Dream People di Roberto Cancellara

STRADE DI IERI, GIOCHI DI OGGI, SORRISI DI SEMPRE.

Pubblicato da Donato Pepe il 19 luglio 2010


Al giorno d’oggi si parla di globalizzazione, industrializzazione, modernizzazione. Paroloni complicati e tante volte ignorati nelle piccole comunità di paese come la nostra che ancora fanno della cronaca la loro leggenda più grande. È stupendo passeggiare per le viuzze contorte del centro storico ammirandole nel loro antico splendore ma è ancora più bello udire le grida dei bambini, che, quasi come in una caccia al tesoro, corrono senza mete precise per il paese, quasi volessero catturare il vento. Numerosa è la presenza di bimbi stranieri i quali interagiscono e si rapportano al meglio con i loro compagni acheruntini dando insieme vita ad avventure sempre nuove. In una società proiettata verso il baratro e caratterizzata da novità tecnologiche accattivanti non è facile incontrare per strada ragazzini i quali trascorrono l’infanzia ed i primi anni dell’adolescenza ancora come le vecchie generazioni, seppure con giochi chiaramente differenti ma le cui radici sono da ricercarsi “nell’Acerenza†di altri tempi. Ed è così che palloni, biciclette e giochi di gruppo animano le piazze del nostro borgo antico. “ Nascondino, acchiapparello, il gioco della campana, un due tre stellaâ€â€¦ tutto diviene un susseguirsi di simpatie e “lotteâ€, dalle prime competizioni, ai primi risentimenti, alle prime soddisfazioni. Poi però, come per magia, basta una formula ed un mignolo incrociato per ritornare a rivivere la gioia dell’amicizia e la forza dell’unione, ideali che erano, sono e resteranno, si spera, la base salda del nostro domani. Perché un futuro senza valori e senza passato, non è degno di essere definito tale.

Merisabell Calitri

Avviso: Chiusura Cattedrale

Pubblicato da Alberico Anobile il 24 maggio 2010

Don Pierpaolo Cilla ha fatto pervenire al blog un importante avviso rivolto a tutta la comunità acheruntina:

Lunedì, 14 Giugno 2010, la basilica cattedrale di Acerenza verrà chiusa ai fedeli e ai visitatori per il tempo necessario alla ripavimentazione della stessa.

Vivono di poco e … nonostante ciò vivono “felici”.

Pubblicato da Donato Pepe il 7 febbraio 2010

Abbiamo dato notizia della partenza della delegazione diocesana che si è recata in Africa, in Guinea Bissau, luogo di missione di Padre Antonio Grillo. Ho atteso il loro ritorno per raccogliere le loro emozioni ed il loro racconto.
I ricordi sono lucidi, come lucidi sono gli occhi di chi racconta. Sembrano materializzare immagini indimenticabili e di grandissima suggestione.
Per favore, non vorrei essere citato mi ha detto uno dei protagonisti, ma io lì ci torno e mi fermo con loro per tutto il tempo che posso. E’ stato troppo bello. Certo non è stato facile! Non si può rimanere indifferenti di fronte a tanta povertà. Tuttavia negli occhi dei bambini e delle persone adulte c’era una invidiabile serenità. La cosa che più mi ha emozionato fino alle lacrime è stato vedere quanto bene ha potuto fare in quelle terre Padre Antonio. La gente accorreva dai villaggi lontani per vederlo e per rinnovare la loro gratitudine e la loro venerazione.

Una donna anziana ha affidato alla nostra delegazione 200 euro per i terremotati di Haiti. Per loro è una somma molto rilevante li ha raccolti in tutto il villaggio, tra cristiani, animisti e musulmani, e li ha affidati a noi perchè di noi hanno fiducia.
Una realizzazione mirabile il liceo intitolato a Padre Antonio, non ci sono abbastanza aule e i ragazzi fanno i turni per entrare nelle aule. Era commovente vedere tanti ragazzi che aspettavano fuori in attesa del loro turno e intanti si facevano i compiti appoggiati a scrittoi di fortuna, alcuni facevano i compiti poggiando i loro quaderni sulle ruote di ferro di un trattore agricolo arrugginito.
Giovanna Grillo ci ha scritto:

Dell’esperienza in Guinea Bissau ciò che commuove è l’osservare il senso di gratitudine che le persone hanno, indipendentemente dalla loro etnia, balanta o mandinga, indipendentemente dalla loro religione, animisti, mussulmani o cattolici… Oso pensare che questo è il vero motivo che ha indotto Padre Antonio Grillo a vivere tra quella gente per così tanti anni, e superare ogni paura…il loro senso di gratitudine, il loro sorriso, il loro modo di vivere. Durante il nostro viaggio ci capitava di confrontare le nostre idee, ciò che ci domandavamo ripetutamente è se il loro modo di vivere è migliore o peggiore del nostro o magari diverso, ovviamente le risposte al quesito erano varie…

Sicuramnete eistono differenze percepibili ad occhio nudo, il forte rispetto dei ruoli, l’armonia che tutti hanno durante la celebrazione della santa messa, il loro sembrare una grande e unita famiglia. Visibili alcuni aspetti di inciviltà ma con questo intendo dire la condizioni igenico-sanitarie, l’inesistenza di reti stradali e di vie di comunicazione, ma altrattanto visibile la loro armonia, il loro vivere di poco, forse perchè di più non hanno o forse perchè di più non conoscono…ma, nonostante ciò il vivere “felici”.

