Lâuomo con la valigia di cartone.
Ricordo, sĂŹ, mi ricordo di quellâuomo con la valigia di cartone.
Con i miei occhi di bambino ho impresso nella memoria le immagini di quellâuomo che faceva uno âstranoâ mestiere.
Il suo attrezzo di lavoro era una valigia di cartone, che a me sembrava una valigia ricolma di stranezze, quasi un mistero.
Abitava tra la curva de âI sâdèilâ â e lâincrocio di âBambrâdoccâ â.
Ogni mattina, di buonâora, usciva dalla sua casa con in mano la valigia. Con passo svelto e deciso, sempre ben vestito, pronto al sorriso ed alla battuta pungente, percorreva le lunghe salite con in mano il suo inseparabile attrezzo.
Arrivava in paese dovâera la vecchia fermata delle corriere, nei pressi del locale di âSaverie uâcaffâttirâ â. Lâattendeva quella delle 7,00 che partiva alla volta di Potenza, per far ritorno, con la puntualitĂ di sempre, alle 4,00 del pomeriggio.
Prima di salire sulla corriera, però, si recava nel suo âufficioâ dove riceveva i clienti.
SĂŹ, lâuomo con la valigia aveva un ufficio ed era situato nellâandrone di casa mia.
Arrivava prima dei suoi clienti, attraversava lâampio portone, poggiava la valigia di cartone su un alto gradone, lâapriva e ne riordinava il contenuto.
Intanto le stradine vicine, fino ad allora deserte e silenziose, si animavano di persone. E lo stesso accadeva nellâandrone, dove si alzava un bisbiglio che, però, non diventava mai schiamazzo.
E lâuomo con la valigia, rivolgendosi ai suoi clienti, velocemente âŚâŚ prendeva, parlava, annotava, gesticolava, rispondeva, sorrideva, annuiva.
Da qualcuno si vedeva affidare un pacchetto da consegnare al proprio figlio con un messaggio da riferire (rigorosamente orale); da qualcunâaltro raccoglieva lâincarico di âcacciareâ un documento presso un pubblico ufficio; da un altro ancora riceveva semplicemente lâincarico di una ââmbasciâtââ. Subito dopo chiudeva la valigia, per salire sulla corriera che intanto partiva per Potenza.
In un battibaleno anche nellâandrone di casa mia ritornava il dolce e caldo silenzio del mattino.
Sulla corriera, intanto, lâuomo con la valigia organizzava il suo itinerario del giorno. A Potenza doveva percorrere strade , vicoli, scalinate, salite e discese, quasi tutto a piedi, sicuramente di corsa, in modo da poter fare tutte le consegne affidate nei tempi stabiliti.
A volte, recandomi a Potenza, lo incontravo nella grande e rumorosa cittĂ . Sempre con passo svelto percorreva Via Pretoria, per poi sparire al primo angolo.
Anche a Potenza aveva un âufficioâ in Via del Popolo, sotto al Gran Caffè, nel punto di ritrovo dei ânoleggiatoriâ. Gli Acheruntini di Potenza sapevano che lĂŹ potevano trovare lâuomo con la valigia al quale affidare, quando necessario, le consegne urgenti per i loro cari.
Alle 4,00 del pomeriggio faceva ritorno ad Acerenza e lâandrone di casa mia si animava nuovamente.
Completate le consegne, lâuomo con la valigia rimaneva da solo. Ridava ordine alle sue cose. Si ricomponeva e, finalmente, tornava a casa.
Questo è il mio ricordo dellâindimenticato MastâAndonie uâScarparecchie, allâanagrafe Antonio Mauro, di professione âCorriere espressoâ.
Dino Salese


il 25 marzo 2010 alle 16:49
Dino, il tuo racconto è fantastico ! Sono un’appassionata del passato acheruntino, soprattutto del periodo di cui hai parlato tu. Se ricordi qualche altro personaggio , raccontacelo. E’ bello tornare indietro anche solo con la mente , nel tempo in cui la piazza era gremita dai giovani di Acerenza ed i vicoli dalla gente seduta fuori dalle case , a godersi il fresco delle sere d’estate.
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il 26 marzo 2010 alle 21:55
Condivido le emozioni di acheruntina.
Mi associo alla richiesta di altri racconti. Sarebbe interessante recuperare una foto di MastâAndonie, serve soprattutto per inserirlo nella sezione uomini e donne di Wiki Acerenza.
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il 27 marzo 2010 alle 21:06
Detto … fatto!
