Dream People di Roberto Cancellara

NINO LONGO: mi preparò a fare di Pietragalla il mio luogo dello spirito.

Pubblicato da Donato Pepe il 2 febbraio 2010

E’ stato il mio maestro nella scuola elementare di Pietragalla dal 1947 al 1952, negli anni duri del secondo dopo-guerra. Quando, ai mali endemici di una terra avara e matrigna da sempre, si sommarono quelli occasionati dalle brutture della guerra. In questa i Pietragallesi, benché la percepissero lontana, non compresa e non voluta, rimasero coinvolti, come in tutte le altre calamità, che, peraltro, erano abituati ad affrontare pazientemente e dignitosamente.
Il maestro Nino Longo – limpido esempio di quanto fosse valida l’istruzione del “maestro unico†che conduce per mano il bambino alla scoperta del mondo, senza le incertezze di indirizzo della pluralità di educatori – ci aveva sì insegnato a leggere, scrivere e far di conto, ma soprattutto, con gli scarsi mezzi dell’epoca, ci aveva aperto alla vita con le sue lezioni di civiltà, di conquiste socio-culturali e di fiducia nel futuro dell’uomo. Lezioni dalle quali – così come le ricordo oggi dopo oltre sessant’anni – traspariva un eccezionale ottimismo di fondo. Una visione sempre positiva dell’esistenza umana, al di là di ogni inevitabile contrarietà .
Del ventennio fascista, non si era trovato intruppato fra le frotte dei denigratori dell’ultima ora. Dell’esperienza appena conclusa, apprezzava gli aspetti positivi di talune conquiste sociali, ma riteneva che, sulla democrazia appena ritrovata, sarebbe stato possibile costruire un futuro ben migliore per la nostra derelitta regione, della quale riconosceva già da allora la potenzialità delle risorse delle quali era dotata (come dimenticare le sue lezioni sulle dighe, sulle centrali idroelettriche e quando ci illustrava il significato di una “torre per l’estrazione del petrolio†posizionata su Tramutola nelle cartine del “Sussidiarioâ€, che ancora conservo?).
Poi, laureatosi, andò ad insegnare a Roma alle scuole medie. Ma in paese è tornato tutti gli anni, immediatamente dopo la chiusura delle lezioni, restandovi fino all’inizio dell’anno scolastico successivo. E non potevo fare a meno di incontrarlo ogni volta che anch’io tornavo a Pietragalla, andando a cercarlo alla “Taverna†o alla “Mancosa†dove ero sicuro di trovarlo, per alimentare quei sentimenti di riconoscenza nei suoi confronti che con il tempo, lungi dall’affievolirsi, sempre più si consolidavano in me ormai diventato adulto.
Parlavamo di tutto, ma alla lunga si tornava sempre sull’argomento “Pietragallaâ€, perché per noi era il luogo dello spirito, come lo è Gerusalemme per gli Ebrei, i Cattolici ed i Musulmani. Centro dei valori che spaziano da quelli più tradizionali quali la patria, la famiglia, il lavoro, l’amicizia, la religione … a quelli che sono più nella considerazione dei contemporanei, quali la solidarietà, l’attenzione per i meno fortunati, la meritocrazia … Ma anche concentrazione di quegli aspetti meno positivi che una piccola comunità ineluttabilmente porta con sé. Di questi ultimi, tuttavia, ne percepivamo pochi, perché al cospetto dei nostri occhi incantati i primi sopravanzavano abbondantemente i secondi.
Ora che non è più fra di noi, ha voluto riposare nel locale Cimitero, dove, quando andrò a fargli visita, potremo ancora continuare a parlare del nostro luogo dello spirito.

Domenico A. Zotta

Una delegazione diocesana in Africa.

Pubblicato da Donato Pepe il 22 gennaio 2010

Una delegazione diocesana è partita per l’Africa, sulle orme dell’esperienza missionaria di Padre Antonio Grillo. Le foto qui riportate sono di repertorio e si riferiscono al primo viaggio dell’anno scorso.
La delegazione, composta di oltre 15 persone, accompagna l’Arcivescovo, Mons. Giovanni Ricchiuti, che va a visitare la diocesi sorella di Bafatà in Guinea Bissau. A Bambadinca, una comunità della diocesi di Bafatà, in ricordo della feconda missione di Padre Antonio Grillo è stata eretta una scuola superiore intitolata appunto al nostro beneamato sacerdote.

È un viaggio culturale perchè ci mette in contatto con una civiltà profondamente diversa che si è strutturata su una diversa scala di bisogni; spirituale perchè muoviamo in spirito di fratellanza verso persone che conservano gelosamente alcuni valori che noi abbiamo dispersi; materiale perchè la nostra comunità diocesana mette a disposizione risorse economiche che consentiranno il completamento della scuola e la realizzazione di un pozzo che allievi i disagi connessi con la indisponibilità di acqua. E’ un viaggio o più semplicemente un’avventura, come lo è stata quella vissuta negli uffici Asl per capire quali vaccinazioni fossero necessarie.

L’aspetto più straordinario di questo viaggio è la scoperta della reciprocità nel senso che noi appartenenti ai paesi ricchi andiamo verso l’Africa con l’atteggiamento di sufficienza salvo poi, una volta lì rendersi conto che mentre noi pur avendo un livello di natalità drammaticamente basso emarginiamo i nostri giovani dai processi produttivi, loro invece pur avendo tantissimi giovani investono tutto su di loro. Grazie agli aiuti economici messi a disposizione dalla nostra comunità diocesana è stato possibile far progredire i lavori del “Liceuâ€, istituto di istruzione superiore intitolato a Padre Antonio Grillo, e di attivare una radio diocesana che promuove educazione civile, igienica e religiosa nella zona.
Con gli aiuti raccolti quest’anno si spera di terminare il “liceu†e di realizzare un pozzo. Alla raccolta di fondi hanno contribuito con particolare generosità le scuole, questo va sottolineato non per la rilevanza dell’importo raccolto, ma per la valenza educativa che la sensibilizzazione dei docenti ha espresso. I nostri ed i loro ragazzi superando ogni barriera si danno la mano e questa è una grande speranza per il nostro povero pianeta. Globalizzare la speranza rappresenta il miglior investimento per il futuro.

