“Ogni ulteriore cambiamento non può che andare verso il peggio” Leon Battista Alberti
In una bellissima piazza di Mantova fu intervistato per il programma “Incontri” di RaiTre il sociologo di origini polacche Zygmunt Bauman sul tema dell’ideale di perfezione. Prese ad esempio la città dei Gonzaga come di un documento vivo molto potente dell’ideale dialettico di perfezione. “L’ideale di perfezione è sempre davanti a noi di centimetri e chilometri; avere davanti questa prospettiva è una benedizione è il sogno di una possibilità di riconciliare le contraddizioni, di avere una perfetta coesione una perfetta coerenza una totalità , una condizione in cui diceva Leon Battista Alberti “ogni ulteriore cambiamento non può che andare verso il peggio”.
………… : e purtroppo negli ultimi tempi lo possiamo dire di alcune scelte fatte ad Acerenza. Di una Acerenza ferita, squarciata nei suoi tratti distintivi, nel suo ventre medievale.
Niente, e sottolineo niente, è stato fatto come la tradizione della nostra città ci indicava. Alcuni anni fa regalai a Don Mario Festa una pubblicazione della Regione Basilicata frutto di un corso di formazione. Vi era una foto molto vecchia di Acerenza, inedita, almeno per noi acheruntini che testimoniava lo scatto antecedente al 1903/04 prima quindi della posa del basolato, tanto che nella foto era evidente un misto tra roccia e ciottolato.
Le pavimentazioni, sono il tema di questo intervento; il glorioso basolato trasportato al cimitero senza un degno funerale e ancora peggio senza motivo, forse per il capriccio o l’inconsapevolezza di chissà chi, e quello nuovo, posato nella cattedrale, come in una semplice e qualsiasi tavernetta. Mi sorge il dubbio che queste scelte abbiano un solo padre, e che i cittadini acheruntini non siano stati ascoltati e Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Le domande sono due, la prima: come abbiamo potuto disfarci di una pietra simile a quella che abbiamo calcato per più di un secolo? La seconda:come si è potuto montare quel pavimento in cattedrale? Ho scelto questo tema perché un impianto urbanistico come il nostro che già esprime una sua potenza, non ha bisogno di sconvolgimenti ma di conservazione, ecco quindi che “ogni ulteriore cambiamento non può che volgere al peggio” In Italia per fortuna ci sono esempi di straordinaria conservazione. Se non sbaglio ogni anno in occasione del Palio di Siena la pavimentazione di Piazza del Campo viene smontata numerata, e rimontata; e ancora la meravigliosa piazza di Vigevano è composta nella parte centrale da un pavimento fatto in acciottolato e con una manutenzione giornaliera con terra e non cemento viene conservata nel tempo e noi invece?
E’ vero che il basolato delle vie cittadine nel corso degli anni ha subito grossi danni dai vari lavori eseguiti, ultimo è stato il riposamento in seguito alla costruzione della rete del gas-metano e, danno ulteriore, in alcuni punti non fu posato a regola d’arte. In quei lavori però ci fu una inequivocabile scelta primaria e cioè che ogni basola avrebbe dovuto essere rimessa nello stesso punto da cui era stata tolta. Quella scelta in un contesto come il nostro dove la conservazione dell’ ambiente naturale è la sola vera ricchezza, va ora letta nella dimensione estetica dei beni da preservare alle generazioni future. – Tempo fa scrissi sempre su questo blog un appassionato articolo sulla difesa della verginità del nostro ambiente naturale contro un possibile-probabile sviluppo selvaggio dei parchi eolici in Basilicata. Argomento trattato nel libro -Filosofia del Paesaggio- di Paolo D’Angelo che nel capitolo secondo, si occupa della Geofilmica, ovvero : che cosa può fare il cinema per il paesaggio? Mi chiedo, se i Sassi di Matera fossero stati stravolti nel loro originario impianto urbanistico e addobbati con luci per esempio sotto il piano della pavimentazione stradale, o chissà cos’altro, avrebbero girato La Passione? Andiamo a vedere i dati delle presenze dei turisti in Basilicata e vediamo dove vanno e se si fermano, quei dati ci diranno che Matera è la porta di ingresso ma anche quella di uscita e che avendo conservato l’unica ricchezza di cui disponeva, una volta proiettata su scala mondiale, ha ottenuto successo, fama ed economia.

Allora mi chiedo:
1 Ma non sarebbe stato meglio sostituire solo i cubetti di quella parte interessata di Via Vittorio Veneto?
2 Perché fu montato il nuovo basolato in Piazza Gliinni? Per dare continuità con Via Vittorio Veneto? Se così è, è stata data discontinuità con Via Regina Elena che monta il vecchio basolato e con Piazza Gianturco che monta il nuovo e che se sarà montato solo il pavimento sarà un miracolo perché sento strane voci di luci ed altro.
3 In Via Umberto I non ci doveva essere una accurata selezione delle basole smontate? Non si poteva (certo che si può ancora) fare meno abuso di cemento? Avrebbero dovuto rimontarle su terra, e questo è un altro orrore.
5 E se modifiche non ce ne saranno come faremo a sopportare lo scempio che si presenta davanti ai nostri occhi? A tale proposito mi domando:quel povero fontanino dietro la cattedrale aveva mica fatto del male a qualcuno per averlo ridotto a quelle dimensioni con il riquadro rimontato storto .
6 Chi ridarà agli acheruntini ciò che è stato levato e cioè un testimone della propria storia?
E’ vero che dal dopoguerra in poi, complice il crescente tenore di vita è stato fatto ogni tipo di abuso al patrimonio edilizio tradizionale. Là dove c’erano le scale in pietra in tanti casi furono montati i peggiori marmi tanto per fare un esempio, e i più terribili infissi anticorodal. Ora però che da alcuni anni a questa parte cresce sempre di più la cultura della conservazione, ora che si parla di turismo sostenibile e difesa dell’ambiente, miniamo alla base queste idee con delle scelte inopportune? Questo mio intervento vuole solo ed esclusivamente avviare un dibattito sull’argomento, senza farne una polemica di destra o di sinistra, c’è infatti qualcosa di molto più importante di queste visioni di parte e cioé l’integrità dell’impianto architettonico acheruntino.
L’altra pavimentazione su cui vorrei attirare l’attenzione è quello della cattedrale. E’ infatti noto a tutti che è stato cambiato e c’è stata anche una cerimonia di inaugurazione ma mi chiedo: se quello che c’era non andava bene e quello di prima lo stesso, perché ne hanno montato un altro che non è all’altezza del monumento? La dimensione ed il montaggio (da tavernetta) sono umilianti per la cattedrale, “per questa perla nel mediterraneo” come la definì negli anni novanta Cosimo Damiano Fonseca. Questo ha deciso l’organo preposto cioè la Soprintendenza? Anche nella cattedrale di Melfi sono stati fatti interventi di dubbio gusto come ad es. le pareti dipinte di un rosa più adatto ad una camera da letto che ad un antico edificio. Per avere un parere terzo aspettiamo qualche visitatore con guida come spesso ne vediamo che conosce meglio di molti di noi la storia dei nostri luoghi e chiediamogli che cosa ne pensa.
Giuseppe Caramuta.























