ACERENZA e … TIZIANO
Il quadro, di cui invio la foto, si riferisce a “ L’ANNUNCIAZIONE “. E’ un olio su tela di cm. 280 x 193,5 ed è stato dipinto nel 1557 dal grande TIZIANO (1480–1576) per la cappella del Duca di Acerenza, don Cosimo Pinelli, nella chiesa di San Domenico Maggiore.
Riferimenti: pag. 287 del volume Napoli Sacra di D. Cesare D’Engenio – Napoli 1633; pag. 119 del volume La Vera GUIDA de’ Forestieri dell’abate Pompeo Sarnelli – Napoli 1713.
(Tiziano ha dipinto altre due “Annunciazione” in anni e luoghi diversi: 1519 a Treviso e 1535 a Venezia).
Nel secolo 17° il vicerè Pietro Antonio d’Aragona tolse questo dipinto dalla cappella, fondata dal Duca d’Acerenza Cosimo Pinelli, sostituendola con una copia fatta da Luca Giordano.
Riferimento: pag. 588 del volume: Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli raccolte dal canonico Carlo Celano – Napoli 1858.
Attualmente il quadro si trova a Napoli nel museo di Capodimonte – secondo piano, sala 75.
Autoritratto di Tiziano risalente al 1562. G.V. Pinelli dei Duchi dell’Acerenza
Saluti Michele





il 17 gennaio 2010 alle 12:06
Ero bambino quando mio padre decise di costruirsi una casa. Per diversi anni lo vidi ritornare ogni sera dalla campagna a piedi perchè il suo asino era carico di grosse pietre che,nelle giornate piovose d’inversno, avrebbe con mazza e scalpello sgrossate e tagliate per utilizzarle poi a faccia vista nella costruzione della casa.
Così sta facendo Michele raccoglie informazioni preziose per la costruzione della storia di Acerenza. E siccome Michele sa che Acerenza appartiene a tutti noi egli le pietre non le raccoglie in suo recinto, sì, volevo dire che egli le informazioni non si limita a raccoglierle nel suo archivio personale, ma le mette a disposizione della comunitĂ per stimolarla a metter mano alla costruzione, o all’ampliamento della sua casa. Infatti come la casa è il luogo della famiglia, così la storia è il luogo dell’identitĂ di una comunitĂ .
Certo i duchi di Acerenza non vivevano nella nostra cittadina, ma queste informazioni sono preziosissime perchè ci consentono di ricostruire i rapporti tra Acerenza e Napoli, rapporti che nel settecento segnarono profondamente la cultura e lo stile di vita della nobiltà acheruntina.
Situazione che non mancò di influenzare positivamente l’artigianato e piĂą in generale l’organizzazione e la struttura del lavoro in Acerenza.
il 17 gennaio 2010 alle 20:21
Ho sempre pensato ad un collegamento del grande Tiziano con Acerenza e lo spunto mi è stato fornito dal grande dipinto raffigurante la Madonna del Rosario, presente nella navata destra della Cattedrale. Quel quadro presenta una figura inconsueta, rispetto al tema religioso trattato: un cagnolino bianco e marrone. Ebbene, nella maggior parte dei quadri di Tiziano, come ad esempio nella Venere di Urbino, troviamo lo stesso animale, neanche a farlo apposta degli stessi colori. E allora perchè non pensare ad un passaggio dell’artista per Acerenza? Magari quel cucciolo raffigurato nal capolavoro Acheruntino Ă© un suo segno di riconoscimento da sempre stato sotto i nostri occhi… ChissĂ … Sarebbe bello saperne di piĂą, nel doveroso rispetto dell’irrivelabile…
il 19 gennaio 2010 alle 11:03
Ecco , ci risiamo – non nel senso di ridere : dammi un cagnolino e ti darò Tiziano ; un oscuro canonico stemmato e avremo Leonardo . A quando il pugnale insanguinato , per Caravaggio ? Mia cara gli animalucci , da queste parti , sono la sigla inconfondibile di Antonio Stabile !
il 19 gennaio 2010 alle 19:53
So benissimo che quel quadro è di Antonio stabile ma so anche che il mistero è la chiave della storia dell’arte… io sto parlando di immaginazione, sogno, irrivelabile… se anche questi per te sono gorghi di parole non è un problema mio. E’ il mio linguaggio e grazie a Dio c’è gente che lo capisce… non volglio neanche spiegarti il perchè del mio pensiero riguardo Tiziano, che sicuramente, (ne sono certa) sarĂ una bella fantasia, ma sappi mio caro moby dick, che sono i sogni ad inventare la realtĂ …lo diceva Leonardo…
il 19 gennaio 2010 alle 22:12
Assolutamente si , un altro gorgo : i sogni sono una cosa , il sonnambulismo un’altra . Ma tu risponderai – che so – che deambulare nel sogno etc , etc . .
il 20 gennaio 2010 alle 09:33
Caro moby dick,
(Perchè non Antonio, Pasquale, Michele? ma questa è un’altra storia).
