerca neuropsicologica si è concentrata sulle manifestazioni non verbali delle esperienze emozionali e in particolare sulle espressioni facciali.<br />
E’ stato dimostrato che il lato sinistro del volto mostra più intensamente le emozioni rispetto al controlaterale come evidenziato da una ricerca condotta presso l’Università di Melbourne su 1500 quadri del Cinquecento e del Seicento. I ricercatori Australiani hanno rilevato che il 68 % delle donne aveva esposto al ritrattista il profilo sinistro, quindi la parte del viso controllata dall’emisfero cerebrale destro responsabile della gestione delle emozioni.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/botticelli.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/botticelli-221x300.jpg" alt="" title="botticelli" width="221" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7457 colorbox-7454" /></a> </p>
<p>Non solo il viso ma tutto il corpo concorre a comunicare le emozioni. Esistono gesti che possono esprimere stati emotivi specifici: stringere i pugni e battere uno o entrambi i piedi in segno di rabbia, coprirsi il volto con la mano per la vergogna.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/mosè.1.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/mosè.1-200x300.jpg" alt="" title="mosè.1" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7458 colorbox-7454" /></a></p>
<p>Nel saggio “Il Mosè di Michelangelo” Freud analizzò  il gesto della collera trattenuta.<br />
Scoprendo gli ebrei nell’atto di adorare il vitello d’oro Mosè, colto da  un moto di rabbia, sta per levarsi  al fine di castigare il suo popolo, ma domina la collera per non far cadere le tavole della legge.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/mosè.schizzo.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/mosè.schizzo-300x174.jpg" alt="" title="mosè.schizzo" width="300" height="174" class="alignleft size-medium wp-image-7459 colorbox-7454" /></a></p>
<p>A volte però le emozioni sfuggono al controllo della ragione provocando, in soggetti predisposti, disturbi neurologici o psichiatrici. E’ descritto col termine di “sindrome di Stendhal” il malessere che colpisce alcuni turisti mentre contemplano un’opera d’arte. Di questo disturbo psichico patirono turisti famosi come lo stesso Stendhal, che ne fu protagonista nel corso della sua visita alla Basilica di Santa Croce e ne annotò i sintomi nei suoi diari.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/Stendhal.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/Stendhal-231x300.jpg" alt="" title="Stendhal" width="231" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7460 colorbox-7454" /></a> </p>
<p>Di emozioni ci si può ammalare, lo sapeva bene il Boccaccio (1313-1375) che nel Decamerone, alla novella VIII della seconda giornata, descrisse la grave infermità di un giovanotto alle prese con un amore impossibile. Solo il brillante intervento di un giovane medico, accortosi che il battito del polso accelerava alla vista della fanciulla amata, permise di diagnosticare il mal d’amore.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/giovanni-boccaccio.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/giovanni-boccaccio-225x300.jpg" alt="" title="giovanni boccaccio" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7461 colorbox-7454" /></a> </p>
<p><em>“Aveva la gentil donna, colla quale la Giannetta dimorava, un solo figliuolo… Il quale, avendo forse sei anni più che la Giannetta, e lei veggendo bellissima e graziosa, sì forte di lei s&#8217;innamorò…  egli imaginava lei di bassa condizion dovere essere, non solamente non ardiva addomandarla al padre e alla madre per moglie… il suo amore teneva nascoso…. egli infermò, e gravemente. Alla cura del quale essendo più medici richiesti, e avendo un segno e altro guardato di lui e non potendo la sua infermità tanto conoscere, tutti comunemente si disperavano della sua salute… sedendosi appresso di lui un medico assai giovane, ma in scienzia profondo molto, e lui per lo braccio tenendo in quella