Presentazione del libro “Acerenza racconta”

Pubblicato da pharmak0n il 2 luglio 2009

Martedì, 30 giugno 2009, nella sala consiliare della Comunità Montana, Acerenza si è raccontata dal vivo. Un incanto che ha saputo incantare: voci giovanissime, voci di un passato che non vuole essere risucchiato dall’oblio, musiche dal vivo di giovanissimi della nostra Banda.
Gli alunni della Scuola Primaria e della Scuola dell’Infanzia hanno presentato un’azione del progetto Lettura e scrittura creativa: una narrazione scritta da tante mani sui banchi di scuola, una fiaba moderna in cui Acerenza e i suoi piccoli abitanti, i suoi luoghi, la sua magia, la sua storia passata e presente si incontrano e si raccontano con parole e immagini.
I docenti e i dirigenti hanno fermamente voluto la pubblicazione del volume affinché questa conoscenza diventi relazione, memoria e scoperta continua.
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La referente del progetto, insegnante Isabella Famularo, ha aperto la serata dicendo:

E’ il libro il protagonista di questa serata. Siamo felici di presentare questo nostro lavoro perché pensare ad un libro vuol dire soprattutto creare quei presupposti che consentono ai bambini di andare lontano tra realtà e fantasia oltrepassando limiti e confini fisici e temporali.
Il nostro libro, quale documento prezioso che apre l’io ad infiniti mondi favorendo processi di identificazione, vuole mettere in evidenza che lo scrivere è una magica strategia che libera il pensiero, una magia che crea, proietta oltre il detto, fa crescere e fa conoscere.
Si sa che la fiaba, luogo di tutte le ipotesi, può consegnare le chiavi per entrare nella realtà attraverso strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere se stesso e il mondo, gli può dare delle immagini per analizzarlo e criticarlo e una spiegazione della vita.
Quindi “Acerenza raccontaâ€, una nuova fiaba moderna, racconta di sé, delle sue meraviglie, delle sue ricchezze e povertà; un narrare tra realtà e fantasia, tra eventi e mistero.
Un libro è come uno specchio che l’autore offre perché si scoprano cose che, senza lo specchio, non potrebbero scoprirsi.
I bambini attraverso la scrittura, con una penna tra le dita e colorando i loro pensieri d’inchiostro hanno imparato a guardare questo specchio simbolico in una simbiosi tra possibile ed impossibile, scoprendo un mondo che appartiene all’uomo da sempre.

La dirigente scolastica Roberta Masi ha sottolineato il senso dell’iniziativa, l’impegno della scuola per la promozione della nostra comunità, il piacere personale di essere “Acheruntina†per il tempo di permanenza ad Acerenza.
Il dirigente Giuseppe Possidente, che negli anni scorsi ha sostenuto il progetto, ha dato un significato originale alla scelta di una lucertola come guida dei bambini nella narrazione: come la lucertola cerca il sole, così i bambini sono alla ricerca della luce e del calore di una cultura vitale.

Antonietta Pepe

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Ringraziamo Canio Scattone per la segnalazione del video.
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Cenni storici sull’origine del Seminario e del Museo diocesano.

Pubblicato da Donato Pepe il 27 aprile 2009

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Pubblicato su Wiki un prezioso documento storico che Mons. Anselmo Saluzzi, Protonotario Apostolico di Sua Santità, ci ha cortesemente messo a disposizione.

Si tratta di una traccia di ricerca storica sui diversi riaddattamenti strutturati che ha subito l’antico castello per essere adibito a seminario, prima, scuola pubblica, ed infine museo d’arte sacra.

Questo documento presenta diversi piani di lettura, tutti di grande interesse per la storia di Acerenza:

  • la diocesi a servizio della comunità ecclesiale e civile;
  • la storia della nostra scuola pubblica che si sviluppa e cresce su una iniziativa ecclesiale;
  • l’origine e lo sviluppo di un grande progetto: il museo d’Arte sacra.
  • Un vivo ringraziamento va anche a Giuseppe Antonio Famularo che ha collaborato con Mons. Anselmo Saluzzi per l’organizzazione e la formattazione digitale del documento.

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    Diritto allo studio sulla neve?

    Pubblicato da Donato Pepe il 21 febbraio 2009

    scuola

    Oggi, 20 febbraio 2009, in Acerenza si è verificato per l’ennesima volta un grave disservizio da parte dell’amministrazione comunale. Dopo un giorno di chiusura scolastica, causa neve, l’amministrazione ha riaperto le scuole. Ringraziamo per il diritto allo studio garantito ai nostri figli. Non è stata però garantita l’incolumità degli alunni, dei genitori e di coloro che nella scuola stessa lavorano.
    Parlare ancora non serve …
    Alleghiamo alcune foto per consentire una riflessione.
    Con l’augurio che i nostri figli non debbano incrementare il lavoro di ortopedici e fisiatri speriamo che chi di dovere si mobiliti e faccia in modo che situazioni del genere non abbiano a ripetersi.
    All’amministrazione comunale ed al Presidente della Comunità Montana abbiamo fatto pervenire questa nota sottoscritta da un numeroso gruppo di genitori.

    Anna Maria Bianchi

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