Dream People di Roberto Cancellara

“Il Piccolo Principe” ospite in una classe terza della Scuola Primaria ad Acerenza?

Pubblicato da Donato Pepe il 10 giugno 2010

I bambini hanno bisogno di modelli etici a loro dimensione, di identificazioni poetiche prima che di modelli competitivi. Gli eroi dei film moderni, le eroine delle trasmissioni televisive sono tutti super accessoriati, vincenti, al di fuori di una visione quotidiana, partecipata.

Leggere e drammatizzare “Il Piccolo Principe” è scoprire un codice comportamentale che diventa etica comune:
riferirsi alla sua saggezza, alla sua accoglienza di ogni diversità, senza pregiudizi e senza giudizi di negazione dell’altro.
Il Piccolo Principe, sa amare profondamente, sa conoscere e prendersi cura della complessità dell’altro.
E’ curioso di conoscere l’universo senza conquiste, senza possesso, senza arrecare danno agli ambienti che esplora.

Perchè una recita senza costumi?
Il motivo principale è la concentrazione sui contenuti, la forma si adegua alla semplicità, all’essenzialità che non si vede bene con gli occhi, ma con il cuore! E’ forse una tecnica teatrale nuova, ma nostra!
Abbiamo imparato che i baobab prima di essere enormi alberi sono germogli che il Piccolo Principe quotidianamente riconosce e sradica.
I pensieri cattivi nel nostro cuore germogliano e si alimentano delle nostre energie e fantasie.
Se li lasciamo crescere il nostro piccolo asteroide, la casa dei nostri affetti: il nostro cuore si sgretolerà e con esso il senso della vita.
E’ un invito alla lettura anche per gli adulti!

Progetto “Acerenza diffusaâ€

Pubblicato da Donato Pepe il 17 aprile 2010

Caro Donato,
ho letto l’appello che ha inviato dalla lontana Argentina il Sig. Mathias Caramutti e non posso fare a meno di ritornare su un argomento che ho già avuto modo di trattare in qualche altra occasione ed anche su questo blog.
Vivo da molti anni lontano da Acerenza, ma conservo affetti ed interessi che mi portano a ritornare in paese e, comunque, a tenermi informato sullo stato delle cose e sui progetti di sviluppo della comunità.
Appartengo, quindi, a quella nutrita schiera di “Acheruntini non residentiâ€, che con il loro paese di origine conservano forti legami di memoria, di affetti o di interessi.
Personalmente credo che questi nostri concittadini possono rappresentare anche una risorsa economica per Acerenza e per la comunità dei residenti.
Questa “Acerenza diffusa†in Italia e nel Mondo si può sommare alla “Acerenza dei residentiâ€.
Ma deve essere scandagliata, identificata scientificamente e coinvolta in un progetto di sviluppo culturale ed economico del loro paese di origine, dopo averne sondato i bisogni di ricongiungimento.
Bisogna, però, coinvolgere anche i nostri giovani!
Si può pensare, quindi, anche ad un progetto che veda il coinvolgimento dei nostri ragazzi. Ad esempio, nel periodo estivo, si può pensare di ospitare ad Acerenza in famiglia i figli (o i nipoti) di alcuni di questi nostri concittadini che vivono all’estero e che non hanno mai visto il paese d’origine dei loro parenti o antenati.
Durante il soggiorno potranno imparare l’italiano. La scuola locale potrebbe essere coinvolta per qualche attività didattica di insegnamento della nostra lingua.
E, poi, l’estate successiva i nostri giovani saranno ospitati all’estero dai loro nuovi amici, che vivono nella “Acerenza diffusa†che si trova in Francia, Belgio Canada, Argentina ed altre nazioni.
Così si rinnoverebbe un legame di ricongiungimento, ma con “nuovi e giovani concittadiniâ€.
Segnalo alla riflessione comune che questi nostri concittadini di “Acerenza diffusa†(con i loro amici e conoscenti) possono essere i primi ed i migliori “Clienti del Borgo Albergoâ€. Poi devono arrivare anche gli altri portati dal turismo culturale, dal turismo religioso, dal turismo eno-gastronomico, dal turismo di prossimità, etc.
Un ruolo di capofila nella gestione di un simile iniziativa potrebbe essere svolto dall’Associazione culturale di Acerenza.
Mentre un forte supporto alla individuazione di tutte le comunità di Acheruntini diffuse in Italia e nel Mondo potrebbe essere fornito da un nostro concittadino, il Dr. Nicola Di Pietro (fratello di Michele Di Pietro), ex dirigente regionale che vive a Potenza, che per motivi di lavoro ha conosciuto tutte le associazioni dei lucani nel mondo e, quindi, ha incontrato molti dei nostri concittadini che vivono nella “Acerenza diffusaâ€.
Da parte mia, metto a disposizione da subito il mio piccolo contributo di partecipazione a questa iniziativa.
Dino Salese

NINO LONGO: mi preparò a fare di Pietragalla il mio luogo dello spirito.