parte dove essi cercano il polso, la Giannetta, la quale, per rispetto della madre di lui, lui sollicitamente serviva, per alcuna cagione entrò nella camera nella quale il giovane giacea. La quale come il giovane vide, senza alcuna parola o atto fare, sentì con più forza nel cuore l&#8217;amoroso ardore, per che il polso più forte cominciò a battergli che l&#8217;usato; il che il medico sentì incontanente e maravigliossi, e stette cheto per vedere quanto questo battimento dovesse durare. Come la Giannetta uscì dalla camera, e il battimento ristette; per che parte parve al medico avere della cagione della infermità del giovane; e stato alquanto, quasi d&#8217;alcuna cosa volesse la Giannetta addomandare, sempre tenendo per lo braccio lo &#8216;nfermo, la si fè chiamare. Al quale ella venne incontanente; né prima nella camera entrò, che &#8216;l battimento del polso ritornò al giovane; e lei partita, cessò. Laonde, parendo al medico avere assai piena certezza, levatosi e tratti da parte il padre e la madre del giovane, disse loro: la sanità del vostro figliuolo non è nello aiuto de&#8217; medici, ma nelle mani della Giannetta …”.</em></p>
<p>Ma già mille anni prima Giuliano l’Apostata (331 d.c. &#8211; 363 d.c.) nel testo satirico ”Odiatore della Barba”, scritto al fine di difendere il proprio operato dopo essere stato malamente accolto dalla città di Antiochia, raccontò un episodio del tutto simile.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/busto.giuliano.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/busto.giuliano-258x300.jpg" alt="" title="busto.giuliano" width="258" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7462 colorbox-7454" /></a></p>
<p><em>“Bene, si narra che un tempo il re eponimo di questa città… finì per concepire un’illecita passione per la propria matrigna; egli desiderava tenere segreti i suoi sentimenti, ma non vi riusciva: il suo corpo, consumandosi a poco a poco, andava misteriosamente deperendo, se forze de ne andavano e il respiro era più debole del solito. La faccenda, direi, somigliava a un enigma, perché la causa della malattia restava oscura  &#8211; o, piuttosto, non era chiaro nemmeno di che malattia si trattasse – eppure lo stato di prostrazione fisica del giovane era noto a tutti. Un arduo compito, a questo punto, fu affidato al medico di Samo: scoprire la natura della malattia. Questi… si sedette dunque vicino al letto osservando il volto del giovane, poi ordinò che si facessero avanti dei bei ragazzi e delle belle donne, cominciando proprio dalla regina; non appena ella avanzò, con il pretesto di fargli visita, subito il giovane manifestò i sintomi della malattia: ansimava come se stesse soffocando – e, infatti, pur desiderandolo con tutto se stesso, non riusciva a contenere l’agitazione – il respiro era stravolto e un rossore intenso dilagava sul suo viso. Vedendo tutto questo, il medico gli pose la mano sul petto: il cuore gli pulsava spaventosamente, come fosse sul punto di schizzar fuori. Questo, dunque, è quanto egli provava in presenza della regina; quando però ella fu uscita, ed entrarono altre persone, egli restò tranquillo, e mantenne un contegno simile a quello di una persona sana. Dunque Erasistrato – così si chiamava il medico – intuita la malattia, la rivelò al re…”</em></p>
<p>Ancor prima dell’imperatore filosofo la poetessa Saffo (640 a.C. &#8211; 570 a.C.) nella seguente lirica descrisse, con la precisione di un clinico, il profondo turbamento indotto dalla visione dell’amata ,  i sintomi correlati al vissuto emotivo e la successiva sincope .<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/saffo1.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/saffo1.jpg" alt="" title="saffo1" width="279" height="299" class="alignleft size-full wp-image-7463 colorbox-7454" /></a></p>
<p><em>“A me pare uguale agli dèi<br />
chi a te vicino così dolce<br />
suono ascolta mentre tu parli<br />
 e ridi amorosamente. Subito a me<br />
 il cuore si agita nel petto<br />
solo che appena ti veda, e la voce<br />
