Jazz club Acerenza. Associazione “Miles Davis”, 20 anni fa l’inizio.
Parlare di musica è come ballare di architettura.
( F.Zappa)
Il 20 agosto 1989, in forma embrionale, ebbe inizio l’attività dell’Associazione JazzClub ”Miles Davis”. Allora si ascoltava e si suonava la psichedelia del movimento underground inglese e, su questo indirizzo, portammo in Piazza Gianturco un concerto che fu anche uno spettacolo multimediale fortemente improntato su brani rock che segnarono quegli anni e fatto sognare intere generazioni di giovani. Rilevante fu per l’occasione la nostra continua ricerca di messaggi contro la violenza, era come un secondo obiettivo dopo quello di fare musica.
Ecco allora che possiamo parlare di musica come mezzo per proporre il riconoscimento del diritto dei popoli a vivere in pace.
E guardando oggi indietro devo dire che lo facemmo anche bene. Naquero cosi I NAT’ART semplice abbrevazione dialettale di un’altra arte. Altre esibizioni non ebbero la stessa fortuna; fu necessario riciclarci in altri generi. Un episodio mi è veramente rimasto nel cuore. Chiesi, in occasione di un concerto allargato, a Mario Pagano, un caro amico pianista scomparso qualche anno fa, di suonare nell’introduzione che era prevista, degli accordi dissonanti.
Fu magica l’atmosfera di quei momenti iniziali. Emozionarono anche lui che ne fu il protagononista con il suo piano Fender.
Questo fu solo un episodio ma c’era ormai un’aria diversa, nuova. Rincorrevamo un modello attraverso il rock inglese, che risaliva indietro nel tempo a In a silent way (1969) fino al manifesto della musica modale e quindi moderna che è Kind Of Blue(1959) di Miles Davis.
A seguire ci ritrovammo, non prima di aver fondato l’Associazione Jazzclub “Miles Davis”, nel bel mezzo di Acheruntia Jazzfest ed era il 1993. Il primo concerto fu di Stefano “De Bonis Trio” l’ultimo di Kay Foster Jakson ed era il 2001.
Questo periodo ha prodotto alcuni fatti importanti che hanno contribuito all’affermarsi delle nostre rassegne musicali:
a) il proliferare dei gruppi e il movimentarsi della scena musicale acheruntina, ed in questo la rassegna è stata uno stimolo per cui ancora oggi viviamo di rendita;
b) molti ancora non sanno che gli Artisti che hanno calcato i nostri palchi fatti di bancali e plastica con rigoroso sfondo nero, suonano jazz in tutto il mondo, chi conosce il livello dei Bollani, dei Gatto dei Rea o della Ghiglioni il mio messaggio è più chiaro;
c) l’unità di intenti tra le varie strutture della nostra comunità: mondo associativo, organizzazioni di settore, e istituzioni pubbliche.
Non avremmo mai potuto raggiungere i livelli qualitativi delle nostre iniziative senza la collaborazione delle istituzioni. La nostra comunità non avrebbe mai avuto goduto di questi eventi senza la tenacia della nostra associazione. A sua volta la nostra Associazione non avrebbe mai raggiunto certi standards qualitativi senza l’ingresso dell’Associazione Basilicata Spettacolo, i cui dirigenti avevano sposato, condiviso e sostenuto fortemente la formula, la qualità, ed il contesto della rassegna.
L’amore per la musica fa presa soprattutto sui giovani che grazie alla musica diventano protagonisti nelle forme e nei generi che preferiscono. Prendendo un termine in uso nel mondo del jazz, la jam-session è una chiara occasione per mettere in bella evidenza le proprie qualità, per confrontarsi in genere con altri musicisti e poi ancora (se consideriamo il carattere sociale in cui tale forma di espressione si è affermata), per condividere del tempo in modo estemporaneo. Una strada che mi sento di indicare è suonare in modo originale il frutto del proprio desiderio e gusto musicale allargando questo invito al Concerto Bandistico e alla Corale Polifonica che, essendo dei gruppi vivi nelle loro attività, possono costituire il volano per progetti prossimi futuri.