Da tutti i racconti è emerso la grande dignità delle donne africane, molte incinte, altre con i figli a seguito, serene, impegnate, con andamento regale. Alcune sofferenti nei lebbrosari ma sempre dignitose. Io le proporrei per il premio nobel per la pace.

NINO LONGO: mi preparò a fare di Pietragalla il mio luogo dello spirito.

Pubblicato da Donato Pepe il 2 febbraio 2010

E’ stato il mio maestro nella scuola elementare di Pietragalla dal 1947 al 1952, negli anni duri del secondo dopo-guerra. Quando, ai mali endemici di una terra avara e matrigna da sempre, si sommarono quelli occasionati dalle brutture della guerra. In questa i Pietragallesi, benché la percepissero lontana, non compresa e non voluta, rimasero coinvolti, come in tutte le altre calamità, che, peraltro, erano abituati ad affrontare pazientemente e dignitosamente.
Il maestro Nino Longo – limpido esempio di quanto fosse valida l’istruzione del “maestro unico†che conduce per mano il bambino alla scoperta del mondo, senza le incertezze di indirizzo della pluralità di educatori – ci aveva sì insegnato a leggere, scrivere e far di conto, ma soprattutto, con gli scarsi mezzi dell’epoca, ci aveva aperto alla vita con le sue lezioni di civiltà, di conquiste socio-culturali e di fiducia nel futuro dell’uomo. Lezioni dalle quali – così come le ricordo oggi dopo oltre sessant’anni – traspariva un eccezionale ottimismo di fondo. Una visione sempre positiva dell’esistenza umana, al di là di ogni inevitabile contrarietà .
Del ventennio fascista, non si era trovato intruppato fra le frotte dei denigratori dell’ultima ora. Dell’esperienza appena conclusa, apprezzava gli aspetti positivi di talune conquiste sociali, ma riteneva che, sulla democrazia appena ritrovata, sarebbe stato possibile costruire un futuro ben migliore per la nostra derelitta regione, della quale riconosceva già da allora la potenzialità delle risorse delle quali era dotata (come dimenticare le sue lezioni sulle dighe, sulle centrali idroelettriche e quando ci illustrava il significato di una “torre per l’estrazione del petrolio†posizionata su Tramutola nelle cartine del “Sussidiarioâ€, che ancora conservo?).
Poi, laureatosi, andò ad insegnare a Roma alle scuole medie. Ma in paese è tornato tutti gli anni, immediatamente dopo la chiusura delle lezioni, restandovi fino all’inizio dell’anno scolastico successivo. E non potevo fare a meno di incontrarlo ogni volta che anch’io tornavo a Pietragalla, andando a cercarlo alla “Taverna†o alla “Mancosa†dove ero sicuro di trovarlo, per alimentare quei sentimenti di riconoscenza nei suoi confronti che con il tempo, lungi dall’affievolirsi, sempre più si consolidavano in me ormai diventato adulto.
Parlavamo di tutto, ma alla lunga si tornava sempre sull’argomento “Pietragallaâ€, perché per noi era il luogo dello spirito, come lo è Gerusalemme per gli Ebrei, i Cattolici ed i Musulmani. Centro dei valori che spaziano da quelli più tradizionali quali la patria, la famiglia, il lavoro, l’amicizia, la religione … a quelli che sono più nella considerazione dei contemporanei, quali la solidarietà, l’attenzione per i meno fortunati, la meritocrazia … Ma anche concentrazione di quegli aspetti meno positivi che una piccola comunità ineluttabilmente porta con sé. Di questi ultimi, tuttavia, ne percepivamo pochi, perché al cospetto dei nostri occhi incantati i primi sopravanzavano abbondantemente i secondi.
Ora che non è più fra di noi, ha voluto riposare nel locale Cimitero, dove, quando andrò a fargli visita, potremo ancora continuare a parlare del nostro luogo dello spirito.

Domenico A. Zotta

Memoria é futuro

Pubblicato da pharmak0n il 27 gennaio 2010

Il 31 Gennaio 2010, in occasione della “Giornata della memoria”, Giosef Acerenza, in collaborazione con il Comune di Acerenza, organizza una serata di proiezioni, interventi e dibattito presso l’auditorium comunale.

Durante la serata sarà proiettato il film “L’ultimo treno” di Yurek Bogayevicz.

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