Don Michele Gala e la chiesetta di San Vincenzo
Nel mese di maggio, di colpo, la graziosa chiesetta gentilizia di San Vincenzo ( Samânginzâ ) si rianimava: lâinsistente, sottile e caratteristico suono della campanella annunciava lâarrivo della ânovena alla Madonnaâ.
Ma giĂ qualche giorno prima, però, Don Michele Gala dalla sua finestra avvisava mia madre dellâimminente avvio delle celebrazioni, invitandola a mandargli â Caniuccâ â, mio fratello Canio, chierichetto prediletto dellâArciprete, per impartirgli le necessarie istruzioni.
E cosĂŹ, per alcuni giorni, nella chiesa di San Vincenzo alla messa mattutina si aggiungevano le celebrazioni pomeridiane della novena alla Madonna.
In anticipo sullâinizio della liturgia del mattino, il vibrante e veloce suono della campanella della chiesetta svegliava noi bambini della zona, ancora profondamente assopiti prima di affrontare le quotidiane fatiche della giornata scolastica. Svegliarsi allâimprovviso mi faceva sobbalzare. Ma subito dopo giungeva piacevole il forte garrito delle numerosi rondini che giĂ si rincorrevano nel nostro limpido cielo, sfrecciando velocissime ed esibendosi in virate spericolate. E questo rendeva piacevole lâinizio della mia giornata.
Dâun tratto, dai vicoli circostanti, arrivavano molte donne , ma anche uomini, per assistere alla celebrazione mattutina. Don Michele, con passo incerto ma attento, usciva dal suo palazzo, attraversava la strada ed entrava in chiesa per la vestizione e la celebrazione del rito, prima di recarsi nella sua tenuta di campagna, ai piani, dove trascorreva gran parte della giornata.
Lâaltro appuntamento religioso era quello del pomeriggio, la novena vera e propria. Quella, però, era anche lâora della quotidiana ed interminabile partita di pallone giocata da noi bambini nel nostro âstadio cittadinoâ, Largo Seminario ( Uâ Sâmânaârâiâ ), lo slargo adiacente a San Vincenzo. Ed a volte i fedeli presenti al rito, dal recito antistante la chiesetta, ci intimavano di smettere di giocare per non disturbare la recita delle preghiere.
Per la novena la chiesetta si riempiva subito fino alla porta. E come sempre, di corsa e vestito di tutto punto, arrivava trafelato anche il mitico Angelo Maria Calitri che, con la sua sapiente tecnica rianimava un improbabile strumento musicale presente in chiesa, con il quale accompagnava le lodi cantate con la sua potente voce.
Durante la celebrazione del pomeriggio, poi, dal finestrone posto sulla facciata di San Vincenzo filtrava una lama di luce che, nella penombra di quellâambiente raccolto e dalle sfumature antiche, creava unâatmosfera calda e suggestiva. Dallâaltare Don Michele, nei suoi paramenti sacri, con i movimenti lenti e la cupa voce, dava vita a un quadro che oggi appare come un fotogramma dellâottocento.
Di Don Michele Gala mi piace ricordare un aneddoto visto dal mio terrazzo.
Con la bella stagione, apriva la finestra che affacciava sulla chiesa di San Vincenzo e poggiava sulla ringhiera del cibo per gli uccelli. Questi avevano stretto amicizia con il prelato e senza indugio, nĂŠ timore, entravano anche nella sua camera.
Dopo la sua morte, per qualche tempo, alcuni di questi uccellini non si davano pace nel trovare sbarrato il balcone del loro benefattore e, rimanendo in volo, con forza sbattevano il becco ai vetri della finestra per invitare il loro amico ad aprirla. Alcuni sbattevano cosĂŹ forte che sembrava volessero bucare quella resistente trasparenza. Ma il loro grande amico non câera piĂš!
Dino Salese
