Perchè questo intervento a gamba tesa, questa ironia sprezzante nei confronti di una giovane ragazza che ha fatto rilevare un particolare interessante che forse andrebbe approfondito e studiato.
La storia dell’arte, così come si è espressa in Basilicata è ancora tutta da scrivere. Non credo che Merisabell volesse mettere in dubbio l’attribuzione del quadro allo Stabile, ma quel cagnolino potrebbe comunque dirci qualcosa di interessante circa i rapporti tra la nostra espressione artistica ed il rinascimento italiano.
Poichè una importanza fondamentale in questo campo è data dallo studio della committenza, fa bene Di Pietro a seguire con attenzione le tracce dei Pinelli.
Internet è lo spazio dell’esercizio della democrazia dell’informazione. Ti prego pertanto se hai informazioni a riguardo offricele, piuttosto che bacchettare chi pone una domanda, o chi con meraviglia comunica una sua scoperta. Il cagnolino dello Stabile stuzzica anche la mia curiosità . Chi avesse informazioni in merito è pregato di socializzarle.
il 20 gennaio 2010 alle 13:42
Grazie Donato…
il 20 gennaio 2010 alle 14:02
E se mi chiamassi Gioacchino , andrebbe meglio ? Scherzo , caro Donato , e ti saluto caramente perchè so l’affetto e la stima che mi porti , limpidamente ricambiati . Ma dici bene , parliamo seriamente .
E allora : a proposito del presunto autoritratto di Leonardo , piĂą di qualcuno ha tirato in ballo una certa famiglia Segni di Acerenza , aggangiandola , con risibile disinvoltura , al racconto del Vasari relativamente ad una stretta amicizia intercorsa tra il Genio ed un Antonio – credo – appartenente ad una famiglia omonima .
Bene . Si dĂ il caso , però , che nel patriziato di Firenze figurino due illustri casati : Segni e Segni-Guidi, i quali , come cercherò di dimostrare , non possono avere nessuna relazione con l’oscuro canonico stemmato di Acerenza .
I due rami in cui si divisero i Segni di Firenze si estinsero , il primo con la morte di Bernardo ( 1603 ) il secondo , invece , con quella di Carlo Giuseppe che , reduce dalla Polonia , si spense celibe nel 1732 .
Seguimi bene , ora , perchè passo a blasonare la loro Arma : D’azzurro , alla fascia d’oro , accompagnata da tre rose dello stesso , 2 in capo e 1 in punta .
L’altra famiglia , quella dei Segni-Guidi , che presumo fiorente e che diede i natali a letterati e poeti , porta l’Arma : d’azzurro , ad una palma di verde fra due stelle d’argento .
Lo stemma del nostro canonico , che il Barbatelli definisce , maldestramente , diviso in banda è , in realtĂ , un troncato : al 1° d’argento , all’aquila coronata , dello stesso ; il 2° scaccato di rosso e d’argento , di tre file . Somiglianza ? Nessuna !
Ti dico di piĂą . E’ dimostrato come sia altamente improbabile che due , o piĂą famiglie omonime , ma timbrate araldicamente in maniera molto diversa tra loro , possano essere anche consanguinee .
Il Bertarelli , però , commentando la scacchiera del canonico , s’inventa la Vesica Piscis , tratto forse in inganno dal pavimento losangato della Basilica di Collemaggio , ma soprattutto nel tentativo di far quadrare le sue teorie . Ma losanghe e scacchi non sono la stessa cosa e se proprio vogliamo attribuire precisi significati alle figurazioni araldiche , nel caso della scacchiera possiamo solo dire che ,secondo una certa letteratura , essa rappresenta le virtĂą militari , l’intelligenza del cavaliere di “torneare” , muovendosi con esperienza sul campo di battaglia.
il 20 gennaio 2010 alle 20:19
DonĂ : in ignorantia humiles , strenui in intellecto ! Tanto per capirsi .
il 21 gennaio 2010 alle 10:29
Ho scritto , ora che leggo , “aggangiare ” , ma si scrive ” agganciare ” . Sintesi perversa tra dislessia da tastiera e fonema dialettale . Succede quando fai avanti e indietro . Chiedo venia .
