Il cinema-teatro della Casa Canonica: il nostro “Cinema Paradiso”

Pubblicato da Donato Pepe il 1 febbraio 2012

di Dino Salese

Quanti films sono stati proiettati in quella sala e quante rappresentazioni teatrali sono state messe in scena sul palco del cinema – teatro della “Casa Canonica”.

Quanti ricordi sono legati a quel luogo, che tante storie ha generato, alimentato, consolidato o interrotto. Quante emozioni ancora oggi, a tanti anni di distanza, continua ad evocare in chi ha vissuto anche solo un piccolo pezzo di vita tra quelle mura.

La sala cinematografica della “Casa Canonica”, gestita dal 1969 al 1975 dall’intraprendente ed inflessibile Corradino Montanaro, spesso alla domenica si riempiva con ampio anticipo sull’orario d’inizio del primo spettacolo, dopo una lunga settimana d’attesa, cosa questa tanto più sentita da noi ragazzi!

Si acquistava il biglietto al piccolo ed angusto botteghino e subito si entrava nella sala per accaparrarsi i migliori posti, anche per gli amici sempre in ritardo. Ci si muoveva lungo lo stretto corridoio centrale tra le due ampie file di quelle fitte e scomode poltrone di legno che occupavano fino all’inverosimile tutto lo spazio disponibile, in un crescente frastuono di urla, risate, saluti, sfottò, immersi nell’immancabile ed asfissiante nuvola di fumo di sigarette.

E riavvolgendo la pellicola dei ricordi, quasi si possono rivedere alcuni dei films lì proiettati.
Come quando, nelle fredde giornate d’inverno, si assisteva ai grandi western americani (protagonisti John Wayne o Gary Cooper) ed il pubblico partecipava veramente alla storia, applaudendo ed acclamando all’arrivo delle “giacche azzurre”, con la carica suonata dall’immancabile trombettiere.

La stessa partecipazione si riproponeva con gran risate durante la visione dei films di Totò; così come palpabile era lo stupore della sala quando scorrevano le storie di personaggi mitologici come Ercole e Sigfrido oppure quelle del ciclo biblico-religioso come ”I dieci comandamenti” e “Ben Hur” !! Ma abbiamo visto anche: Via col vento, La Tunica, Per chi suona la campana, Ladri di biciclette, Zanna Bianca, Sciuscià e tanti, tanti altri.

Ma c’è stato anche il momento della commozione, come nel caso del film “Incompreso”. Alla fine dello spettacolo numerose ragazze avevano all’uscita occhi lucidi e fazzoletto in mano.

Accadeva però che nel bel mezzo della visione, magari nella parte più avvincente della storia, la pellicola si spezzasse oppure andasse via la corrente, cosa questa frequente d’inverno. Ed a volte ci voleva tempo prima che lo spettacolo riprendesse, mentre in sala era possibile ascoltare battute e commenti imperdibili, anche all’indirizzo del macchinista di turno appollaiato nel suo gabbiotto.

Il cinema della “Casa Canonica” è stato non solo luogo di divertimento ma anche d’incontro, forse soprattutto per gli innamorati, che in quel “luogo pubblico” trovavano un “pò di intimità”, essendo ancora rischioso allora per le ragazze parlare per strada con il proprio ragazzo.

L’altro importante ruolo svolto dalla sala della “Casa Canonica”, ancor prima che fosse adibita a cinematografo, è stato quello di “teatro cittadino”. Su quel palcoscenico sono state preparate e recitate piccole e grandi rappresentazioni, frutto delle numerosissime attività alimentate con continuità dalla potente macchina dell’Azione Cattolica.

