Conferita dal Consiglio Comunale la Cittadinanza Onoraria al Prof. Canio Pavone

Pubblicato da Donato Pepe il 10 agosto 2011

Nella seduta del Consiglio Comunale del 10 agosto 2011 è stata conferita la Cittadinanza Onoraria al Prof. Canio Pavone.

L’iniziativa è partita dall’Associazione Culturale “Acheruntia†che ha offerto all’Amministrazione una vasta documentazione a sostegno della proposta che l’Amministrazione ha fatto propria. Il sindaco, dott. Rossella Quinto ha sottolineato come: “Dal 1999 il prof. Canio Pavone, italo-americano, professore di liceo negli Stati Uniti per capire l’origine del suo nome ha scoperto su internet Acerenza il cui protettore è San Canio. E’ venuto in occasione della festa del santo patrono ed è rimasto affascinato dalla nostra cittadina e dalla nostra comunità tanto da ritornare annualmente nei mesi estivi.
Ha partecipato alle nostre manifestazioni nelle diverse edizioni del Corteo Storico, ha tenuto gratuitamente corsi di inglese a vantaggio dei nostri giovani, ha intessuto rapporti ravvicinati con i nostri anziani e, per facilitare la comunicazione con essi, ha imparato il nostro dialetto che ora parla correntemente.
Ha ospitato nella sua casa a New York diversi acheruntini che si sono recati in America accompagnandoli a visitare la città ed offrendo loro tutto il supporto logistico necessario.

Il Capogruppo di Maggioranza, Consigliere Michele Lapenna, ha espresso il consenso e l’apprezzamento per l’iniziativa e rivolgendosi al prof. Pavone “ConferendoLe la Cittadinanza Onoraria, ha detto, Le esprimiamo il nostro senso di accoglienza profonda e la gratitudine di tutta la Comunità Acheruntina per quel che ha fatto tra di noi e per noiâ€. Ha preso poi la parola l’Assessore Ianniello Giovanni testimoniando di essere stato personalmente beneficiario dell’accoglienza e delle affettuose attenzioni del Prof. Pavone in occasione di un suo viaggo negli Stati Uniti.

Il Presidente dell’Associazione Culturale “Acheruntia†, Nicola Venosa, ha raccontato del primo incontro con il Prof. Pavone citando diversi aneddoti che hanno visto consolidare questo bellissimo rapporto di “vicinanza†e di familiare frequentazione tra l’italo-americano e gli acheruntini giovani ed anziani.

Quindi ha preso la parola il prof. Pavone che ha detto: “A chi mi chiedeva perché mi piacesse tanto Acerenza io non ho saputo rispondere. Non si può spiegare a parole cosa senti in fondo alla tua anima. Mi emoziona la bellezza di Acerenza, i suoi panorami mozzafiato, quei vicoli misteriosi tutti orientati verso una unica meta: la maestosa Cattedrale. Ma la cosa più bella che mi ha affascinato è lo spirito degli acheruntini, l’amore per la famiglia, le tradizioni che innervano la storia di Acerenza. Mi sono inserito in tutti i momenti della vita acheruntina sentendomi accolto con autentica gioia. Ringrazio tutti e ciascuno. Ho sempre sentito che ci fosse un posto per me in questa comunità e questo riconoscimento inatteso della Cittadinanza Onoraria è una straordinaria conferma di cui sono grato a tutti voi che da oggi posso riconoscere come miei concittadini.â€

Le novità cui va incontro la scuola acheruntina sono delle concrete opportunità?

Pubblicato da Donato Pepe il 12 febbraio 2011


A partire dal settembre 2011 la scuola di Acerenza sarà impegnata in due grandi innvovazioni:
- L’istituzione dell’istituto omnicomprensivo che sotto una sola Presidenza organizzerà tutte le scuole della nostra cittadina a partire dalla materna fino alla scuola secondaria superiore;
- L’istituzione nella scuola superiore, accanto all’istituto tecnico commerciale, l’istituto professionale per i “servizi socio-sanitariâ€.

Quella dell’istituto omnicomprensivo è stata una scelta obbligata che ci ha consentito di mantenere ad Acerenza la presidenza della scuola, condizione questa indispensabile per programmare sul nostro territorio una scuola di qualità che ci consenta di offrire concrete possibilità ai nostri giovani di acquisire adeguate competenze che consentano loro di essere competitivi nel complesso sistema del mercato del lavoro e della libera professione.

