“Ogni ulteriore cambiamento non può che andare verso il peggio” Leon Battista Alberti

Pubblicato da Donato Pepe il 17 giugno 2011

In una bellissima piazza di Mantova fu intervistato per il programma “Incontri” di RaiTre il sociologo di origini polacche Zygmunt Bauman sul tema dell’ideale di perfezione. Prese ad esempio la città dei Gonzaga come di un documento vivo molto potente dell’ideale dialettico di perfezione. “L’ideale di perfezione è sempre davanti a noi di centimetri e chilometri; avere davanti questa prospettiva è una benedizione è il sogno di una possibilità di riconciliare le contraddizioni, di avere una perfetta coesione una perfetta coerenza una totalità, una condizione in cui diceva Leon Battista Alberti “ogni ulteriore cambiamento non può che andare verso il peggio”.

………… : e purtroppo negli ultimi tempi lo possiamo dire di alcune scelte fatte ad Acerenza. Di una Acerenza ferita, squarciata nei suoi tratti distintivi, nel suo ventre medievale.
Niente, e sottolineo niente, è stato fatto come la tradizione della nostra città ci indicava. Alcuni anni fa regalai a Don Mario Festa una pubblicazione della Regione Basilicata frutto di un corso di formazione. Vi era una foto molto vecchia di Acerenza, inedita, almeno per noi acheruntini che testimoniava lo scatto antecedente al 1903/04 prima quindi della posa del basolato, tanto che nella foto era evidente un misto tra roccia e ciottolato.
Le pavimentazioni, sono il tema di questo intervento; il glorioso basolato trasportato al cimitero senza un degno funerale e ancora peggio senza motivo, forse per il capriccio o l’inconsapevolezza di chissà chi, e quello nuovo, posato nella cattedrale, come in una semplice e qualsiasi tavernetta. Mi sorge il dubbio che queste scelte abbiano un solo padre, e che i cittadini acheruntini non siano stati ascoltati e Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Le domande sono due, la prima: come abbiamo potuto disfarci di una pietra simile a quella che abbiamo calcato per più di un secolo? La seconda:come si è potuto montare quel pavimento in cattedrale? Ho scelto questo tema perché un impianto urbanistico come il nostro che già esprime una sua potenza, non ha bisogno di sconvolgimenti ma di conservazione, ecco quindi che “ogni ulteriore cambiamento non può che volgere al peggio” In Italia per fortuna ci sono esempi di straordinaria conservazione. Se non sbaglio ogni anno in occasione del Palio di Siena la pavimentazione di Piazza del Campo viene smontata numerata, e rimontata; e ancora la meravigliosa piazza di Vigevano è composta nella parte centrale da un pavimento fatto in acciottolato e con una manutenzione giornaliera con terra e non cemento viene conservata nel tempo e noi invece?
E’ vero che il basolato delle vie cittadine nel corso degli anni ha subito grossi danni dai vari lavori eseguiti, ultimo è stato il riposamento in seguito alla costruzione della rete del gas-metano e, danno ulteriore, in alcuni punti non fu posato a regola d’arte. In quei lavori però ci fu una inequivocabile scelta primaria e cioè che ogni basola avrebbe dovuto essere rimessa nello stesso punto da cui era stata tolta. Quella scelta in un contesto come il nostro dove la conservazione dell’ ambiente naturale è la sola vera ricchezza, va ora letta nella dimensione estetica dei beni da preservare alle generazioni future. – Tempo fa scrissi sempre su questo blog un appassionato articolo sulla difesa della verginità del nostro ambiente naturale contro un possibile-probabile sviluppo selvaggio dei parchi eolici in Basilicata. Argomento trattato nel libro -Filosofia del Paesaggio- di Paolo D’Angelo che nel capitolo secondo, si occupa della Geofilmica, ovvero : che cosa può fare il cinema per il paesaggio? Mi chiedo, se i Sassi di Matera fossero stati stravolti nel loro originario impianto urbanistico e addobbati con luci per esempio sotto il piano della pavimentazione stradale, o chissà cos’altro, avrebbero girato La Passione? Andiamo a vedere i dati delle presenze dei turisti in Basilicata e vediamo dove vanno e se si fermano, quei dati ci diranno che Matera è la porta di ingresso ma anche quella di uscita e che avendo conservato l’unica ricchezza di cui disponeva, una volta proiettata su scala mondiale, ha ottenuto successo, fama ed economia.