Ed ancora oggi molti ricordano il grande evento teatrale messo in scena alla fine degli anni ’60 dal titolo “Il medaglione della Vergine”. Meticolosa e lunga fu la sua preparazione, con gran ricchezza di costumi per le nostre attrici adolescenti, cosa questa che vide per settimane molte mamme impegnate a tagliare, cucire, provare, disfare e rifare. La sera della “prima” c’erano tutti: autorità religiose, civili e militari, parenti ed amici, ognuno con abito adeguato all’importanza dell’evento, per godere dello spettacolo e decretare il gran successo di quella rappresentazione che venne replicata più e più volte.

Alla fine però, come nell’indimenticabile film di Giuseppe Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”, anche il nostro cinema-teatro della “Casa Canonica” è stato demolito, dopo un lungo periodo di inattività dovuta alla irreversibile crisi di settore.

Ma ancora tanti, intatti ed inesplorati restano i ricordi in chi, in quel “fantastico luogo”, ha vissuto piccole o grandi storie della propria fanciullezza o adolescenza.
Dino Salese

Delle foto della “Casa Canonica” ringrazio Michele Di Pietro

Il campo dei miracoli e il futuro di Acerenza.

Pubblicato da Donato Pepe il 31 gennaio 2012

Personalmente non so immaginare cosa sarà Acerenza nel 2050. Le incertezze derivanti dalla crisi italiana o dell’Eurozona, le profezie dei Maja contribuiscono a costruire un senso di precarietà ormai diffuso, ma la nostra situazione come comunità è, a dir poco, gravissima.

Tutti professano solennemente di amare Acerenza, ciononostante, la nostra comunità sembra vivere, in assoluta solitudine, il suo dramma esistenziale. Io credo che la metafora dell’ammalato grave, che vive in solitudine il proprio declino è ingiusta, preferisco la metafora di Pinocchio che rifiuta la medicina amara. Proviamo a leggere Collodi.

E i medici arrivarono subito uno dopo l’altro: arrivò, cioè, un Corvo, una Civetta e un Grillo-parlante. “Vorrei sapere da lor signori” disse la Fata, rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio “vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia vivo o morto!…”
A quest’invito, il Corvo, facendosi avanti per primo, tastò il polso a Pinocchio, poi gli tastò il naso e il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole: “A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!” “Mi dispiace” disse la Civetta “di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero”.
“E lei non dice nulla?” domandò la Fata al Grillo-parlante. “Io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto. Del resto quel burattino lì, non m’è fisionomia nuova: io lo conosco da un pezzo!” (…). A questo punto si sentì nella camera un suono soffocato di pianti e di singhiozzi. Figuratevi come rimasero tutti, allorché, sollevati un poco i lenzuoli, si accòrsero che quello che piangeva e singhiozzava era Pinocchio.

Nella scorsa tornata elettorale si confrontarono al capezzale di Acerenza due illustri medici. Il Corvo disse appunto che Acerenza era bell’e morta e che bisognava farla rinascere. La Civetta disse che non era morta ma, perchĂ© recuperasse la salute, bisognava viverla. Il terzo medico, il Grillo, – quello dell’antipolitica?-, sì proprio lui, giacchĂ© come Grillo è un comico coi fiocchi e come parlante non lo frega nessuno, il Grillo-parlante si perse nella rete delle strade dissestate del nostro territorio e arrivò in ritardo al capezzale dell’illustre degente.

E Pinocchio? Nessuno me ne voglia, a star nella metafora, Pinocchio sul punto di morte rappresenta la comunità di Acerenza. Il problema è che agli acheruntini questa metafora sta stretta. Io non ho detto che Acerenza ha il naso lungo, né che si lascia abbindolare dal Gatto e dalla Volpe. Prendetevela con Collodi, io che c’entro?

Se mai avrei, molto timidamente, da osservare che chi ha fatto dello spazio prospiciente la Curia Vecchia, in Via Vittorio Veneto una discarica a cielo aperto, non vuole che Acerenza rinasca, né vuole viverla in una dimensione civile. Il Gatto e la Volpe, che pure conoscono le grandi potenzialità del Campo dei Miracoli, comprendono perfettamente che così non si cresce né si promuove sviluppo, ma non possono farci niente, loro, perché il Gatto è cieco e la Volpe è zoppa. Per questione di decenza evito di mettere in rete la foto della nuova discarica. Gli antichi dicevano che i panni sporchi si lavano in casa. Il problema è che in casa non c’è più chi si accolla l’umile impegno della pulizia.