Pubblicato da Donato Pepe il 2 febbraio 2010

E’ stato il mio maestro nella scuola elementare di Pietragalla dal 1947 al 1952, negli anni duri del secondo dopo-guerra. Quando, ai mali endemici di una terra avara e matrigna da sempre, si sommarono quelli occasionati dalle brutture della guerra. In questa i Pietragallesi, benché la percepissero lontana, non compresa e non voluta, rimasero coinvolti, come in tutte le altre calamità, che, peraltro, erano abituati ad affrontare pazientemente e dignitosamente.
Il maestro Nino Longo – limpido esempio di quanto fosse valida l’istruzione del “maestro unico†che conduce per mano il bambino alla scoperta del mondo, senza le incertezze di indirizzo della pluralità di educatori – ci aveva sì insegnato a leggere, scrivere e far di conto, ma soprattutto, con gli scarsi mezzi dell’epoca, ci aveva aperto alla vita con le sue lezioni di civiltà, di conquiste socio-culturali e di fiducia nel futuro dell’uomo. Lezioni dalle quali – così come le ricordo oggi dopo oltre sessant’anni – traspariva un eccezionale ottimismo di fondo. Una visione sempre positiva dell’esistenza umana, al di là di ogni inevitabile contrarietà .
Del ventennio fascista, non si era trovato intruppato fra le frotte dei denigratori dell’ultima ora. Dell’esperienza appena conclusa, apprezzava gli aspetti positivi di talune conquiste sociali, ma riteneva che, sulla democrazia appena ritrovata, sarebbe stato possibile costruire un futuro ben migliore per la nostra derelitta regione, della quale riconosceva già da allora la potenzialità delle risorse delle quali era dotata (come dimenticare le sue lezioni sulle dighe, sulle centrali idroelettriche e quando ci illustrava il significato di una “torre per l’estrazione del petrolio†posizionata su Tramutola nelle cartine del “Sussidiarioâ€, che ancora conservo?).
Poi, laureatosi, andò ad insegnare a Roma alle scuole medie. Ma in paese è tornato tutti gli anni, immediatamente dopo la chiusura delle lezioni, restandovi fino all’inizio dell’anno scolastico successivo. E non potevo fare a meno di incontrarlo ogni volta che anch’io tornavo a Pietragalla, andando a cercarlo alla “Taverna†o alla “Mancosa†dove ero sicuro di trovarlo, per alimentare quei sentimenti di riconoscenza nei suoi confronti che con il tempo, lungi dall’affievolirsi, sempre più si consolidavano in me ormai diventato adulto.
Parlavamo di tutto, ma alla lunga si tornava sempre sull’argomento “Pietragallaâ€, perché per noi era il luogo dello spirito, come lo è Gerusalemme per gli Ebrei, i Cattolici ed i Musulmani. Centro dei valori che spaziano da quelli più tradizionali quali la patria, la famiglia, il lavoro, l’amicizia, la religione … a quelli che sono più nella considerazione dei contemporanei, quali la solidarietà, l’attenzione per i meno fortunati, la meritocrazia … Ma anche concentrazione di quegli aspetti meno positivi che una piccola comunità ineluttabilmente porta con sé. Di questi ultimi, tuttavia, ne percepivamo pochi, perché al cospetto dei nostri occhi incantati i primi sopravanzavano abbondantemente i secondi.
Ora che non è più fra di noi, ha voluto riposare nel locale Cimitero, dove, quando andrò a fargli visita, potremo ancora continuare a parlare del nostro luogo dello spirito.

Domenico A. Zotta

Una delegazione diocesana in Africa.

Pubblicato da Donato Pepe il 22 gennaio 2010

Una delegazione diocesana è partita per l’Africa, sulle orme dell’esperienza missionaria di Padre Antonio Grillo. Le foto qui riportate sono di repertorio e si riferiscono al primo viaggio dell’anno scorso.
La delegazione, composta di oltre 15 persone, accompagna l’Arcivescovo, Mons. Giovanni Ricchiuti, che va a visitare la diocesi sorella di Bafatà in Guinea Bissau. A Bambadinca, una comunità della diocesi di Bafatà, in ricordo della feconda missione di Padre Antonio Grillo è stata eretta una scuola superiore intitolata appunto al nostro beneamato sacerdote.