si perde nella lingua inerte.<br />
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,<br />
e ho buio negli occhi e il rombo<br />
del sangue nelle orecchie.<br />
E tutta in sudore e tremante<br />
come erba patita scoloro:<br />
e morte non pare lontana<br />
a me rapita di mente”. </em></p>
<p>Al pari del sentimento amoroso anche il fervore religioso può essere vissuto con tale intensità emotiva da creare condizioni destabilizzanti per i meccanismi psicologici che mantengono lo stato ordinario di coscienza.<br />
Tale stato psichico è definito estasi:  dal greco ”essere fuori di sé . E’ una condizione di sospensione dell&#8217;esperienza comune, propria dell&#8217;atteggiamento mistico, il quale si concentra esclusivamente su un oggetto soprannaturale di natura divina.<br />
L’estasi è stata frequentemente rappresentata nell’arte antica. Famosissima è la scultura del Bernini transverberazione di Santa Teresa sita nella cappella Cornaro di Santamaria della Vittoria a Roma che rappresenta Santa Teresa nel momento di massima sublimazione della gloria celeste.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/Bernini-Teresa.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/Bernini-Teresa-300x300.jpg" alt="" title="Bernini-Teresa" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-7464 colorbox-7454" /></a></p>
<p>La Santa soffriva di svenimenti improvvisi, “sovente i muscoli le si contraevano a tal punto da farla arrotolare come un gomitolo e il suo corpo si irrigidiva per ore nella medesima posizione; era disgustata da qualsiasi cibo e rimetteva quasi tutto quello che ingeriva”.<br />
La psicologia considera l’estasi come fenomeno psichico contraddistinto da un apparente stato di torpore e da immobilità fisica e sensitiva. Il soggetto è estraniato dal mondo che lo circonda, assorto in un’esperienza relazionale trascendente.  </p>
<p>Bibliografia</p>
<p>-	D’Urso V. Trentin R. “Psicologia delle emozioni” Il Mulino eds. 1988.<br />
-	Freud Sigmund “Der Moses des Michelangelo” pubblicato per la prima volta in Imago, 3, 1914.<br />
-	Magherini G. “La sindrome di Stendhal”. Universale economica Feltrinelli eds 1992.<br />
-	Boccaccio Giovanni. “Decameron” Einaudi – tascabili classici.<br />
-	Giuliano L’Apostata. “L’odiatore della Barba”.  Archinto eds.2008.<br />
-	Saffo. Liriche e frammenti.  Feltrinelli &#8211; collana Universale Economica.<br />
-	 Fachinelli E. “La mente estatica” Adelphi eds 1989.</p>
<p>Angelo Schiavone</p>
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		<title>Il casale di San Martino de pauperibus di Forenza</title>
		<link>http://blog.acerenza.info/2011/01/16/il-casale-di-san-martino-de-pauperibus-di-forenza/</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 22:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 29 gennaio alle ore 10,00 presso la sala consiliare del comune di Forenza avrà luogo il convegno: &#8220;Territori e insediamenti templari &#8211; Il casale di San Martino de pauperibus di Forenza. Si riporta qui di seguito il programma. Benvenuto del Sindaco di Forenza Francesco Mastrandrea Introduce e coordina Antonella Pellettieri, Direttore IBAM &#8211; CNR [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/crociato.bmp"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2011/01/crociato.bmp" alt="" title="crociato" class="alignleft size-full wp-image-7443 colorbox-7438" /></a></p>
<p>Sabato 29 gennaio alle ore 10,00 presso la sala consiliare del comune di Forenza avrà luogo il convegno:  <strong> &#8220;Territori e insediamenti templari &#8211; Il casale di San Martino de pauperibus di Forenza. </strong><br />
Si riporta qui di seguito il programma.</p>
<p><em>Benvenuto del Sindaco di Forenza<br />
Francesco Mastrandrea</p>
<p>Introduce e coordina<br />
Antonella Pellettieri, Direttore IBAM &#8211; CNR</p>
<p>Templar and Hospitaller Houses in Western Europe- An Archaeological Comparison<br />
Christer Carlsson, University of Southern Danimark</p>
