Mons. Vairo Arcivescovo di Acerenza dal 1970 al 1979 in un libro di Edmondo Soave

Pubblicato da Donato Pepe il 2 gennaio 2012


Il giornalista Edmondo Soave, autore del libro “Mons. Giuseppe Vairo – Il sequestrato di Dio†rileva come nel periodo in cui il futuro vescovo si formava nei seminari di Cosenza e di Reggio Calabria: “c’era … una questione meridionale anche nella Chiesa.†Il clero, debole sotto il profilo culturale, non autonomo sotto il profilo economico, rimaneva in qualche modo impigliato nella tradizione della chiesa ricettizia asservita al nobilato locale.

Il giovane Vairo è formato alla fede ed all’impegno quotidiano nella famiglia. Il papà Francesco è un intraprendente artigiano che trasforma il suo laboratorio in una sana azienda produttiva. La mamma Adelina, sarta, contribuisce al bilancio della famiglia ma si dedica soprattutto alla formazione dei suoi quattro figli dei quali Peppino e Maria Rosaria scelgono l’opzione religiosa per il proprio progetto di vita.

Sotto il profilo formativo il giovane Vairo valorizza al meglio la tradizione della spiritualità meridionale, alla scuola di San Francesco di Paola. Sceglie la carità, l’umiltà e la povertà come criteri portanti della sua esperienza di vita e come criterio di riforma e di orientamento della chiesa del mezzogiorno per la quale anticipa profeticamente le indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II al quale partecipa offrendo apprezzati spunti di riflessione e di proposta.

Reagisce all’impostazione astratta e barocca della teologia legata al rigore formale delle enunciazioni più che alla necessità di offrire coerenti risposte alle domande della vita che emergevano in una società segnata da profonde contraddizioni e dalla ristagnazione economica.

Dotato di una intelligenza molto vivace, di una forte propensione alla curiosità intellettuale, che egli disciplina con rigore metodologico, Vairo affronta un autonomo percorso formativo migrando con la sua ricerca verso gli ambienti culturali più fecondi d’Europa, Francia, Belgio, Germania per attingere alle più avanzate impostazioni della Nouvelle Théologie.

Egli però rimane solidale con la sua gente di cui coglie le criticità senza rassegnazione, elegge la società meridionale come suo spazio di evangelizzazione e di impegno civile perché la cultura dell’iniziativa e dell’attenzione all’uomo alimenti la speranza di un futuro migliore.

Vairo crede che la Chiesa del Sud debba preoccuparsi di orientare il cammino degli uomini verso il cielo, ma anche il cammino storico del popolo di Dio. Perché ciò sia possibile egli ritiene necessario investire nella formazione dei sacerdoti perché siano superate nella chiesa l’individualismo, la litigiosità, la rassegnazione e la dipendenza dalle caste sociali dominanti. Una chiesa umile e povera, solidale al suo interno e libera da condizionamenti esterni saprà porsi come lievito perché si valorizzino al meglio attraverso il dialogo e l’iniziativa soggettiva le grandi potenzialità umane, ambientali e culturali del mezzogiorno d’Italia.

Questo libro mi è piaciuto soprattutto per gli scenari di riflessione e di impegno che apre rispetto alla relazione tra Chiesa e mezzogiorno.

Si dice che si stia aprendo il processo di beatificazione di Mons. Giuseppe Vairo. Personalmente penso che se egli potesse scegliere oggi tra due opzioni: vedere se stesso venerato come santo sugli altari o piuttosto vedere, come frutto del suo insegnamento, sacerdoti e laici solidalmente impegnati sotto il profilo educativo per dare alla società meridionale uomini nuovi per un mezzogiorno più libero, più solidale, più coerente con il Vangelo di Cristo; avendo avuto io il privilegio di conoscerlo, sono certo che Mons. Vairo sceglierebbe la seconda opzione. Penso infatti che sia necessario intensificare gli sforzi perché la prassi formativa nei seminari del mezzogiorno sia più aperta e lungimirante, e che siano più intense e sistematiche le opportunità di formazione teologica ed ecclesiologica per i laici impegnati affinché l’immagine della Chiesa esca dagli angusti spazi delle curie e delle sagrestie per andare missionaria nel mondo.