Il nibbio, uno dei piĂą antichi elementi che caratterizzano l’identitĂ  di Acerenza.

Pubblicato da Donato Pepe il 7 settembre 2011


Orazio vide l’antica Acheruntia elevata come un nido d’aquila. Evidentemente era rimasto affascinato dal volo maestoso dei rapaci che allora come oggi solcano il cielo di Acerenza.
Il nibbio, la roccia, le poderose secolari querce, i cosiddetti alberi padre, richiamano l’antichissimo mito cosmognotico dei popoli del Nord Europa che passarono di qui lasciando tracce indelebili della loro civiltĂ  e del loro immaginario.
La nostra poderosa quercia secolare, come il loro frassino affonda le sue radici nelle viscere della terra fino a raggiungere l’acqua del fiume dei morti. L’etimo del toponimo “Acheruntia” (poi “Acerenza”) richiama la radice greca Axeron talchè, secondo Fenelon, Telemaco sarebbe entrato in una caverna alle pendici di Acerenza per accedere al regno dei morti alla ricerca del padre. I poderosi rami della quercia reggono il cielo. Ai suoi piedi striscia il serpente che rappresenta il male mentre sui rami piĂą alti nidifica il Nibbio che, come l’aquila dei rilievi nordici, è in eterna lotta con il serpente.
Così l’antica Acheruntia era terra sacra, vi si ergeva il tempio dedicato ad Ercole Acherontino, il mitico eroe la cui umanitĂ  si eleva a tale mitica forza da attingere alla divinitĂ . Tema ricorrente infatti nella cultura classica era l’elevazione della forza e del valore dell’uomo che osa sfidare gli inferi, il fiume dei morti, per risalire in alto fino all’Olimpo degli dei.
Anche la nuova Acerenza è terra sacra, da quando nell’alto medioevo, a segnare la definitiva vittoria della rivoluzione cluniacense l’abate Arnaldo, proveniente da Cluny, eresse qui la maestosa Cattedrale dedicata all’Assunta.
La Vergine Maria infatti, evocata nell’immagine dell’aquila dei miti del Nord Europa, schiaccia il capo al serpente e rappresenta la definitiva vittoria del Bene sul Male.

Così il volo del nibbio sui cieli di Acerenza ci appare elemento di cerniera tra la spiritualità moderna ed i miti della sacralità antica, tra i popoli del Mediterraneo con la loro cultura che affonda le radici nella cultura classica greco-romana ed i popoli del nord Europa che lasciarono qui tracce indelebili della loro cultura e del loro immaginario.

Ringrazio Giuseppe Lo Russo per le foto che documentano la presenza del nibbio e il suo habitat sul nostro territorio. Si noti in particolare il biancone altrimenti detta aquila dei serpenti fotografata sulla diga nel 2007, lo stesso rapace è stato più volte avvistato anche recentemente.

Per gli amanti della fauna avicola riportiamo alcune immagini di altre specie fotografate sul nostro territorio.

“Ogni ulteriore cambiamento non può che andare verso il peggio” Leon Battista Alberti

Pubblicato da Donato Pepe il 17 giugno 2011

In una bellissima piazza di Mantova fu intervistato per il programma “Incontri” di RaiTre il sociologo di origini polacche Zygmunt Bauman sul tema dell’ideale di perfezione. Prese ad esempio la città dei Gonzaga come di un documento vivo molto potente dell’ideale dialettico di perfezione. “L’ideale di perfezione è sempre davanti a noi di centimetri e chilometri; avere davanti questa prospettiva è una benedizione è il sogno di una possibilità di riconciliare le contraddizioni, di avere una perfetta coesione una perfetta coerenza una totalità, una condizione in cui diceva Leon Battista Alberti “ogni ulteriore cambiamento non può che andare verso il peggio”.