Allora mi chiedo:

1 Ma non sarebbe stato meglio sostituire solo i cubetti di quella parte interessata di Via Vittorio Veneto?

2 Perché fu montato il nuovo basolato in Piazza Gliinni? Per dare continuità con Via Vittorio Veneto? Se così è, è stata data discontinuità con Via Regina Elena che monta il vecchio basolato e con Piazza Gianturco che monta il nuovo e che se sarà montato solo il pavimento sarà un miracolo perché sento strane voci di luci ed altro.

3 In Via Umberto I non ci doveva essere una accurata selezione delle basole smontate? Non si poteva (certo che si può ancora) fare meno abuso di cemento? Avrebbero dovuto rimontarle su terra, e questo è un altro orrore.

5 E se modifiche non ce ne saranno come faremo a sopportare lo scempio che si presenta davanti ai nostri occhi? A tale proposito mi domando:quel povero fontanino dietro la cattedrale aveva mica fatto del male a qualcuno per averlo ridotto a quelle dimensioni con il riquadro rimontato storto .

6 Chi ridarà agli acheruntini ciò che è stato levato e cioè un testimone della propria storia?

E’ vero che dal dopoguerra in poi, complice il crescente tenore di vita è stato fatto ogni tipo di abuso al patrimonio edilizio tradizionale. Là dove c’erano le scale in pietra in tanti casi furono montati i peggiori marmi tanto per fare un esempio, e i più terribili infissi anticorodal. Ora però che da alcuni anni a questa parte cresce sempre di più la cultura della conservazione, ora che si parla di turismo sostenibile e difesa dell’ambiente, miniamo alla base queste idee con delle scelte inopportune? Questo mio intervento vuole solo ed esclusivamente avviare un dibattito sull’argomento, senza farne una polemica di destra o di sinistra, c’è infatti qualcosa di molto più importante di queste visioni di parte e cioé l’integrità dell’impianto architettonico acheruntino.

L’altra pavimentazione su cui vorrei attirare l’attenzione è quello della cattedrale. E’ infatti noto a tutti che è stato cambiato e c’è stata anche una cerimonia di inaugurazione ma mi chiedo: se quello che c’era non andava bene e quello di prima lo stesso, perché ne hanno montato un altro che non è all’altezza del monumento? La dimensione ed il montaggio (da tavernetta) sono umilianti per la cattedrale, “per questa perla nel mediterraneo” come la definì negli anni novanta Cosimo Damiano Fonseca. Questo ha deciso l’organo preposto cioè la Soprintendenza? Anche nella cattedrale di Melfi sono stati fatti interventi di dubbio gusto come ad es. le pareti dipinte di un rosa più adatto ad una camera da letto che ad un antico edificio. Per avere un parere terzo aspettiamo qualche visitatore con guida come spesso ne vediamo che conosce meglio di molti di noi la storia dei nostri luoghi e chiediamogli che cosa ne pensa.
Giuseppe Caramuta.

Educational Vulture-AltoBradano 2010

Pubblicato da Donato Pepe il 28 marzo 2010

Per iniziativa dell’Associazione Naturalmente Lucano in collaborazione con la Federazione Italiana Turismo Sociale è stato organizzato un educational turistico al quale hanno partecipato diversi Circoli Ricreativi Aziendali per Lavoratori fra i quali spicca il Cral dell’ENI, dell’INPS, della Regione Lazio e dell’UNICREDIT.
Al seguito dei tour operators Fulvio Varasano giornalista de “La Repubblica” con il compito di raccontare l’esperienza.
L’Amminastrazione comunale si è preoccupata di far inserire anche Acerenza tra le localitĂ  di visitare ed ha coordinato le attivitĂ  di accoglienza alla quale hanno partecipato l’Oleificio Agrobiol, le Cantine Farnesi, il Panificio Calitri, il Panificio Tiri, il Pastificio Quagliara, il Ristorante Palazzo Gala, il Ristorante Al Duomo, Hotel Ristorante Il Casone, l’Agriturismo Torre Luna, ha collaborato l’Associazione Culturale Acheruntia e l’Associazione Acerenza.info.

