La Cetonia sul Cardo ovvero la ricordanza demiurgica di Domenico Gilio
Salendo sul palco del fossato, al termine della presentazione del libro “La Cetonia sul cardoâ€, per rispondere alla domanda se la poesia salverà il mondo, avevo l’impressione che il tempo si fosse preso gioco di me. Dopo anni di peripezie e di studi, mi riportava sul punto di partenza, quando le sere di festa l’orchestra adunava il popolo per il concerto di musica classica ed io ero in prima fila in piedi, ad ascoltare gli assoli della prima cornetta.
Ho sempre con me quest’invisibile orchestra e la torre dell’orologio, cuore del Borgo, che porta alla coscienza il tempo fuggevole e unisce, in un nodo di affetti, i luoghi, dove più di frequente la mia anima si specchia: il Corso, Porta S.Canio, il Belvedere delle Rocce, con i tramonti ricamati dal Vulture, la Torretta, su cui, al brillio delle stelle, d’estate sale il canto dei grilli: una salmodia arcaica senza fine. E su tutto, la Chiesa, che racchiude quanto di più maestoso e solenne e vivo un Borgo antico può contenere.
Dovevo parlare della funzione salvifica della poesia, ma le parole si affastellavano, si aggomitolavano; sentivo però che la musica e le movenze armoniose delle bambine della scuola di danza avevano destato la Cetonia dalla canicola estiva. L’insetto svolante della mia infanzia era tra di noi e col suo carisma liberava sensazioni nuove, lì lì affioranti, un mondo intatto di emozioni e di sentimenti. Si svelava la parte alata di ognuno di noi.
Questo è l’enigma che mi porta per mano; come il cielo stesso di Acerenza che ci permea e si dilata, puro e tenebroso; è dentro di noi e ci trascende e ci fa guardare con orrore e senso sacro gli abissi e ci salva da essi. Una voce segreta mi sussurra sovente le parole di una poesia giovanile: nella vita tu cammini te stesso; la tua meta ogni passo e mi crea intorno una situazione circolare, che si allarga progredendo verso i limiti estremi dell’orizzonte, dove cielo e terra e mare sono tuttuno e formano come una sfera immateriale. Ogni creatura vivente, pur dispersa nel caos del mondo, si muove dentro un fascio di luce che piove dal cielo, che bisogna comunque cercare e conquistare, perché sia benigno.
Questo è il rispetto , il senso “sacro†del mio legame con il territorio, che Aniello Ertico ha rilevato nella sua relazione ed anche “la drammaticità †della “Rimembranza demiurgicaâ€, evidenziata da Mario Ciola come il motivo conduttore della mia poesia e la mia visione del mondo.
La poesia, che non si copre di finzioni, è per sua natura drammatica. Se è autentica, lecca le proprie ferite, per una perdita, una separazione irreparabile; e può lenire anche le ferite altrui. Se si scende con onestà negli scantinati della propria anima, insieme con il proprio sé, si incontrano i Sé degli altri, di tutte le creature che abitano la terra. In questa consonanza, si diventa tutti confidenti e corresponsabili dell’essere nel mondo. Liberi dall’autocompiacimento, ma anche dalla disperazione; il proprio tempo è il tempo degli altri; passato e futuro, memoriale e profetico.
Questa condizione poetica partecipa ai risvegli, ma anche al tramonto delle cose; alle feste e agli addii. E’ felice delle erbe umili dei prati; sente che il bellissimo canto si rinnova/ di gaudio e frenesia, ma avverte che può essere uno spazio perduto l’innocenza.
La scienza aumenta la conoscenza del mondo e con essa il senso di potere dell’uomo; ma l’uomo deve abituarsi a non abusarne per potersi salvare, ritrovandosi creatura dell’universo e ricercando i passi per mantenersi fedele alla vita, in armonia con il ritmo naturale delle cose. Per questo ho provato una grande gioia, nel dialogare con la giovane poetessa Merisabell Calitri. A Lei ho affidato, in un gesto di solidarietà e di continuità generazionale, la missione della composizione poetica, come ricerca di senso e della bellezza.
E’ un gesto di fiducia nel futuro. La Cetonia della mia poesia, dalla tunica verde aurata, incastonata sul fiore rosso viola del Cardo, vuole sensibilizzare i giovani al potere salvifico della Bellezza, idea-valore percepibile più facilmente del Bene. La Bellezza splenderà sempre di nuova luce nelle piazze e nelle strade di Acerenza; gioirà nei giochi dei bambini, sui balconi rifioriti delle case.
Ringrazio per tutto questo la Telemaco Editrice di Donato Pepe, che ha voluto stampare con dovizia di cure il libro; la Chiesa che ha permesso di impreziosire la stampa con i fregi del portale e con le immagini della cripta; il Sindaco, Dott.ssa Rossella Quinto, che mi ha onorato di una speciale pergamena a ricordo; la Biblioteca, che conserva e divulga memoria e conoscenza; i relatori, Mario Ciola e Aniello Ertico, maestri, non solo dell’analisi letteraria, ma dell’animo umano. La lettrice Mimma Congedo; la voce fuori campo, Merisabell. La maestra di danza Marina Pepice e le sue baby allieve. La Cittadinanza tutta.
La musica della mia poesia tributa: Onore all’uomo/ dalla coscienza vigile!…lode/ alla donna dall’ancestrale cuore.
Domenico Gilio