il 22 gennaio 2010 alle 16:09
Non è vero che il Duca di Acerenza non dimorasse ad Acerenza. il poeta e scrittore Basile, originario di Giugliano, dimorò nella ns. cittadina, proprio seguendo il Duca. Altra curiositĂ ,un antenato assai prossimo del Duca ( il bis-nonno), fu un grande amico di Cristoforo Colombo , tant’è che finanziò il primo viaggio nelle Americhe. I Pinelli erano infatti liguri , e traccia del collegamento è ad esempio la famiglia Grillo , originaria di Genova oggi segnalata Acerenza. Di storie di nobili s’intendono i nobili.
il 22 gennaio 2010 alle 16:30
Da una recente ricerca che ho fatto, pare che pure Babbo Natale sia originario di Acerenza, e non della Lapponia, come molti erroneamente affermano.
il 22 gennaio 2010 alle 17:00
Questa di Babbo Natale è proprio carinissima. Comunque, anche i plebei possono avere passioni e competenze, illustre dott. Glinni. L’Arma dei Grillo?
Di rosso alla banda d’oro carica di un grillo di nero. Trattasi di arma parlante e variamente brisata. Ma è anche un cognome troppo diffuso. Non azzardo un’interpretazione, per adesso.
il 22 gennaio 2010 alle 17:48
Questa è la mappatura italiana dei Grillo compare 4619 volte:
Sicilia 964
Calabria 646
Campania 515
Lombardia 489
Piemonte 413
Lazio 411
Liguria 319
Puglia 168
Veneto 153
Friuli-Venezia Giulia 144
Toscana 108
Emilia-Romagna 99
Basilicata 54
Umbria 47
Marche 29
Trentino-Alto Adige 20
Abruzzo 20
Sardegna 13
Molise 5
Valle d’Aosta 2
dei nobili s’intendono i nobili e della veritĂ chi s’intende?
il 22 gennaio 2010 alle 18:43
Ma vuoi vedere che ad Acerenza hanno anche la piramide d’Egitto?per tutte le piramidi d’Egitto…!
il 22 gennaio 2010 alle 19:52
Sottolineo tre differenze sostanziali tra il metodo “Di Pietro” e il metodo “Glinni”.
1. Il sig. Di Pietro fa le sue ricerche meticolose e ce le riporta citando precisamente le fonti (addirittura indica anche la pagina!) mentre il sig. Glinni parla con disinvoltura di Leonardo Da Vinci e di Cristoforo Colombo adducendo al piĂą accostamenti di cognomi.
2. Il sig. Di Pietro ci dona i risultati delle sue ricerche con grande umiltĂ d’animo. Il sig. Glinni dice che siamo tutti schiavi e che non possiamo trattare cose da nobili.
3. Di Pietro incassa solo complimenti perchè è persona credibile, che si limita a riportare i fatti senza fare ipotesi stralunate. Al contrario gli interventi di Glinni sono puntalmente derisi e contestati.
Quale metodo deve allora adottare Acerenza? Quale strada conviene seguire? Quella della veritĂ e delle fonti riscontrabili o quella della fantasia? Vogliamo essere credibili o continuare a parlare di Babbo Natale?
il 22 gennaio 2010 alle 23:08
Quale strada?
Di Pietro Road, of course!!!
Troppo accurato e preciso per essere ignorato, ha aggiunto ancora una perla alla sua instancabile ricerca.
Per il coltissimo ragioniere acheruntino ormai il mio consueto “ad maiora” appare riduttivo, perciò…
AD MAXIMA!
Un saluto a tutta la comunitĂ .
il 23 gennaio 2010 alle 00:54
santo subito…a parte gli scherzi,plaudo da studioso e ricercatore,chi come il Sig. Di Pietro si sta tanto prodigando per Acerenza,per la sua sua storia ecc…personalmente non lo conosco ma su questo blog piĂą volte viene citato o interviene.Ma avrei una domanda:perchè ad Acerenza non unite le forze tra studiosi?per es:insieme il sig. glinni!Da quello che che ho appreso Acerenza è in forte decadimento. 2.700 abitanti persona piĂą o persona meno!Allora perchè andare come i muli?Non Capisco!Guardatevi intorno,le pietre di una cattedrale senza un popolo non porteranno a niente.MA immaginate se togliessero la diocesi da Acerenza cosa succederebbe?>Dico questo perchè è da anni che si parla del caso Diocesi Acerenza e potrebbe accadere.Litigate pure,affronntatevi in questa nuova arena del blog,ma alla fine chi vincerĂ ?nessuno dei due!Per decretare un vincitore ci vuole il pubblico,ma qui ad Acerenza il pubblico scomparirĂ !Una curiositĂ :una volta nei paesi c’era la tabella “benvenuti”,ad Acerenza devi stare attento da dove arrivi,altrimenti non sei benvenuto,sig.Di Pietro,faccia notare al sindaco queste cose,faccia notare anche che per mantenere strutture come la don Gnocchi,ci vogliono i servizi,bus,ecc…Ho visto gente andare a piedi al centro di Riabilatazione d.Gnocchi(struttura eccezionale davvero e personale qualificato e umano)da paesi limitrofi,non sono i parenti di nessuno e una comunitĂ civile dovrebbe anche preoccuparsi di tanta povera gente che vuole raggiungere i propri cari,per stare loro vicino,per sostenerli,per dargli affetto. Scusatemi per lo sfogo,il mio è un grido al >Sindaco Quinto,alla Provincia,alla ComunitĂ Montana,alla Sita.