È un viaggio culturale perchè ci mette in contatto con una civiltà profondamente diversa che si è strutturata su una diversa scala di bisogni; spirituale perchè muoviamo in spirito di fratellanza verso persone che conservano gelosamente alcuni valori che noi abbiamo dispersi; materiale perchè la nostra comunità diocesana mette a disposizione risorse economiche che consentiranno il completamento della scuola e la realizzazione di un pozzo che allievi i disagi connessi con la indisponibilità di acqua. E’ un viaggio o più semplicemente un’avventura, come lo è stata quella vissuta negli uffici Asl per capire quali vaccinazioni fossero necessarie.

L’aspetto più straordinario di questo viaggio è la scoperta della reciprocità nel senso che noi appartenenti ai paesi ricchi andiamo verso l’Africa con l’atteggiamento di sufficienza salvo poi, una volta lì rendersi conto che mentre noi pur avendo un livello di natalità drammaticamente basso emarginiamo i nostri giovani dai processi produttivi, loro invece pur avendo tantissimi giovani investono tutto su di loro. Grazie agli aiuti economici messi a disposizione dalla nostra comunità diocesana è stato possibile far progredire i lavori del “Liceuâ€, istituto di istruzione superiore intitolato a Padre Antonio Grillo, e di attivare una radio diocesana che promuove educazione civile, igienica e religiosa nella zona.
Con gli aiuti raccolti quest’anno si spera di terminare il “liceu†e di realizzare un pozzo. Alla raccolta di fondi hanno contribuito con particolare generosità le scuole, questo va sottolineato non per la rilevanza dell’importo raccolto, ma per la valenza educativa che la sensibilizzazione dei docenti ha espresso. I nostri ed i loro ragazzi superando ogni barriera si danno la mano e questa è una grande speranza per il nostro povero pianeta. Globalizzare la speranza rappresenta il miglior investimento per il futuro.

Presentazione del libro “Acerenza racconta”

Pubblicato da pharmak0n il 2 luglio 2009

Martedì, 30 giugno 2009, nella sala consiliare della Comunità Montana, Acerenza si è raccontata dal vivo. Un incanto che ha saputo incantare: voci giovanissime, voci di un passato che non vuole essere risucchiato dall’oblio, musiche dal vivo di giovanissimi della nostra Banda.
Gli alunni della Scuola Primaria e della Scuola dell’Infanzia hanno presentato un’azione del progetto Lettura e scrittura creativa: una narrazione scritta da tante mani sui banchi di scuola, una fiaba moderna in cui Acerenza e i suoi piccoli abitanti, i suoi luoghi, la sua magia, la sua storia passata e presente si incontrano e si raccontano con parole e immagini.
I docenti e i dirigenti hanno fermamente voluto la pubblicazione del volume affinché questa conoscenza diventi relazione, memoria e scoperta continua.
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La referente del progetto, insegnante Isabella Famularo, ha aperto la serata dicendo:

E’ il libro il protagonista di questa serata. Siamo felici di presentare questo nostro lavoro perché pensare ad un libro vuol dire soprattutto creare quei presupposti che consentono ai bambini di andare lontano tra realtà e fantasia oltrepassando limiti e confini fisici e temporali.
Il nostro libro, quale documento prezioso che apre l’io ad infiniti mondi favorendo processi di identificazione, vuole mettere in evidenza che lo scrivere è una magica strategia che libera il pensiero, una magia che crea, proietta oltre il detto, fa crescere e fa conoscere.
Si sa che la fiaba, luogo di tutte le ipotesi, può consegnare le chiavi per entrare nella realtà attraverso strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere se stesso e il mondo, gli può dare delle immagini per analizzarlo e criticarlo e una spiegazione della vita.
Quindi “Acerenza raccontaâ€, una nuova fiaba moderna, racconta di sé, delle sue meraviglie, delle sue ricchezze e povertà; un narrare tra realtà e fantasia, tra eventi e mistero.
Un libro è come uno specchio che l’autore offre perché si scoprano cose che, senza lo specchio, non potrebbero scoprirsi.
I bambini attraverso la scrittura, con una penna tra le dita e colorando i loro pensieri d’inchiostro hanno imparato a guardare questo specchio simbolico in una simbiosi tra possibile ed impossibile, scoprendo un mondo che appartiene all’uomo da sempre.

La dirigente scolastica Roberta Masi ha sottolineato il senso dell’iniziativa, l’impegno della scuola per la promozione della nostra comunità, il piacere personale di essere “Acheruntina†per il tempo di permanenza ad Acerenza.
Il dirigente Giuseppe Possidente, che negli anni scorsi ha sostenuto il progetto, ha dato un significato originale alla scelta di una lucertola come guida dei bambini nella narrazione: come la lucertola cerca il sole, così i bambini sono alla ricerca della luce e del calore di una cultura vitale.

Antonietta Pepe

Immagine anteprima YouTube
Ringraziamo Canio Scattone per la segnalazione del video.
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