Alcuni anni fa parlavamo di laboratorio intergenerazionale e quando l’abbiamo attivato l’interazione tra i gruppi ha funzionato, i vari attori hanno prodotto dei risultati incoraggianti per il futuro e raggiunto dopo anni di esperienza quella competenza di base che permette di ripartire in qualsiasi momento progettando il futuro prossimo in un contesto di condivisione degli obiettivi.
Con questo intervento colgo l’occasione per salutare e ringraziare tutti coloro che, negli anni in cui siamo stati operativi, ci hanno sostenuto con il loro entusiasmo e con la loro passione.
Giuseppe Caramuta





il 2 gennaio 2010 alle 18:52
Grazie Peppino, con la vostra associazione ci avete regalato negli anni estati di jazz straordinarie, tra le ultime ricordo i concerti di Teo Ciavarella, Dixinitaly…
Quanto mi è spiaciuto che l’Acheruntia Jazz Fest sia scomparso…certo gli spettatori non erano molti (solito problema ad Acerenza), ma l’atmosfera era veramente speciale, magico sentire il jazz risuonare tra le mura delle case del centro storico.
Spero qualcuno voglia raccogliere il vostro testimone, in ogni caso vi sono riconoscente dell’attività svolta ed è anche merito vostro se ancora oggi ascolto il jazz con gran piacere. Chapeau!
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il 3 gennaio 2010 alle 19:26
Caro Peppino credo che tu debba tornare ad organizzare nuovi eventi con la professionalità che ti appartiene.
Anche tu, come me, fai parte di quella “Acerenza diffusa” che non deve mai dimenticare quanto quella “roccia” ci ha dato, senza mai chiederci nulla.
A presto.
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il 5 gennaio 2010 alle 00:22
Caro Donato voglio comunicare con te non come presidente del jazz club Miles Davis ma come la persona che conosci.
(io ,Peppino,TIziano e i nostri sostenitori)
LA MUSICA TUTTO PUò DIRE SENZA NULLA NOMINARE.
Tomas Mann
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il 5 gennaio 2010 alle 00:42
Ssolo Ellinghton ha avuto tanta vasta influenza sugli altri
musicisti;solo Armstrong ,Parker e Coleman hanno alterato più profondamente il corso del Jazz.
(Ragazzi) Amelio, Peppino,Tiziano.
TORNIAMO Al JAzz Festival della Roccia.
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il 6 gennaio 2010 alle 19:25
Queste due citazioni, di Thomas Mann la prima, e di Arrigo Polillo la seconda che si riferisce a Miles Davis, consecutivamente, le poteva citare solo chi è effettivamente in possesso della tessera dell’ associazione “Miles Davis” oltre ad essere socio fondatore che ha creduto in un evento insolito e difficile.
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il 7 gennaio 2010 alle 09:23
Dino, Amelio, Peppino,
Noi ci conosciamo reciprocamente per i tratti somatici, per l’involucro esterno, ci sfuggono spesso i tratti dell’animo di ciascuno di noi.
Anche l’anima è un sistema e i suoi tratti riconoscibili sono la capacità di andare incontro al futuro con speranza e impegno, la sua voce è leggerezza,è poesia e musica.
Le citazioni altro non sono che pezzi di anima di grandi uomini che come semi fecondi sono germogliati in voi, perchè la vostra sensibilità rende feconda la vostra anima.
Dietro le suggestioni della grande storia di Acerenza ci sono la sensibilità, la fecondità intellettuale e creativa dei vostri Avi.
Acerenza non è morta, e non morirà fin a quando sarà viva e feconda l’anima dei suoi figli, fino a quanto essi sapranno esprimere creatività, poesia e musica.
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il 7 gennaio 2010 alle 11:02
Che memorabili ricordi, forse eravamo più giovani e pieni di entusiasmo?
Forse è lo spirito che aleggia su questa roccia?
Forse e in ogni caso e il corso e ricorso storico che accomuna generazioni, le persone si incontrano per fare il gran salto nella vita, ovunque essa sia.