Qualcuno ha poi notato come nell’ampia bibliografia che si sta sviluppando intorno alla figura di Mons. Vairo la nostra diocesi risulti assente, sì l’ho notato e ne sono dispiaciuto, ma, sia chiaro, quello che mi preoccupa non è il silenzio su Acerenza, ma il silenzio di Acerenza. Le nostre comunità devono molto ai vescovi che nel tempo si sono avvicendati nella cura pastorale, abbiamo tante belle intelligenze sarebbe bello che qualcuno cominciasse a frequentare la biblioteca e l’archivio arcivescovile per scrivere qualche pagina di storia della nostra Chiesa.

Gran Concerto di Natale nella Cattedrale di Acerenza

Pubblicato da Donato Pepe il 2 gennaio 2012

Corale “Mons. L. Perosi” e Orchestra “Lucania Sinfonietta” di Pietragalla. Direttore M° Teodosio Bevilacqua

La corale “Mons. L. Perosi” ha ormai 20 anni di storia. “Eravamo in pochi all’inizio – mi ha confidato un componente – poi con impegno corale, ma soprattutto con gioia e passione siamo cresciuti sia sotto l’aspetto numerico che qualitativo grazie alla guida del M° Pino Cillis prima e Teodosio Bevilacqua poi. Abbiamo fatto esperienze indimenticabili Nella Basilica di San Pietro in Vaticano, nel Santuario di Pompei, nella Basilica di San Paolo fuori le mura in Roma, nella Basilica di San Pio a San Giovanni Rotondo, Nella Basilica Santa Maria degli Angeli in Assisi e in diverse altre basiliche vaticane”.
L’orchesta “Lucania Sinfonietta” è formata di 25 giovani professori d’orchestra e dai solisti Stefania Vietri (Soprano) e Luigi Vignozzi (Tenore). Si è esibita al Teatro Stabile di Potenza, al Maratea Scena 2011, al Film Festival 2011 di Bella. Il suo repertorio si rifa alla scuola napoletana prediligendo autori lucani allo scopo di rilanciare la nostra migliore tradizione musicale.

Il M° Teodosio Bevilacqua, l’animatore della Corale Polifonica e della Orchesta “Lucania Sinfonietta”, è diplomato in Organo e Composizione Organicistica presso il Conservatorio “G.da Venosa” di Potenza e in Composizione e Direzione d’Orchestra presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, è uno dei più giovani talenti musicali della nostra regione, ha approfondito i suoi studi presso i più prestigiosi atenei musicali italiani.

Nel programma della manifestazione figuravano la Messa n.2 in sol maggiore D167 per coro ed orchestra, La Sinfonia 29 di W.A.Mozart per sola orchestra, l’ Ave Verum Corpus di W.A. Mozart per coro ed orchestra, l’Adeste Fideles canto popolare per coro ed orchestra.

La manifestazione ha richiamato un folto ed attento pubblico che ha vissuto momenti di profondo coinvolgimentop emotivo insieme ai coristi, agli orchestrali ed al M° Bevilacqua.

Presentato a Genzano un nuovo libro di Vincenzo Guglielmucci

Pubblicato da Donato Pepe il 1 gennaio 2012

E’ stato presentato, nei giorni scorsi, presso il Liceo Scientifico di Genzano di Lucania, l’ultima fatica letteraria del Prof. Guglielmucci Vincenzo dal titolo “Patrioti e vicende brigantesche – Genzano di Basilicata nel Risorgimento†edito da Telemaco Edizioni.
Moderatore della manifestazione è stato il Preside Michele Marotta che ha aperto con un video di Bennato dedicato a Ninco Nanco.
Non facciamo nostro, ha detto il Preside, il punto di vista di Bennato, pensiamo che l’unità d’Italia sia un valore da custodire ed un obiettivo ancora da perseguire. Il sud ha dato patrioti e briganti è necessario un continuo e rigoroso approfondimento della nostra storia locale per comprenderne le dinamiche e le aspirazioni. In questa cornice si colloca la manifestazione di questa sera con la presentazione di un nuovo lavoro del prof. Guglielmucci.

L’Assessore alla cultura Antonella Di Stasi porta il saluto dell’Amministrazione Comunale e plaude all’impegno con cui il Liceo scientifico e la Scuola tutta di Genzano concorre a sviluppare nei giovani una consapevolezza civile a partire dagli ineludibili valori di cui il Risorgimento italiano è portatore.