<p>I Templari in Basilicata e le ricognizioni archeologiche nel territorio di Forenza<br />
Antonella Pellettieri, Dimitris Roubis, Francesca Sogliani, IBAM -CNR</p>
<p>L&#8217;emblematica delle croci templari<br />
Luigi Borgia, Accademia Internazionale di Araldica</p>
<p>Templaristica e Templarismo<br />
Pierfelice degli Uberti, Presidente International Commission for Orders of Chivalry</p>
<p>Dai risultati della ricerca al Mercato: il ruolo di Basilicata Innovazione<br />
Basilicata Innovazione<br />
 </em> </p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La triste storia di SILEO Rocco di Acerenza nel periodo borbonico</title>
		<link>http://blog.acerenza.info/2010/10/29/la-triste-storia-di-sileo-rocco-di-acerenza-nel-periodo-borbonico/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 22:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Trascrivo quanto riportato nel volume: I BORBONI di NAPOLI per Alessandro Dumas – vol VI – Napoli – Stabilimento Tipografico del Plebiscito Chiaia 63 – anno 1863 &#8211; pagg. 155-158. Michele Di Pietro …Vi era ad Acerenza nella Basilicata un vecchio chiamato Rocco Sileo. Egli aveva raggiunto l’età di 66 anni, stimato da tutti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trascrivo quanto riportato nel volume:<br />
I BORBONI di NAPOLI per Alessandro Dumas – vol VI –   Napoli – Stabilimento Tipografico del Plebiscito Chiaia 63 – anno 1863 &#8211;  pagg. 155-158.<br />
Michele Di Pietro<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/10/documento.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/10/documento-205x300.jpg" alt="" title="documento" width="205" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-6962 colorbox-6960" /></a></p>
<p>…Vi era ad Acerenza nella Basilicata un vecchio chiamato Rocco Sileo. Egli aveva raggiunto l’età di 66 anni, stimato da tutti i suoi concittadini che non avevano niente altro da rimproverargli che una troppo grande debolezza verso il suo primogenito, il quale, pel suo naturale corrotto, e le sue inclinazioni perverse, avrebbe dovuto, da lungo tempo, essere abbandonato da suo padre al suo cattivo destino. Ma egli, invece, sempre pronto a coprire, a via di danaro, i disordini di suo figlio, lo trasse due o tre volte, spendendo la più gran parte del suo avere, dalle mani de’ Giudici che, se fosse stato povero, l’avrebbero con¬dannato a morte, o almeno alla galera, ma sotto i due Principi francesi i codici essendo stati cambiali, e grandi riforme essendo state introdotte nella giustizia, non si poté, continuando il giovane ne’ suoi eccessi, ottenere un ordinanza di non costa in un affare per cui c’ era pena la morte. Per la prima volta l’affare fu proseguito dunque e il giovane Sileo trovato colpevole, fu condannato alla pena capitale (1809). La sentenza portava inoltre, come se si fosse voluto punire, il padre della sua debolezza verso suo figlio, che la giustizia sarebbe eseguita innanzi alla casa paterna. Il condannato ricorse in Cassazione.<br />
Sileo il padre aveva preveduto la condanna, e, dopo aver fatto a Napoli presso tutte le autorità infruttuose istanze, avea lasciato il suo secondo figlio nella capitale perché gli facesse conoscere subito, qualunque fosse, la sentenza della Corte di Cassazione.<br />
Questa dichiarò il giudizio e buono e valido. Il secondo figlio di Sileo partì subito in posta, venne ad annunziare la notizia a suo padre. Tre giorni  dopo l’intimazione della sentenza il colpevole doveva essere giustiziato.<br />
Il corriere era arrivato prima che la notizia della sentenza fosse giunta alle autorità d’Acerenza.   Il vecchio raccomandò a suo figlio di mantenere il più assoluto silenzio, poi andando alla prigione, ottenne dal Custode a forza di danaro che gli accordasse il favore di pranzare con suo figlio quel giorno stesso, o al più tardi, l’indomani.<br />
Il custode avea bisogno d&#8217;un po&#8217;di tempo per fare i suoi preparativi; e fu deciso che il pranzo avrebbe luogo l’ indomani.<br />