La qualità della scuola è un presupposto indispensabile che deve essere garantito a partire dalla scuola dell’infanzia. E’ necessario infatti che tutti i segmenti che compongono il sistema di formazione siano di elevata qualità, giacché non è possibile avere una scuola superiore di qualità se i ragazzi che vi entrano arrivano impreparati o peggio ancora portatori di disagio da deficit ambientale. Si parla di deficit di origine ambientale quando un ragazzo pur essendo portatore di buone attitudini non ha avuto l’opportunità di gustare il piacere del lavoro scolastico fatto bene, non ha acquisito un metodo di studio, non è stato educato all’impegno scolastico.

La scuola di qualità ha bisogno di una dirigenza stabile e competente, di docenti stabili, motivati, costantemente impegnati in percorsi di aggiornamento professionale, ha bisogno del sostegno e della partecipazione dei genitori , e dell’impegno e della vicinanza dell’amministrazione locale.

La scuola di Acerenza ha una tradizione di elevato prestigio, ha tutte le condizioni per soddisfare le esigenza formative degli alunni. In questi ultimi giorni ha visto impegnata in sua difesa tutta la comunità cittadina comprese le forze politiche locali. Una comunità che dispone di una buona scuola ha il presupposto essenziale per guardare al futuro con una certa serenità, di questi tempi non è poco.

L’indirizzo socio-sanitario aggiunto alla scuola superiore di Acerenza è una ulteriore opportunità che non dobbiamo assolutamente sprecare. Questo non vuol dire che bisogna condizionare tutte le famiglie a scegliere per i propri figli la ragioneria o l’istituto professionale. E’ opportuno che i nostri ragazzi che hanno competenze e potenzialità adeguate scelgano uno dei licei perché le scuole sono a servizio dei ragazzi e non i ragazzi a servizio delle scuole. Allora dove andiamo a prendere gli alunni? L’indirizzo socio-sanitario come anche l’istituto tecnico hanno capacità di attrarre alunni solo se garantiamo adeguata visibilità sul territorio ed elevata qualità sotto il profilo educativo e didattico.

Il corso di studi dell’istituto professionale ad indirizzo socio-sanitario prevede la durata di quattro anni con 32 ore settimanali i primi due anni sono prevalentemente impegnati per la formazione culturale di base gli ultimi due invece prevalentemente impegnati per le discipline specifiche d’indirizzo. Al termine del percorso i giovani diplomati possono inserirsi nel mondo del lavoro come educatori di comunità o di asilo nido, attività di supporto per l’autonomia (area handicap), supporto attività educative (area adolescenza o anziani), mediazione culturale (area stranieri).
Per chi invece volesse investire in ulteriore formazione sono aperte le facoltà universitarie, i percorsi universitari nelle scienze infermieristiche, ostetricia, fisioterapia, educazione professionale sanitaria, scienze della formazione primaria, servizi sociali, dietista, igienista dentale, prevenzione e sicurezza del lavoro.

E’ un percorso di studi decisamente interessante.
Ad Acerenza poi la presenza di una istituzione d’eccellenza come la Don Gnocchi non può non costituire un ulteriore motivazione alla scelta ed anche una sicura opportunità di esperienze formative di tirocino o di stages.

STRADE DI IERI, GIOCHI DI OGGI, SORRISI DI SEMPRE.

Pubblicato da Donato Pepe il 19 luglio 2010


Al giorno d’oggi si parla di globalizzazione, industrializzazione, modernizzazione. Paroloni complicati e tante volte ignorati nelle piccole comunità di paese come la nostra che ancora fanno della cronaca la loro leggenda più grande. È stupendo passeggiare per le viuzze contorte del centro storico ammirandole nel loro antico splendore ma è ancora più bello udire le grida dei bambini, che, quasi come in una caccia al tesoro, corrono senza mete precise per il paese, quasi volessero catturare il vento. Numerosa è la presenza di bimbi stranieri i quali interagiscono e si rapportano al meglio con i loro compagni acheruntini dando insieme vita ad avventure sempre nuove. In una società proiettata verso il baratro e caratterizzata da novità tecnologiche accattivanti non è facile incontrare per strada ragazzini i quali trascorrono l’infanzia ed i primi anni dell’adolescenza ancora come le vecchie generazioni, seppure con giochi chiaramente differenti ma le cui radici sono da ricercarsi “nell’Acerenza†di altri tempi. Ed è così che palloni, biciclette e giochi di gruppo animano le piazze del nostro borgo antico. “ Nascondino, acchiapparello, il gioco della campana, un due tre stellaâ€â€¦ tutto diviene un susseguirsi di simpatie e “lotteâ€, dalle prime competizioni, ai primi risentimenti, alle prime soddisfazioni. Poi però, come per magia, basta una formula ed un mignolo incrociato per ritornare a rivivere la gioia dell’amicizia e la forza dell’unione, ideali che erano, sono e resteranno, si spera, la base salda del nostro domani. Perché un futuro senza valori e senza passato, non è degno di essere definito tale.

