L’uomo con la valigia di cartone.

Pubblicato da Donato Pepe il 24 marzo 2010

Ricordo, sì, mi ricordo di quell’uomo con la valigia di cartone.
Con i miei occhi di bambino ho impresso nella memoria le immagini di quell’uomo che faceva uno “strano” mestiere.
Il suo attrezzo di lavoro era una valigia di cartone, che a me sembrava una valigia ricolma di stranezze, quasi un mistero.
Abitava tra la curva de “I s’dèil’ ” e l’incrocio di “Bambr’docc’ ”.
Ogni mattina, di buon’ora, usciva dalla sua casa con in mano la valigia. Con passo svelto e deciso, sempre ben vestito, pronto al sorriso ed alla battuta pungente, percorreva le lunghe salite con in mano il suo inseparabile attrezzo.
Arrivava in paese dov’era la vecchia fermata delle corriere, nei pressi del locale di “Saverie u’caff’ttir’ ”. L’attendeva quella delle 7,00 che partiva alla volta di Potenza, per far ritorno, con la puntualità di sempre, alle 4,00 del pomeriggio.
Prima di salire sulla corriera, però, si recava nel suo “ufficio” dove riceveva i clienti.
Sì, l’uomo con la valigia aveva un ufficio ed era situato nell’androne di casa mia.
Arrivava prima dei suoi clienti, attraversava l’ampio portone, poggiava la valigia di cartone su un alto gradone, l’apriva e ne riordinava il contenuto.
Intanto le stradine vicine, fino ad allora deserte e silenziose, si animavano di persone. E lo stesso accadeva nell’androne, dove si alzava un bisbiglio che, però, non diventava mai schiamazzo.
E l’uomo con la valigia, rivolgendosi ai suoi clienti, velocemente …… prendeva, parlava, annotava, gesticolava, rispondeva, sorrideva, annuiva.
Da qualcuno si vedeva affidare un pacchetto da consegnare al proprio figlio con un messaggio da riferire (rigorosamente orale); da qualcun’altro raccoglieva l’incarico di “cacciare” un documento presso un pubblico ufficio; da un altro ancora riceveva semplicemente l’incarico di una “‘mbasci’t’”. Subito dopo chiudeva la valigia, per salire sulla corriera che intanto partiva per Potenza.
In un battibaleno anche nell’androne di casa mia ritornava il dolce e caldo silenzio del mattino.
Sulla corriera, intanto, l’uomo con la valigia organizzava il suo itinerario del giorno. A Potenza doveva percorrere strade , vicoli, scalinate, salite e discese, quasi tutto a piedi, sicuramente di corsa, in modo da poter fare tutte le consegne affidate nei tempi stabiliti.
A volte, recandomi a Potenza, lo incontravo nella grande e rumorosa cittĂ . Sempre con passo svelto percorreva Via Pretoria, per poi sparire al primo angolo.
Anche a Potenza aveva un “ufficio” in Via del Popolo, sotto al Gran Caffè, nel punto di ritrovo dei “noleggiatori”. Gli Acheruntini di Potenza sapevano che lì potevano trovare l’uomo con la valigia al quale affidare, quando necessario, le consegne urgenti per i loro cari.
Alle 4,00 del pomeriggio faceva ritorno ad Acerenza e l’androne di casa mia si animava nuovamente.
Completate le consegne, l’uomo con la valigia rimaneva da solo. Ridava ordine alle sue cose. Si ricomponeva e, finalmente, tornava a casa.
Questo è il mio ricordo dell’indimenticato Mast’Andonie u’Scarparecchie, all’anagrafe Antonio Mauro, di professione “Corriere espresso”.

Dino Salese


7 Commenti

  1. acheruntina D.O.C. ha scritto:

    Dino, il tuo racconto è fantastico ! Sono un’appassionata del passato acheruntino, soprattutto del periodo di cui hai parlato tu. Se ricordi qualche altro personaggio , raccontacelo. E’ bello tornare indietro anche solo con la mente , nel tempo in cui la piazza era gremita dai giovani di Acerenza ed i vicoli dalla gente seduta fuori dalle case , a godersi il fresco delle sere d’estate.

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  2. Donato Pepe ha scritto:

    Condivido le emozioni di acheruntina.
    Mi associo alla richiesta di altri racconti. Sarebbe interessante recuperare una foto di Mast’Andonie, serve soprattutto per inserirlo nella sezione uomini e donne di Wiki Acerenza.

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  3. Donato Pepe ha scritto:

    Detto … fatto!
    Dall’archivio di Michele Di Pietro arriva la foto di Mast’Andonie.
    Grazie Michele.