………… : e purtroppo negli ultimi tempi lo possiamo dire di alcune scelte fatte ad Acerenza. Di una Acerenza ferita, squarciata nei suoi tratti distintivi, nel suo ventre medievale.
Niente, e sottolineo niente, è stato fatto come la tradizione della nostra città ci indicava. Alcuni anni fa regalai a Don Mario Festa una pubblicazione della Regione Basilicata frutto di un corso di formazione. Vi era una foto molto vecchia di Acerenza, inedita, almeno per noi acheruntini che testimoniava lo scatto antecedente al 1903/04 prima quindi della posa del basolato, tanto che nella foto era evidente un misto tra roccia e ciottolato.
Le pavimentazioni, sono il tema di questo intervento; il glorioso basolato trasportato al cimitero senza un degno funerale e ancora peggio senza motivo, forse per il capriccio o l’inconsapevolezza di chissà chi, e quello nuovo, posato nella cattedrale, come in una semplice e qualsiasi tavernetta. Mi sorge il dubbio che queste scelte abbiano un solo padre, e che i cittadini acheruntini non siano stati ascoltati e Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Le domande sono due, la prima: come abbiamo potuto disfarci di una pietra simile a quella che abbiamo calcato per più di un secolo? La seconda:come si è potuto montare quel pavimento in cattedrale? Ho scelto questo tema perché un impianto urbanistico come il nostro che già esprime una sua potenza, non ha bisogno di sconvolgimenti ma di conservazione, ecco quindi che “ogni ulteriore cambiamento non può che volgere al peggio” In Italia per fortuna ci sono esempi di straordinaria conservazione. Se non sbaglio ogni anno in occasione del Palio di Siena la pavimentazione di Piazza del Campo viene smontata numerata, e rimontata; e ancora la meravigliosa piazza di Vigevano è composta nella parte centrale da un pavimento fatto in acciottolato e con una manutenzione giornaliera con terra e non cemento viene conservata nel tempo e noi invece?
E’ vero che il basolato delle vie cittadine nel corso degli anni ha subito grossi danni dai vari lavori eseguiti, ultimo è stato il riposamento in seguito alla costruzione della rete del gas-metano e, danno ulteriore, in alcuni punti non fu posato a regola d’arte. In quei lavori però ci fu una inequivocabile scelta primaria e cioè che ogni basola avrebbe dovuto essere rimessa nello stesso punto da cui era stata tolta. Quella scelta in un contesto come il nostro dove la conservazione dell’ ambiente naturale è la sola vera ricchezza, va ora letta nella dimensione estetica dei beni da preservare alle generazioni future. – Tempo fa scrissi sempre su questo blog un appassionato articolo sulla difesa della verginità del nostro ambiente naturale contro un possibile-probabile sviluppo selvaggio dei parchi eolici in Basilicata. Argomento trattato nel libro -Filosofia del Paesaggio- di Paolo D’Angelo che nel capitolo secondo, si occupa della Geofilmica, ovvero : che cosa può fare il cinema per il paesaggio? Mi chiedo, se i Sassi di Matera fossero stati stravolti nel loro originario impianto urbanistico e addobbati con luci per esempio sotto il piano della pavimentazione stradale, o chissà cos’altro, avrebbero girato La Passione? Andiamo a vedere i dati delle presenze dei turisti in Basilicata e vediamo dove vanno e se si fermano, quei dati ci diranno che Matera è la porta di ingresso ma anche quella di uscita e che avendo conservato l’unica ricchezza di cui disponeva, una volta proiettata su scala mondiale, ha ottenuto successo, fama ed economia.