II padre si presentò alla prigione all’ora stabilita; fu introdotto presso suo figlio. Per le cure del Custode era stata apparecchiata una tavola, ed il pranzo seguì senza mestizia né allegria; il figlio ignorava che quel pranzo era per lui ciò che era pe’ condannati dell’ antichità il pranzo libero.<br />
Alle frutta il vecchio Sileo disse a suo figlio:<em>ora guardami, ed ascoltami.</em><br />
II tono con cui queste parole  furono pronunciate  fè transalire il giovane. Egli guardò suo padre, il volto del vecchio era grave e solenne.<br />
-<em>Vi ascolto, padre mio</em>, gli disse.<br />
-  <em>Figlio</em>, continuò il vecchio Sileo, <em>la Corte ha respinto il nostro ricorso, domani questa decisione sarà conosciuta, e dopodomani sarai giustiziato, e dove? Qui nel tuo paese, innanzi alla casa ove sei nato. Tutti i beni che m’era acquistati con le mie fatiche sono stati divorati da te. Mi rimaneva una vigna, ultima risorsa contro la povertà l’ho venduta, ora è un mese: ed il ricavato è stato speso in passi iinutilmente fatti, per salvarti. Dunque eccoci poveri per fatto tuo, io, tua madre, i tuoi due fratelli, le tue tre sorelle. Avendoci già renduti poveri ci renderai tu anche infami aspettando che tu muoja per mano del carnefice? Io spero di no.<br />
Se hai pietà della tua famiglia, e di te stesso, prendi questo veleno e bevilo, tu morrai allora con la benedizione di tuo padre, malgrado il male che gli hai fatto. Se il coraggio ti manca, io t’abbandono maledicendoti.<br />
Ecco il veleno,</em> e gli presentò una bottigliuzza che conteneva un liquore giallastro.<br />
Il giovane era rimasto muto di terrore nell’ ascoltare suo padre; ma quando egli ebbe finito,<br />
- <em>date,</em> disse, con una voce soffocata.<br />
Poi, senza esitare, versò il contenuto della bottigliuzza in un bicchiere, baciò la mano del vecchio, mormorò la parola grazie, e vuotò il bicchiere senza distogliere gli occhi da quelli di suo padre.<br />
Si lasciò quindi cadere in ginocchio dinnanzi a lui. Il vecchio posegli la mano sulla testa, con l&#8217;altra fece tre volte il segno della croce, ed uscì.<br />
Allorché entrò il custode, il prigioniero era morto.<br />
Si seppe contemporaneamente la conferma della sentenza, e la morte del giovane Sileo.<br />
Il custode raccontò tutto ciò che poteva indovinare dell’avvenimento ed il vecchio fu arrestato come prevenuto d&#8217;avere ucciso suo figlio.<br />
Fu facile il riconoscere la verità, poiché II vecchio raccontò tutto; e siccome aveva realmente, di sua volontà, e con premeditazione, cagionato la morte di suo figlio, egli fu condannalo alla pena capitale. Solamente pronunziata la sentenza, la legge esitò. Infatti agli occhi della legge vi era delitto, mentre a quelli della morale non c’è n&#8217;era nessuno. Murat, innanzi al quale fu portato l’affare, dichiarò che non v’era luogo a’ far grazia per un delitto che fruttava al suo autore la pubblica ammirazione, e che pareva risalisse ad una di quelle azioni fatte da un Greco del tempo di Licurgo o da un Romano del tempo di Regolo. Egli ordinò dunque che il vecchio fosse posto in libertà lasciando a Dio la cura di giudicare un&#8217;azione che sfuggiva al giudizio degli uomini…<br />
Rocco Sileo, tornato in libertà, visse povero, afflitto ed onoratissimo.</p>
<p>Quest’episodio fu riportato in diversi testi stranieri:<br />
- inglesi:   nel libro THE KINGDOM OF NAPLES – vol. II – Edinburgh – 1858 – pagg. 139-140;<br />
-francesi:  nel libro HISTOIRE DE NAPLES – vol.III -1734-1825 &#8211;   Paris – 1840 – pagg. 196-199;<br />
-tedeschi: nel libro GESCHICHTE DES KONIGREICHS NEAPEL –Grimma 1848 – pagg.108-111</p>
<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/10/Ferrucci.jpg"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/10/Ferrucci.jpg" alt="" title="Ferrucci" width="135" height="196" class="alignnone size-full wp-image-6963 colorbox-6960" /></a></p>
<p>Di questa triste storia ne parlò, in versi, anche Ferrucci Luigi Crisostomo (1797-1877),  studioso dantesco e scrittore di ogni genere di poesia – nella sua opera  “ SCALA DI VITA – MEMORIALE – Firenze – 1852 &#8211; pagg. 141-142   </p>