Il prof. Andrea Guerriero ha posto in evidenza il difficile rapporto tra le giovani generazioni e i valori portanti della democrazia e dello stato. Nella storia d’Italia non c’è mai stata una generazione di giovani studenti che potesse dirsi felice ma abbiamo assistito comunque ad una costante presenza di giovani impegnati nelle diverse epoche storiche a chiedere o impegnarsi direttamente in vista della realizzazione di una società più giusta. E’ accaduto recentemente nel 68 ed accadde anche nei fermenti sociali del periodo risorgimentale per la costruzione dell’unità d’Italia.
Questo libro del collega prof. Guglielmucci è particolarmente prezioso perchè documenta la partecipazione di Genzano a tutte le vicende che portarono all’unità d’Italia, A Genzano si era formata anche una società segreta locale “Società Cristiana” oltre agli iscritti alla Giovane Italia di rilievo Nazionale. Ci furono anche alcuni che si dettero al brigantaggio. Il libro documenta anche la morte sul nostro territorio di tre carabinieri che caddero in una imboscata dei briganti capeggiati da Ninco Nanco. Sono giovani provenienti da altre regioni che hanno pagato con la loro vita qui da noi il loro sogno di vedere l’Italia unita e libera.

Inoltre ha preso la parola l’editore il quale ha detto che la Casa Editrice Telemaco si propone di evitare che i nostri giovani si allontanino dalla propria terra alla ricerca del padre. I nostri giovani come Telemaco avvertono il bisogno di ristabilire la loro dignità di figli della propria terra che come Penelope è insidiata dai Proci (la mala vita organizzata, la politica collusa, la burocrazia oziosa) ed è costretta a tessere la tela del proprio sviluppo di giorno e disfarla la notte. Questa situazione di sudditanza è anche dovuta al fatto che molta storia che oggi consumiamo nelle nostre liturgie formative non è stata scritta da noi . Oggi infatti il mezzogiorno ha ridotto al silenzio i nostri padri nel senso che non sono più loro la fonte delle nostre conoscenze. Sono quindi allevati da una cultura che non li ama abbastanza e per questo sono orfani destinati a girovagare per il mondo alla ricerca di una identità smarrita.

Buon Anno 2012

Pubblicato da Donato Pepe il 30 dicembre 2011


Riprendiamo l’attività sul nostro spazio web. Ci scusiamo per il lungo silenzio. Vi giungano da Acerenza i più sinceri auguri per un felice anno nuovo.

La fondazione Don Gnocchi approda in Africa

Pubblicato da Donato Pepe il 3 novembre 2011

Giuseppe Araneo Fisioterapista è partito per il Rwanda.

ACERENZA – Situato nel cuore dell’Africa centrale, il Rwanda è il Paese più densamente popolato del continente e agli ultimi posti in quanto a sviluppo umano. La fondazione Don Gnocchi opera in questo stato da 7 anni con l’obiettivo di migliorare gli standard sanitari e la formazione permanente. Giuseppe Araneo, fisioterapista presso la Don Gnocchi di Acerenza, parte oggi per questo paese dell’Africa per portare la sua esperienza e la sua professionalità. Lo abbiamo incontrato qualche ora prima della sua partenza per farci spiegare i particolari dell’iniziativa.

In cosa consiste questo progetto?
La Fondazione Don Gnocchi ha promosso dei progetti internazionali di cooperazione allo sviluppo e l’obiettivo principale di questo come degli altri progetti, è quello di formare delle figure professionali locali. Per fare ciò, la Fondazione invia nei paesi in via di sviluppo tutte le figure professionali necessarie: i medici, gli infermieri, i fisioterapisti, gli OSS, i tecnici di radiologia, proprio per attuare una formazione alle figure professionali locali.
Come hai maturato questa decisione di andare per un mese in Rwanda?
Nella mia vita professionale ho avuto modo di lavorare con patologie neurologiche, ortopediche, ma l’aspetto ortopedico pediatrico mi mancava e quindi mi sarebbe davvero piaciuto approfondirlo e soprattutto farlo in un posto dove non esistono le strutture attrezzate che abbiamo nei paesi sviluppati.
Di cosa ti occuperai?
Io mi occuperò dell’aspetto gestionale del reparto di fisioterapia, dell’introduzione di scale di valutazione, di protocolli riabilitativi, di tecniche riabilitative prettamente in ambito neurologico e pediatrico.
Una “missione†che durerà un mese esatto e che dimostra come – in una società che porta all’individualismo più spinto – l’altruismo non è una debolezza, ma un’occasione importante di crescita ed arricchimento.

Giuseppe Romanelli

Siamo disponibili a oscurare questo post ove gli aventi diritto dovessero richiederlo.

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