Quando ad Acerenza risuonava l’antica ora italica
Chi visita il Museo Diocesano di Acerenza, situato nel contesto del castello longobardo può, voltando l’angolo di Via Giacino Albini, osservare l’antica torretta angolare in cui è incastonato un quadrante di orologio in pietra bianca, dai più ritenuto una meridiana.
Il curioso quadrante riporta incisi, ad indicare le ore, solo sei numeri romani: la VI ora in alto e sei gigli ad indicare le mezze ore.
La lancetta, ormai perduta, era unica ed effettuava quattro giri in un giorno.

Non si tratta di una meridiana ma di un orologio meccanico con quadrante “alla romana†segnante l’ora italica.
L’orologio conserva al suo interno l’antico meccanismo composto da una gabbia, tre treni di ruote, alberi e pignoni ancora ben allineati al quadrante. Perfettamente conservata è la ruota partitoria che, con le sue tacche, governava il suono delle campane.
Un tempo il meccanismo funzionava grazie ad un sistema di corde e contrappesi ed occorrevano due cariche manuali al giorno per attivarlo.
Questo tipo di orologio da torretta fu inventato a Roma verso la metà del ‘600 e si sviluppò soprattutto nel Lazio e nelle regioni circostanti. Aveva la funzione di indicare con il suono delle campane le antiche ore italiche che prevedevano la numerazione romana da I a XXIV. La presenza di 24 numeri rendeva difficile la lettura delle ore e numerosi i rintocchi. Dividendo invece il quadrante in sole 6 ore, l’ampiezza tra i numeri si allargava di 60 gradi, quindi l’unica lancetta poteva indicare perfettamente le ore anche a distanza, e la suoneria poteva ridurre il numero dei rintocchi. Il sistema delle sei ore permise inoltre di ridurre l’usura delle campane continuamente percosse dal maglio.
Questi orologi erano destinati ad uso civile o ecclesiastico. In ambito civile segnavano l’apertura e la chiusura della porta delle città segnalando ai contadini che era ora di rientrare dai campi. L’uso religioso era più articolato. Il passaggio della lancetta dalla III alla VI ora e viceversa cadenzava il ritmo delle preghiere che si recitavano ogni tre ore: Il Mattutino alle 3 del mattino, l’ora prima alle 6 del mattino, l’ora terza alle 9 antimeridiane, l’Ora Sesta a mezzogiorno, l’Ora Nona alle tre pomeridiane, i Vespri alle 6 pomeridiane, la Compieta alle 9 della sera. Si pregava quindi ogni volta che la lancetta era rivolta verso l’alto o verso il basso.
Con l’invasione delle truppe napoleoniche nel territorio italiano fu introdotto un sistema di suddivisione della giornata in due intervalli di dodici ore (ore alla francese), sistema poi adottato in tutta Europa. Pertanto lo Stato Pontificio, con una bolla papale di Pio IX, nel 1846 adottò il nuovo sistema di numerazione delle ore abolendo questi orologi.
Angelo Schiavone