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		<title>Un duca di Acerenza tra l&#8217;&#8221;Accademia degli oziozi&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 20:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella sezione Wiki del nostro portale è stato pubblicato un nuovo interessante contributo del dott. Angelo Schiavone il quale partendo da questa pietra, che egli ha fotografato presso la porta San Canio, ha sviluppato una indagine storica di grande interesse. Su questa epigrafe ha riconosciuto lo stemma di Galeazzo Francesco Pinelli duca di Acerenza. Si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/10/oziosi1.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/10/oziosi1-205x300.gif" alt="" title="oziosi1" width="205" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-6941 colorbox-6912" /></a><br />
Nella sezione Wiki del nostro portale è stato pubblicato un nuovo  interessante<a href= "http://wiki.acerenza.info/index.php/Galeazzo_Pinelli%2C_duca_di_Acerenza_%28Angelo_Schiavone%29"> contributo</a> del dott. Angelo Schiavone il quale partendo da questa pietra, che egli ha fotografato presso la porta San Canio, ha sviluppato una indagine storica di grande interesse.</p>
<p>Su questa epigrafe ha riconosciuto lo stemma di Galeazzo Francesco Pinelli duca di Acerenza. Si è quindi recato a Giugliano in Campania dove, nella cripta del Convento di Santa Maria delle Grazie, ha fotografato un affresco in cui il duca è rappresentatto insieme alla moglie Giustina Pignatelli.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/10/oziosi3.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/10/oziosi3-264x300.gif" alt="" title="oziosi3" width="264" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-6942 colorbox-6912" /></a></p>
<p>Galeazzo era un personaggio di primissimo piano della nobiltà napoletana, faceva parte della &#8220;Accademia degli oziosi&#8221;, era mecenate di artisti e letterati ed aveva possedimenti a Galatone in Puglia e a Giugliano in Campania, ma prediligeva il titolo di Duca di Acerenza. </p>
<p>Per raccogliere puntuali informazioni il dott. Schiavone ha mobilitato anche i suoi amici come  il Dott. Emanuele Coppola (Capo servizio stampa e Direttore della biblioteca comunale di Giugliano) ed il Prof. Francesco Saverio Iacolare, docente di storia e filosofia nonchè giornalista. A tutti e tre giunga il nostro più vivo ringraziamento per questa nuova pagina inedita che si aggiunge alla nostra storia.</p>
<p>Sarebbe utile adesso che noi facessimo una ricerca nei nostri archivi per rilevare le opere che furono realizzate agli albori del XVII secolo sotto il ducato di Galeazzo Pinelli.</p>
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		<title>Quando ad Acerenza risuonava l’antica ora italica</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 21:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi visita il Museo Diocesano di Acerenza, situato nel contesto del castello longobardo può, voltando l’angolo di Via Giacino Albini, osservare l’antica torretta angolare in cui è incastonato un quadrante di orologio in pietra bianca, dai più ritenuto una meridiana. Il curioso quadrante riporta incisi, ad indicare le ore, solo sei numeri romani: la VI [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/07/orologio.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/07/orologio-300x273.gif" alt="" title="orologio" width="300" height="273" class="alignnone size-medium wp-image-6225 colorbox-6223" /></a> </p>
<p>Chi visita il Museo Diocesano di Acerenza, situato nel contesto del castello longobardo può, voltando l’angolo di Via Giacino Albini, osservare l’antica torretta angolare in cui è incastonato un quadrante di orologio in pietra bianca, dai più ritenuto una meridiana.<br />
Il curioso quadrante riporta incisi, ad indicare le ore, solo sei numeri romani:  la VI ora in alto e sei gigli ad indicare le  mezze ore.<br />