Dall’archivio di Michele Di Pietro arriva la foto di MastâAndonie.
Grazie Michele.
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il 27 marzo 2010 alle 23:03
Dino ha raccontato molto bene la sua giornata scandita sempre dagli stessi ritmi. Aggiungo solo che, “u scarparecchie” era un uomo di piccola statura, ma di un’allegria molto contagiosa. Con il suo buonumore, il grande ottimismo, la battuta pronta, le barzellette sapute raccontare, ogni mattina metteva allegria a tutti quelli che si recavamo a Potenza con la “corriera”. Il pulman della SITA, ogni mattina, partiva da Venosa alle 5,30 e dopo aver sostato prima a Maschito e poi a Forenza, arrivava ad Acerenza per poi proseguire per Pietragalla e finalmente giungeva a Potenza intorno alle 8,30. Per chi volesse porre un fiore sulla sua tomba o dire una preghiera,
Mast Antonie è sepolto in uno dei primi loculi del porticato destro del nostro cimitero e il suo epitaffio riflette molto bene il suo carattere: ” Quello che io ero tu sei. Quello che io sono tu sarai”
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il 31 marzo 2010 alle 23:04
Ho voluto raccontare di MastâAndonie per come i miei ricordi di bambino lo avevano cristallizzato.
Ma occupandomi da circa venticinque anni di mercato del lavoro, ho voluto rileggere con la maturitĂ dell’adulto anche questo “strano mestiere”.
Alle parole giĂ scritte, però, è doveroso aggiungere: la grande dignitĂ dell’uomo, la serietĂ con cui MastâAndonie svolgeva il suo lavoro e la considerazione di cui godeva tra i suoi clienti e, soprattutto, presso i pubblici uffici di Potenza dove era soltito recarsi.
Ringrazio, infine, “acheruntina D.O.C.” e Donato Pepe per le belle parole espresse.
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il 6 aprile 2010 alle 17:13
Ringrazio Dino Salese per aver ricordato la figura di mio nonno in questo blog. I miei ricordi non sono molto nitidi, ma ho sempre avuto impressa l’immagine di una persona gioiosa e giocherellona che trasmetteva tutto il suo affetto e amore verso i propri cari. Mia madre mi raccontava sempre giochi e scherzi che il nonno era solito fare e di come avesse intrapreso la professione di “corriere espresso” venendosi a trovare nell’immediato dopoguerra senza lavoro, nessuno riparava piu’ le scarpe in quanto c’erano tanti venditori ambulanti di scarpe militari nuove e usate. Sul libro “il nonno racconta” di Antonio Cimino, c’e’ un capitolo dedicato a mio nonno dove si raccontano alcuni episodi simpatici dei suoi viaggi. Sarebbe bello dedicare a tutti i personaggi particolari di questa nostra comunita’una raccolta biografica per non perdere i ricordi nel tempo. P.S. Dispongo di alcune foto particolari da pubblicare per qualsiasi iniziativa.
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il 23 aprile 2010 alle 15:09
LâUOMO NELLA FOTO
âŚun vero album di miei versi, istantanei e personaliâŚ
Refrain,
Cosa sarei senza un refrain?
Ad una distanza da un libero piglia-piglia
Mi riconosco
Ma prima di voltarmi
Con la coda dellâocchio
Continuamente
Distinguo
Una zona dâombra
PersonalitĂ e mentalitĂ flan.
Lascio cadere la mia foto
Che odio
PiĂš dellâinvidia dei miei nemici
Flash
Flashback
Cercando le risposte
Quelle dediche agli sconosciuti
E un tratto di sorry e visi sorridenti
Flash
Flashback
Su di me, scambi di occhiaie
Arrivate fino a qui al cambio
Nel grande formato
Impaginato e nato in metropolitana
Flash
Flashback
Da modello in oltremisura
Postato e in posa
Arrivato smerciato dai giorni, lĂ fuori
Come un uomo nella foto
Artigliato e fragile.
Ad una distanza da libero indovino
Mi rifiuto
Ma prima di capire chi sono
Con la coda di un orecchino
Mi chiudo in casa ed irrito la chiaveâŚ
Poi scatto le mie pulizie interiori
Dove il bianco e nero
Starnutisce
Al flan.
Refrain,
Cosa sarei senza un refrain?
Da âIl cuore degli Angeliâ
di Maurizio Spagna
http://www.ilrotoversi.com
info@ilrotoversi.com
Lâideatore creativo,
paroliere, scrittore e poeta al leggĂŹo-
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