NINO LONGO: mi preparò a fare di Pietragalla il mio luogo dello spirito.
E’ stato il mio maestro nella scuola elementare di Pietragalla dal 1947 al 1952, negli anni duri del secondo dopo-guerra. Quando, ai mali endemici di una terra avara e matrigna da sempre, si sommarono quelli occasionati dalle brutture della guerra. In questa i Pietragallesi, benché la percepissero lontana, non compresa e non voluta, rimasero coinvolti, come in tutte le altre calamità , che, peraltro, erano abituati ad affrontare pazientemente e dignitosamente.
Il maestro Nino Longo – limpido esempio di quanto fosse valida l’istruzione del “maestro unico†che conduce per mano il bambino alla scoperta del mondo, senza le incertezze di indirizzo della pluralità di educatori – ci aveva sì insegnato a leggere, scrivere e far di conto, ma soprattutto, con gli scarsi mezzi dell’epoca, ci aveva aperto alla vita con le sue lezioni di civiltà , di conquiste socio-culturali e di fiducia nel futuro dell’uomo. Lezioni dalle quali – così come le ricordo oggi dopo oltre sessant’anni – traspariva un eccezionale ottimismo di fondo. Una visione sempre positiva dell’esistenza umana, al di là di ogni inevitabile contrarietà .
Del ventennio fascista, non si era trovato intruppato fra le frotte dei denigratori dell’ultima ora. Dell’esperienza appena conclusa, apprezzava gli aspetti positivi di talune conquiste sociali, ma riteneva che, sulla democrazia appena ritrovata, sarebbe stato possibile costruire un futuro ben migliore per la nostra derelitta regione, della quale riconosceva già da allora la potenzialità delle risorse delle quali era dotata (come dimenticare le sue lezioni sulle dighe, sulle centrali idroelettriche e quando ci illustrava il significato di una “torre per l’estrazione del petrolio†posizionata su Tramutola nelle cartine del “Sussidiarioâ€, che ancora conservo?).
Poi, laureatosi, andò ad insegnare a Roma alle scuole medie. Ma in paese è tornato tutti gli anni, immediatamente dopo la chiusura delle lezioni, restandovi fino all’inizio dell’anno scolastico successivo. E non potevo fare a meno di incontrarlo ogni volta che anch’io tornavo a Pietragalla, andando a cercarlo alla “Taverna†o alla “Mancosa†dove ero sicuro di trovarlo, per alimentare quei sentimenti di riconoscenza nei suoi confronti che con il tempo, lungi dall’affievolirsi, sempre più si consolidavano in me ormai diventato adulto.
Parlavamo di tutto, ma alla lunga si tornava sempre sull’argomento “Pietragallaâ€, perché per noi era il luogo dello spirito, come lo è Gerusalemme per gli Ebrei, i Cattolici ed i Musulmani. Centro dei valori che spaziano da quelli più tradizionali quali la patria, la famiglia, il lavoro, l’amicizia, la religione … a quelli che sono più nella considerazione dei contemporanei, quali la solidarietà , l’attenzione per i meno fortunati, la meritocrazia … Ma anche concentrazione di quegli aspetti meno positivi che una piccola comunità ineluttabilmente porta con sé. Di questi ultimi, tuttavia, ne percepivamo pochi, perché al cospetto dei nostri occhi incantati i primi sopravanzavano abbondantemente i secondi.
Ora che non è più fra di noi, ha voluto riposare nel locale Cimitero, dove, quando andrò a fargli visita, potremo ancora continuare a parlare del nostro luogo dello spirito.
Domenico A. Zotta