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il 13 gennaio 2010 alle 01:33
I tributi che la nostra associazione ha dedicato ai grandi personaggi della storia del jazz non sono stati casuali.Ricordare il centesimo aniversario della nascita di Armstrong o di Ellington, il 15°dalla scomparsa di Davis o i 50 di Parker, sono un occasione non solo per fare musica,ma anche per ripercorrere i periodi e i contesti storici,sociali e culturali entro i quali si sono mossi. Spesso sono state proprio queste figure, importanti prima dal punto di vista artistico aconvergere con il loro popolo e parallelamente a personaggi della cultura nera sui grandi temi legati all’integrazione sociale nel mondo dei bianchi.Quella dei contenuti e dei valori propri che la musica afroamericana ha espresso è sempre stata da noi considerata una premessa, una base sulla quale poi organizzare una rassegna tematica. allontanando il rischio di fare del jazz tanto per fare qualcosa ecco che risalta nella nostra rassegna la tendenza della condivisione del prodotto culturale musica, entro degli spazi volutamente raccolti, e si sperava accoglienti.
Elementi questi che contribuivano a ricreare se è lecito dire, quegli ambienti in cui il jazz ha da prima mosso i suoi passi e dove poi si è affermato fino a diventare uno stile di vita obbligato per le vicissitudini che ben sappiamo.
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il 18 gennaio 2010 alle 15:12
Anche a 1000 km di distanza leggere questo articolo ha suscitato in me ricordi profondi e grandi emozioni. Grazie Peppino.
ps: quanta fatica con quelle pedane!
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il 23 gennaio 2010 alle 16:22
Grandissimo Peppino. Sento anche io di doverti ringraziare per quella sana voglia di musica che grazie al jazz fest sei riuscito ad ispirare ad Acerenza. E’ stato quel clima di amicizia e partecipazione che ha concesso il proliferare del piacere della musica (di SUONARLA, PRATICARLA, ASCOLTARLA) ad Acerenza. Se oggi suono ancora con passione è anche grazie a queste iniziative che hanno alimentato e mantenuto vivo il mio spirito. Un grande ringraziamento ovviamente va anche al comune di Acerenza, che in tutti questi anni si è dimostrato sempre sensibile al tema della musica come aggregazione e partecipazione sociale, dimostrando sostegno ai gruppi musicali (e quindi dei giovani, ma non solo…), dandogli l’opportunità di crescere e migliorarsi. Grazie mille.
Ps: Condivido con Canio quell’appunto sulle pedane, ma da 400 km di distanza.
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il 1 maggio 2010 alle 23:06
Caro Peppì, basta essere modesto:
potevi tranquillamente goderti i tuoi dischi in vinile nell’ambito privato, approfondendo le biografie dei miti e seguendo le manifestazioni live organizzate da altri, magari limitandoti a criticarle sott’ u ‘rloggio… anche quello è un modo di essere appassionati, ma il TUO Acheruntia Jazz Fest è un’esperienza generosa della tua fattiva passione per la terra natìa espressa attraverso la capacità operativa di rendere fruibile a tutti, con sacrificio personale di energie, tempo e, perchè no, soldi, la condivisione di un patrimonio dello spirito.
Mentre gli indifferenti stanno ancora sott’ u ‘rloggio o peggio davanti a Sky a chiacchierare del fatto che non cambia mai niente!!!
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il 20 maggio 2010 alle 11:47
Ciao carissimo Peppino Forse è troppo facile dirti di ricominciare, di fare finta che nulla sia successo, di ridare vita a quella bellissima manifestazione.
Ma viene spontanea e dal cuore l’emozione del pensiero che si possa tornare ad ascoltare quelle note che echeggiano tra i vicoli, quei momenti carichi di musica, quel pubblico rapito che ascolta in silenzio mentre qualcuno, dal palco, fa vibrare le sue emozioni.
Sento ancora l’eco del piano di Rea nel chiostro del Convento, una delle ultime emozioni vissute in quelle bellissime “notti di mezza estate” e sinceramente mi auguro sempre che prima o poi si possano ripetere.
Certo, è facile parlare da “turista”, ma perché non provarci? Magari nel 2011, per festeggiare i 10 anni dall’ultimo concerto: pensaci, noi non mancheremo di sicuro!
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