il 23 gennaio 2010 alle 15:49
Di storie di nobili s’intendono i nobili.
Sentenzia r.glinni.
(sacrosanta affermazione), ne ha piena facoltĂ di pensiero e di esternazione !
Ma consenta a noi plebei di rivolgergli umile dono-consiglio di classiche letture:
”Elogio della pazzia” di Erasmo, cap. XLII
http://www.classicitaliani.it/parini/critica/Bonghi_nota_dialogo.htm
http://bepi1949.altervista.org/parini/nobilta.htm
Un saluto affettuoso alla “balena bianca”.
il 23 gennaio 2010 alle 18:00
Un caro saluto anche a te, figlio di Spartacus. Per la parte letteraria, invece, proporrei: l’agrimensore K. E ora forza, scoprire il personaggio, risalire al romanzo, leggere la storia e farsene concetto.
il 24 gennaio 2010 alle 08:41
Vorrei avvisare mobbing dick che in alternativa al sito internet ( digiatare “blasone famiglia segni”) che ha interpellato per ottenere le notizie araldiche puo’ rivogersi anche ad un araldista che stazione all’ingresso di Edenlandia a Fuorigrotta ( Na) . Con appena 10 euro puo’ ineserire anche topolino o paperino stemma dei Segni.
il 24 gennaio 2010 alle 09:02
Meglio pazzi con le proprie idee che schiavi con quelle altrui.
il 24 gennaio 2010 alle 11:32
Dottore, mi creda, non mi vanto di niente. Faccio solo ricerche innocenti, per puro passatempo. Se le sono sembrato scortese
non avrei difficoltà a chiedere scusa. e non solo a lei. Suvvia, poi, è solo un blog.
il 25 gennaio 2010 alle 15:37
Accetto le scuse e mi scuso anch’io, Le specifico che ogni cosa è utile, anche la discussione .Sul dipinto le indagini sono in fase di pubblicazione,ed entro qualche giorno capirete dai media perchè Sgarbi si è mosso. Ricordate la nota favola della volpe e dell’uva ? Quando non si è nel gruppo di scienziati che hanno analiizato il quadro, “l’uva non è matura”
il 25 gennaio 2010 alle 18:03
Conosco la favoletta e concordo con lei ad ampio raggio.Ora non ho tempo, ma la prossima volta le spiegherò la ragione del mio intervento a proposito della famiglia Segni. Vedrà e concorderà con me, spero,che il miglior servizio, utile alla causa,sia quello di purificarla da inesattezze, certamente comprensibili,ma, essendo facilmente smontabili,anche complessivamente perniciose.Insomma,se il piatto sembra buono perchè ficcarci il capello?
il 26 gennaio 2010 alle 15:54
Concordo con volens nolens, mi permetto di aggiungere che oltre ai cartelli di benvenuto mancanti abbiamo delle strade di ingresso che sembrano l’ingresso di un foresta per quanto sono in disordine, abbiamo una chiesa che con tutto rispetto merita un posto di primo piano, invece abbiamo ottenuto uno sgorbio di piazza che deturpa la bellezza della chiesa, una fontana che funziona solo se non c’è vento (ma chi l’ha ideata sa che ad Acerenza i giorni senza vento si contano sulle dita di una mano?) un ritrovamento di fianco la cattedrale che affonda nei rifiuti umani e animali …. e l’elenco è talmente lungo che non basta un blog. Rincorriamo un quadro che non si sa di chi sia e lasciamo ciò che è presente in totale stato di abbandono. Caro sindaco se vuole dare un’impronta seria pensi a ciò che abbiamo e rendiamolo gradevole alla vista e degno di un passaparola tra i turisti!!!
il 26 gennaio 2010 alle 22:43
buonasera a voi tutti : perché dire Sgarbi si è mosso era forse allievo del Maestro,?Credo che per far conoscere Acerenza ci vuole un altro spirito: senza emblemi ne remote DONDINASTIE.
.un caro saluto da uno di voi lontano da voi