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  4. Tonino Giordano ha scritto:

    Dino ha raccontato molto bene la sua giornata scandita sempre dagli stessi ritmi. Aggiungo solo che, “u scarparecchie” era un uomo di piccola statura, ma di un’allegria molto contagiosa. Con il suo buonumore, il grande ottimismo, la battuta pronta, le barzellette sapute raccontare, ogni mattina metteva allegria a tutti quelli che si recavamo a Potenza con la “corriera”. Il pulman della SITA, ogni mattina, partiva da Venosa alle 5,30 e dopo aver sostato prima a Maschito e poi a Forenza, arrivava ad Acerenza per poi proseguire per Pietragalla e finalmente giungeva a Potenza intorno alle 8,30. Per chi volesse porre un fiore sulla sua tomba o dire una preghiera,
    Mast Antonie è sepolto in uno dei primi loculi del porticato destro del nostro cimitero e il suo epitaffio riflette molto bene il suo carattere: ” Quello che io ero tu sei. Quello che io sono tu sarai”

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  5. Dino Salese ha scritto:

    Ho voluto raccontare di Mast’Andonie per come i miei ricordi di bambino lo avevano cristallizzato.
    Ma occupandomi da circa venticinque anni di mercato del lavoro, ho voluto rileggere con la maturitĂ  dell’adulto anche questo “strano mestiere”.
    Alle parole giĂ  scritte, però, è doveroso aggiungere: la grande dignitĂ  dell’uomo, la serietĂ  con cui Mast’Andonie svolgeva il suo lavoro e la considerazione di cui godeva tra i suoi clienti e, soprattutto, presso i pubblici uffici di Potenza dove era soltito recarsi.
    Ringrazio, infine, “acheruntina D.O.C.” e Donato Pepe per le belle parole espresse.

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  6. Sergio Monetta ha scritto:

    Ringrazio Dino Salese per aver ricordato la figura di mio nonno in questo blog. I miei ricordi non sono molto nitidi, ma ho sempre avuto impressa l’immagine di una persona gioiosa e giocherellona che trasmetteva tutto il suo affetto e amore verso i propri cari. Mia madre mi raccontava sempre giochi e scherzi che il nonno era solito fare e di come avesse intrapreso la professione di “corriere espresso” venendosi a trovare nell’immediato dopoguerra senza lavoro, nessuno riparava piu’ le scarpe in quanto c’erano tanti venditori ambulanti di scarpe militari nuove e usate. Sul libro “il nonno racconta” di Antonio Cimino, c’e’ un capitolo dedicato a mio nonno dove si raccontano alcuni episodi simpatici dei suoi viaggi. Sarebbe bello dedicare a tutti i personaggi particolari di questa nostra comunita’una raccolta biografica per non perdere i ricordi nel tempo. P.S. Dispongo di alcune foto particolari da pubblicare per qualsiasi iniziativa.

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  7. Maurizio Spagna ha scritto:

    L’UOMO NELLA FOTO
    …un vero album di miei versi, istantanei e personali…

    Refrain,
    Cosa sarei senza un refrain?

    Ad una distanza da un libero piglia-piglia
    Mi riconosco
    Ma prima di voltarmi
    Con la coda dell’occhio

    Continuamente
    Distinguo
    Una zona d’ombra
    PersonalitĂ  e mentalitĂ  flan.

    Lascio cadere la mia foto
    Che odio
    Più dell’invidia dei miei nemici

    Flash
    Flashback
    Cercando le risposte
    Quelle dediche agli sconosciuti
    E un tratto di sorry e visi sorridenti
    Flash
    Flashback
    Su di me, scambi di occhiaie
    Arrivate fino a qui al cambio
    Nel grande formato
    Impaginato e nato in metropolitana
    Flash
    Flashback
    Da modello in oltremisura
    Postato e in posa
    Arrivato smerciato dai giorni, lĂ  fuori
    Come un uomo nella foto
    Artigliato e fragile.

    Ad una distanza da libero indovino
    Mi rifiuto
    Ma prima di capire chi sono
    Con la coda di un orecchino
    Mi chiudo in casa ed irrito la chiave…

    Poi scatto le mie pulizie interiori
    Dove il bianco e nero
    Starnutisce
    Al flan.

    Refrain,
    Cosa sarei senza un refrain?

    Da “Il cuore degli Angeli”
    di Maurizio Spagna
    http://www.ilrotoversi.com
    info@ilrotoversi.com
    L’ideatore creativo,
    paroliere, scrittore e poeta al leggĂŹo-

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