Le iniziative della Galleria “Porta Coeli” è stato presentato un elegante fascicolo contenete note critiche sulle stampe della Via Crucis di Overbeck della Galleria “Ertico”.

Il Sindaco, dott.ssa Rossella Quinto, nel porgere il rituale saluto, ha sottolineato che Acerenza, antichissima cittadina dell’alto Bradano, sembra sia stata “pensata per esprimere sacralità ”. La Galleria “Porta Coeli” si inquadra in questo contesto ed è il risultato di una felice sintesi sinergica fra iniziativa privata e interesse pubblico. La cultura infatti è un solido punto di appoggio sul quale far leva per promuovere una concreta speranza di futuro per Acerenza e per il territorio.
Mons. Antonio Cardillo, Vicario Generale della Diocesi, ha messo in evidenza il grande contributo che la Chiesa ha dato per lo sviluppo dell’arte nel corso dei secoli. Del resto l’iconografia sacra si pone ancora oggi come mezzo privilegiato di evangelizzazione e di elevazione a Dio.
Secondo Aniello Ertico, titolare della Galleria, l’arte sacra non è una riproduzione di ciò che percepisce l’occhio umano. L’artista non è solo di fronte al suo intento comunicativo, ma trae ispirazione dal dialogo con i testi sacri, in costante interazione con la ricerca filosofica, antropologica e soprattutto con la tradizione popolare. Tutti questi elementi vengono in qualche modo fusi per effetto di un corto circuito tra i poli dell’umano e il divino. Le immagini sacre sono in fondo una traccia visiva di una profonda esperienza mistica. Il responsabile della Galleria ha rivolto un devoto pensiero a Don Mario Festa, parroco emerito di Acerenza, definito come “maestro delicato ma soprattutto infaticabile studente”.
Rivolgendosi ad un vasto e qualificato pubblico proveniente da Potenza, Avigliano, Genzano, Oppido e naturalmente Acerenza, Mario Ciola, autore del fascicolo: “La Via Crucis di Overbeck nelle stampe della Collezione “Ertico” ha presentato brevi note biografiche dell’autore per poi passare ad una puntuale analisi critica delle singole stazioni della Via Crucis.

Nella prima stazione la maestosa regalità del Cristo sembra schiacciare la figura dimessa di Pilato che abdica alla sua funzione di giudice e finisce per condannare chi egli stesso dichiarava innocente. E’ interessante notare come nella scenografia delle immagini ricorre il criterio volumetrico della sezione aurea la cui formula conterrebbe, secondo l’estetica rinascimentale, il canone pitagorico della bellezza. Alcune immagini inoltre, sembrano ispirate alle meditazioni dei frati francescani verso la fine del XIV secolo. Paradigmatica è la figura del Cireneo coinvolto, suo malgrado, a portare la croce. Questa figura rappresenta la partecipazione di tutte le persone comunque sofferenti alla Passione di Cristo.
Sullo sfondo delle immagini si notano aspetti architettonici della Perugia medievale, Overbeck infatti le utilizza come sfondo scenografico per la loro suggestiva bellezza. A terra si notano rovi secchi con alcune gemme sbocciate a rappresentare il legno secco e il legno verde secondo la sentenza del Profeta Osea, ma potrebbe anche rappresentare una ragione di speranza, dal legno secco della Passione di Cristo nascerà la pianta nuova del cristianesimo e la nuova Allenza fra Dio e l’umanità restituita alla sua innocenza. La morte di Cristo sulla Croce scioglie una spirale che scompagina la logica dell’infedeltà dell’uomo per unire senza soluzione di continuità la terra al cielo il dolore degli uomini alla grazia di Dio. Il Cricifisso è risorto questo è il topos fondativo della religione cristiana.
Il dibattito è stato molto stimolante, sono intervenuti anche lo scultore Antonio Masini, l’assessore alla cultura del Comune di Potenza, prof. De Rosa, Lo scrittore Costantino De Lillo.