Allora mi chiedo:

1 Ma non sarebbe stato meglio sostituire solo i cubetti di quella parte interessata di Via Vittorio Veneto?

2 Perché fu montato il nuovo basolato in Piazza Gliinni? Per dare continuità con Via Vittorio Veneto? Se così è, è stata data discontinuità con Via Regina Elena che monta il vecchio basolato e con Piazza Gianturco che monta il nuovo e che se sarà montato solo il pavimento sarà un miracolo perché sento strane voci di luci ed altro.

3 In Via Umberto I non ci doveva essere una accurata selezione delle basole smontate? Non si poteva (certo che si può ancora) fare meno abuso di cemento? Avrebbero dovuto rimontarle su terra, e questo è un altro orrore.

5 E se modifiche non ce ne saranno come faremo a sopportare lo scempio che si presenta davanti ai nostri occhi? A tale proposito mi domando:quel povero fontanino dietro la cattedrale aveva mica fatto del male a qualcuno per averlo ridotto a quelle dimensioni con il riquadro rimontato storto .

6 Chi ridarà agli acheruntini ciò che è stato levato e cioè un testimone della propria storia?

E’ vero che dal dopoguerra in poi, complice il crescente tenore di vita è stato fatto ogni tipo di abuso al patrimonio edilizio tradizionale. Là dove c’erano le scale in pietra in tanti casi furono montati i peggiori marmi tanto per fare un esempio, e i più terribili infissi anticorodal. Ora però che da alcuni anni a questa parte cresce sempre di più la cultura della conservazione, ora che si parla di turismo sostenibile e difesa dell’ambiente, miniamo alla base queste idee con delle scelte inopportune? Questo mio intervento vuole solo ed esclusivamente avviare un dibattito sull’argomento, senza farne una polemica di destra o di sinistra, c’è infatti qualcosa di molto più importante di queste visioni di parte e cioé l’integrità dell’impianto architettonico acheruntino.

L’altra pavimentazione su cui vorrei attirare l’attenzione è quello della cattedrale. E’ infatti noto a tutti che è stato cambiato e c’è stata anche una cerimonia di inaugurazione ma mi chiedo: se quello che c’era non andava bene e quello di prima lo stesso, perché ne hanno montato un altro che non è all’altezza del monumento? La dimensione ed il montaggio (da tavernetta) sono umilianti per la cattedrale, “per questa perla nel mediterraneo” come la definì negli anni novanta Cosimo Damiano Fonseca. Questo ha deciso l’organo preposto cioè la Soprintendenza? Anche nella cattedrale di Melfi sono stati fatti interventi di dubbio gusto come ad es. le pareti dipinte di un rosa più adatto ad una camera da letto che ad un antico edificio. Per avere un parere terzo aspettiamo qualche visitatore con guida come spesso ne vediamo che conosce meglio di molti di noi la storia dei nostri luoghi e chiediamogli che cosa ne pensa.
Giuseppe Caramuta.

Politiche ambientali e raccolta differenziata nei comuni dell’Alto Bradano

Pubblicato da admin il 5 gennaio 2011

Lunedi, 10 Gennaio 2011 Ore 17.30
Sala Consiliare del Comune di Palazzo San Gervasio

Introduzione:

  • Antonio Di Bari, Segretario del Circolo PD di Palazzo San Gervasio

Interventi:

  • Nicola Cicoria, Partito Democratico di Palazzo San Gervasio – Consulente Aziendale
  • Antonello Molinari, Segretario Provinciale del Partito Democratico
  • Salvatore Margiotta, Vicepresidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati
  • Antonio Anatrone, Commissario ComunitĂ  Montana Alto Bradano

Osservazioni:

  • Nicola Vertone, Sindaco di Banzi
  • Francesco Mastrandrea, Sindaco di Forenza
  • Gennaro Mennuti, Sindao di Montemilone
  • Federico Pagano, Sindaco di Palazzo San Gervasio

Conclusioni:

  • Piero Lacorazza, Presidente Provincia di Potenza

Partito Democratico, Circolo di Palazzo San Gervazio

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