La lancetta, ormai perduta, era unica ed effettuava quattro giri in un giorno.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/07/orologio1.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/07/orologio1-300x289.gif" alt="" title="orologio1" width="300" height="289" class="alignnone size-medium wp-image-6226 colorbox-6223" /></a><br />
Non si tratta di una meridiana ma di un orologio meccanico con quadrante “alla romana” segnante l’ora italica.<br />
L’orologio conserva al suo interno l’antico meccanismo composto da una  gabbia,  tre treni di ruote, alberi e pignoni ancora ben allineati al quadrante. Perfettamente conservata è la ruota partitoria  che, con le sue tacche, governava il suono delle campane.<br />
Un tempo il meccanismo funzionava grazie ad un sistema di corde e contrappesi ed occorrevano  due cariche manuali al giorno per attivarlo.<br />
Questo tipo di orologio da torretta  fu inventato a Roma verso la metà del ‘600 e si sviluppò soprattutto nel Lazio e nelle regioni circostanti. Aveva la funzione di indicare con il suono delle campane le antiche ore italiche che prevedevano la numerazione romana da I a XXIV. La presenza di 24 numeri rendeva difficile la lettura delle ore e  numerosi i rintocchi. Dividendo invece il quadrante in sole 6 ore, l&#8217;ampiezza tra i numeri si allargava di  60 gradi, quindi l’unica lancetta poteva indicare perfettamente le ore anche a distanza, e la suoneria poteva ridurre il numero dei rintocchi. Il sistema delle sei ore permise inoltre di ridurre l’usura delle campane continuamente percosse dal maglio.<br />
Questi orologi erano destinati ad uso civile o ecclesiastico. In ambito civile segnavano  l’apertura e la chiusura della porta delle città segnalando ai contadini che era ora di rientrare dai campi. L’uso religioso  era più articolato.  Il passaggio della lancetta dalla III alla VI ora e viceversa cadenzava il ritmo delle preghiere che si recitavano ogni tre ore: Il Mattutino alle 3 del mattino, l’ora prima alle 6 del mattino, l’ora terza alle 9 antimeridiane, l’Ora Sesta a mezzogiorno, l’Ora Nona alle tre pomeridiane, i Vespri alle 6 pomeridiane, la Compieta alle 9 della sera. Si pregava quindi ogni volta che la lancetta era rivolta verso l’alto o verso il basso.<br />
Con l’invasione delle truppe napoleoniche nel territorio italiano fu introdotto un sistema di suddivisione della giornata in due intervalli di dodici ore (ore alla francese), sistema poi adottato in tutta Europa. Pertanto lo Stato Pontificio, con una bolla papale di Pio IX, nel 1846 adottò il nuovo sistema di numerazione delle ore abolendo questi orologi.<br />
								Angelo Schiavone<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/07/orologio3.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/07/orologio3-300x295.gif" alt="" title="orologio3" width="300" height="295" class="alignnone size-medium wp-image-6227 colorbox-6223" /></a></p>
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		<title>Basilicata da scoprire &#8211; Una visita per conoscere Isabella.</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 20:33:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Pepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Affascinato dalla storia della nostra poetessa lucana di Valsinni, l&#8217;antica Favale di allora, ho deciso di fare una visita dove la scrittrice di rime e canzoni trascorse la sua breve esistenza. La sua fu una storia molto triste. Isabella Morra visse nel XVI secolo in una zona della Lucania lontana e isolata da ogni centro [...]]]></description>
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<p><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella6.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella6-300x225.gif" alt="" title="isabella6" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-5960 colorbox-5954" /></a></p>