Merisabell Calitri

Avviso: Chiusura Cattedrale

Pubblicato da Alberico Anobile il 24 maggio 2010

Don Pierpaolo Cilla ha fatto pervenire al blog un importante avviso rivolto a tutta la comunità acheruntina:

Lunedì, 14 Giugno 2010, la basilica cattedrale di Acerenza verrà chiusa ai fedeli e ai visitatori per il tempo necessario alla ripavimentazione della stessa.

Vivono di poco e … nonostante ciò vivono “felici”.

Pubblicato da Donato Pepe il 7 febbraio 2010

Abbiamo dato notizia della partenza della delegazione diocesana che si è recata in Africa, in Guinea Bissau, luogo di missione di Padre Antonio Grillo. Ho atteso il loro ritorno per raccogliere le loro emozioni ed il loro racconto.
I ricordi sono lucidi, come lucidi sono gli occhi di chi racconta. Sembrano materializzare immagini indimenticabili e di grandissima suggestione.
Per favore, non vorrei essere citato mi ha detto uno dei protagonisti, ma io lì ci torno e mi fermo con loro per tutto il tempo che posso. E’ stato troppo bello. Certo non è stato facile! Non si può rimanere indifferenti di fronte a tanta povertà. Tuttavia negli occhi dei bambini e delle persone adulte c’era una invidiabile serenità. La cosa che più mi ha emozionato fino alle lacrime è stato vedere quanto bene ha potuto fare in quelle terre Padre Antonio. La gente accorreva dai villaggi lontani per vederlo e per rinnovare la loro gratitudine e la loro venerazione.

Una donna anziana ha affidato alla nostra delegazione 200 euro per i terremotati di Haiti. Per loro è una somma molto rilevante li ha raccolti in tutto il villaggio, tra cristiani, animisti e musulmani, e li ha affidati a noi perchè di noi hanno fiducia.
Una realizzazione mirabile il liceo intitolato a Padre Antonio, non ci sono abbastanza aule e i ragazzi fanno i turni per entrare nelle aule. Era commovente vedere tanti ragazzi che aspettavano fuori in attesa del loro turno e intanti si facevano i compiti appoggiati a scrittoi di fortuna, alcuni facevano i compiti poggiando i loro quaderni sulle ruote di ferro di un trattore agricolo arrugginito.
Giovanna Grillo ci ha scritto:

Dell’esperienza in Guinea Bissau ciò che commuove è l’osservare il senso di gratitudine che le persone hanno, indipendentemente dalla loro etnia, balanta o mandinga, indipendentemente dalla loro religione, animisti, mussulmani o cattolici… Oso pensare che questo è il vero motivo che ha indotto Padre Antonio Grillo a vivere tra quella gente per così tanti anni, e superare ogni paura…il loro senso di gratitudine, il loro sorriso, il loro modo di vivere. Durante il nostro viaggio ci capitava di confrontare le nostre idee, ciò che ci domandavamo ripetutamente è se il loro modo di vivere è migliore o peggiore del nostro o magari diverso, ovviamente le risposte al quesito erano varie…

Sicuramnete eistono differenze percepibili ad occhio nudo, il forte rispetto dei ruoli, l’armonia che tutti hanno durante la celebrazione della santa messa, il loro sembrare una grande e unita famiglia. Visibili alcuni aspetti di inciviltà ma con questo intendo dire la condizioni igenico-sanitarie, l’inesistenza di reti stradali e di vie di comunicazione, ma altrattanto visibile la loro armonia, il loro vivere di poco, forse perchè di più non hanno o forse perchè di più non conoscono…ma, nonostante ciò il vivere “felici”.

Da tutti i racconti è emerso la grande dignità delle donne africane, molte incinte, altre con i figli a seguito, serene, impegnate, con andamento regale. Alcune sofferenti nei lebbrosari ma sempre dignitose. Io le proporrei per il premio nobel per la pace.

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