La manifestazione ha avuto almeno quattro punti di forza:

  • i tour operators muovono i flussi turistici indirizzandoli verso aziende di accoglienza e di ristorazione di qualitĂ  promuovendo di fatto interessanti opportunitĂ  per gli operatori del settore;
  • gli imprenditori di Acerenza sono stati protagonisti nella realizzazione dell’accoglienza e nella promozione di un “pacchetto Acerenza”
  • ai tour operators sono stati presentati e fatti degustare i migliori prodotti locali ricevendone un apprezzamento unanime ed incondizionato;
  • gli ospiti hanno potuto visitare oltre alla Cattedrale, al museo diocesano ed alla casa contadina anche i laboratori artistici dei fratelli Saluzzi e di Kita Ianniello, e l’artigianato in legno di Salandra.

    Gli ospiti sono rimasti incantati ed alcuni Cral hanno dichiarato di voler utilizzare le opportunitĂ  che offre Acerenza.

    La manifestazione è perfettamente riuscita ed ha raggiunto i suoi obiettivi. Non basterĂ  tuttavia a promuovere un significativo rilancio turistico se non ci organizziamo con intelligenza imprenditoriale e se non saremo in grado di fare sistema in un regime di collaborazione fra imprenditori dell’accoglienza, della ristorazione e del commercio.

    Diamoci quindi da fare c’è spazio per tutti anche perchè c’è tanto da lavorare e nessuno può e deve tirarsi indietro.

  • Lettera aperta all’amministrazione.

    Pubblicato da Donato Pepe il 26 novembre 2009

    ASSOCIAZIONE “ACERENZA.INFO”

    Acerenza 25 novembre 2009

    Alla cortese attenzione della dott. Rossella Quinto, sindaco di Acerenza, e della sua Giunta.

    Invio, per conto dell’Associazione “Acerenza.info”, la documentazione completa sul dibattito che si è sviluppato sul nostro blog a partire dal 4 settembre 2008 sulla questione delle basole e della pavimentazione del centro storico.

    Questa iniziativa, coerente con gli scopi statutari della nostra Associazione intende promuovere participazione attiva sulle scelte amministrative che incidono sul futuro della nostra comunitĂ .

    Chiediamo pertanto di conoscere le ragioni che sottendono alla scelta di sostituire con nuovo materiale litico le vecchie basole che concorrono a fare del nostro centro storico uno dei centri più belli d’Italia. Il centro storico infatti costituisce una delle più importanti risorse per lo sviluppo del nostro comune.

    Siamo certi che le SS.LL. vorranno apprezzare lo spirito di questa iniziativa e non faranno mancare una cortese risposta.

    Nel frattempo vogliano gradire i nostri piĂą cordiali saluti.

    IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE
    (Donato Pepe)

    Al Villaggio Tabor l’Arcivescovo incontra le amministrazioni locali. Si discute di povertĂ , disagio sociale. Il progetto Policoro.