<p>Affascinato dalla storia della nostra poetessa lucana di Valsinni, l&#8217;antica Favale di allora, ho deciso di fare una visita dove la scrittrice di rime e canzoni trascorse la sua breve esistenza. La sua fu una storia molto triste. Isabella Morra visse nel XVI secolo in una zona della Lucania lontana e isolata da ogni centro culturale. La sua fu una famiglia ricca e numerosa composta da sei fratelli e due sorelle.Il padre, Giovan Michele di Morra barone di Favale, era un aristocratico napoletano che parteggiava allora per il re di Francia Francesco I. A causa di problemi con la giustizia andò in esilio in Francia lasciando così per sempre a Favale alcuni dei suoi figli tra cui Isabella. La giovane fanciulla non riuscì mai ad accettare la lontananza del padre, ed ogni giorno s&#8217;illudeva di poterlo riabbracciare. Isabella ricevette una buona educazione letteraria grazie ad alcuni precettori napoletani giunti lì a Favale. Visse in un ambiente rozzo circondata da fratelli violenti che non avevano nessun interesse culturale. La poetessa soffrì molto reclusa nel castello di famiglia e incompresa da tutti. Scrisse versi riversando in essi il dolore per l&#8217;assenza del padre e lo sconforto per una vita emarginata.<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella7.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella7-300x225.gif" alt="" title="isabella7" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-5959 colorbox-5954" /></a><br />
Sognava di evadere da quell&#8217;ambiente ostile ma non fu così. La sua fu una fine tragica. Venne barbaramente uccisa dai suoi tre fratelli per una presunta storia d&#8217;amore con un nobil uomo poeta di origini spagnole, Diego Sàndoval De Castro. Pare che tra i due ci fosse uno scambio di epistole contenenti versi. Analisi varie di diversi studiosi hanno evidenziato come questi versi non contenevano nessun riferimento ad un amore tra di essi.La poetessa cercava conforto e molto probabilmente conferma della sua dote poetica. Una storia che mi ha coinvolto ed entusiasmato molto e non credo sia accaduto solo a me. Il castello di Valsinni si erge nel punto più alto del paese.Da qui è possibile scorgere un panorama meraviglioso. Man mano che si sale, prima di arrivare all&#8217;ingresso del castello, ci sono affisse sulle mura delle tavole di legno come delle pergamene su cui sono stati  scritti con la tecnica dell&#8217;intarsio le liriche della poetessa. Ce ne sono tredici proprio come il suo esiguo ma affascinante corpus poetico:dieci sonetti e tre canzoni. La tranquillità che c&#8217;è in questo luogo lascia immaginare come questa talentuosa e incompresa fanciulla visse in quei luoghi sconfinati un tempo. Ho avuto modo di trovare una guida turistica ben preparata e disponibile il dr. Rosario Mauro che ha reso questa mia visita ancora più bella e interessante. Consiglio di visitare Valsinni e il suo Castello assaporando il fascino della storia di una poetessa che merita molte riflessioni.<br />
Paolo Santarsiero<br />
<a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella-150x150.gif" alt="" title="isabella" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-5967 colorbox-5954" /></a><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella2.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella2-150x150.gif" alt="" title="isabella2" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-5966 colorbox-5954" /></a><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella3.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella3-150x150.gif" alt="" title="isabella3" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-5965 colorbox-5954" /></a><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella5.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella5-150x150.gif" alt="" title="isabella5" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-5964 colorbox-5954" /></a><a href="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella8.gif"><img src="http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2010/05/isabella8-150x150.gif" alt="" title="isabella8" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-5963 colorbox-5954" /></a></p>
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