“Il Piccolo Principe” ospite in una classe terza della Scuola Primaria ad Acerenza?

Pubblicato da Donato Pepe il 10 giugno 2010

I bambini hanno bisogno di modelli etici a loro dimensione, di identificazioni poetiche prima che di modelli competitivi. Gli eroi dei film moderni, le eroine delle trasmissioni televisive sono tutti super accessoriati, vincenti, al di fuori di una visione quotidiana, partecipata.

Leggere e drammatizzare “Il Piccolo Principe” è scoprire un codice comportamentale che diventa etica comune:
riferirsi alla sua saggezza, alla sua accoglienza di ogni diversità, senza pregiudizi e senza giudizi di negazione dell’altro.
Il Piccolo Principe, sa amare profondamente, sa conoscere e prendersi cura della complessità dell’altro.
E’ curioso di conoscere l’universo senza conquiste, senza possesso, senza arrecare danno agli ambienti che esplora.

Perchè una recita senza costumi?
Il motivo principale è la concentrazione sui contenuti, la forma si adegua alla semplicità, all’essenzialità che non si vede bene con gli occhi, ma con il cuore! E’ forse una tecnica teatrale nuova, ma nostra!
Abbiamo imparato che i baobab prima di essere enormi alberi sono germogli che il Piccolo Principe quotidianamente riconosce e sradica.
I pensieri cattivi nel nostro cuore germogliano e si alimentano delle nostre energie e fantasie.
Se li lasciamo crescere il nostro piccolo asteroide, la casa dei nostri affetti: il nostro cuore si sgretolerà e con esso il senso della vita.
E’ un invito alla lettura anche per gli adulti!

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