    Pubblicato da Donato Pepe il 28 gennaio 2009

    ricchiuti

    Si è tenuto ieri sera alle ore 18, presso la sala ottagonale dedicata a Giovanni Paolo II, in Tenuta Gala, l’incontro-dibattito sul tema della povertà. Un momento di riflessione, non soltanto di propulsione cristiana, che coinvolge i diciassette sindaci e amministrazioni comunali dei centri della diocesi di Acerenza, che giocano il ruolo di protagonisti insieme alla Caritas diocesana, al gruppo pastorale giovanile e ai rappresentanti del Progetto Policoro. Alla presenza del vescovo Giovanni Ricchiuti, dei sindaci, degli assessori, degli psicologi e degli assistenti sociali si è cercato di fare il punto della situazione per quel che riguarda il tema della povertà. Un tema affrontato in un momento economico tanto delicato che mette al centro dell’attenzione le famiglie disagiate e i giovani senza lavoro. A rappresentare la Caritas diocesana, il direttore Don Nicola Moles, insieme alle animatrici di comunità Luciana Forlio e Annamaria Ferrari, a rappresentare la pastorale giovanile, il direttore don Mimmo Beneventi, presente Don Giordano Stigliani rappresentante dell’ufficio pastorale per le problematiche sociali e del lavoro e infine, una speranza per i giovani: il Progetto Policoro rappresentato dal segretario regionale Elena Muscena e da Livia Falotico.
    “ La povertĂ  – riferisce il vescovo Ricchiuti- è presente nella nostra comunitĂ  diocesana, e rispecchia la cifra nazionale secondo la quale il 10-15% delle famiglie vivono al limite di ogni possibilitĂ . Le richieste di aiuto partono dal sostegno verso i bisogni primari e arrivano alle richieste di lavoro.” E’ esattamente nella povertĂ  lavorativa che si spiega il ruolo del Progetto Policoro all’interno dell’incontro. “Il Progetto Policoro – continua Ricchiuti- nasce per dare speranza ai giovani, per fare ciò è molto importante la collaborazione tra le istituzioni e i gruppi locali, come la Caritas e la pastorale giovanile, i quali continuano a lavorare sodo per far fronte ai bisogni delle famiglie meno fortunate”. Il Progetto Policoro, infatti, nasce con l’obiettivo di offrire strumenti e opportunitĂ  ai giovani al fine di risolvere il problema della disoccupazione.
    Il vescovo Ricchiuti non si ferma ad affrontare il tema “povertà” solo per le famiglie meno agiate,o per i giovani senza una posizione lavorativa, ma si rivolge anche alle problematiche delle comunità neocomunitarie ed extracomunitarie presenti nei centri della arcidiocesi, come la corrente, critica situazione di Palazzo San Gervasio, purtroppo ancora da risolvere.
    In ultima battuta, il vescovo Ricchiuti ha ritenuto opportuno sottolineare che il vero obiettivo dell’incontro, è la ricerca nella collaborazione delle autorità civili con i gruppi spirituali, per interagire, mettendo insieme le forze per superare questo momento socio-economico molto delicato.

    Enza Saluzzi

    Laboratorio formativo di cittadinanza solidale.

    Pubblicato da Donato Pepe il 10 dicembre 2008

    Il progetto di cittadinanza solidale è un’azione sperimentale che fa capo all’Apofil di Basilicata e che ha interessato cinque comuni della regione tra i quali Acerenza. Il progetto, rivolto prevalentemente ai giovani non o non ancora inseriti nei processi produttivi, si propone l’obiettivo di integrare il reddito individuando una opportunità nelle problematiche sociali anche allo scopo di rimettere in moto le loro potenzialità.
    La metodologia usata è stata quella di rilevare i problemi attraverso interviste, incontri e conversazioni con gli anziani, dare rilievo sociale a tali problemi utilizzando il linguaggio incisivo ed immediato dello spot di comunicazione sociale per poi discuterli in incontri di comunità allo scopo sollecitare interesse e costruire insieme ipotesi di soluzione.

    I cinque progetti sono stati coordinati dal dott. Riccardo Biazzo dell’Apofil. Il gruppo di Acerenza è stato accompagnato da Canio Montanaro che ha svolto il ruolo di tutor. Il laboratorio è partito un anno fa.

    I beneficiari del progetto hanno presentato i risultati della loro ricerca, dalla quale emerge una situazione di pesante marginalità degli anziani che si traduce in grave disagio logistico, nell’assenza di servizi alla persona, e in una condizione di solitudine intorno alla quale coagula una sofferenza muta e inesprimibile.

    Uno sprazzo di luce in questo quadro dai toni marcatamente scuri è dato dal Centro di Riabilitazione della Fondazione Don Gnocchi, un centro di qualità sotto il profilo sanitario ma soprattutto luogo di accoglienza nel quale prevale l’attenzione per la persona e la cura di tutti i particolari perché i degenti sentano, in un clima relazionale caldo ed accogliente, salvaguardata la dignità della persona.

    Gli anziani presenti all’incontro hanno espresso la loro gratitudine per l’iniziativa si augurano che abbia un seguito e che anche le istituzioni si rendano diligenti nel’organizzare servizi adeguati per la terza età. Una comunità dove i giovani non sanno cosa fare e gli anziani muoiono in solitudine è una comunità senza anima e senza futuro.

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